MINO DI MARTINO “Alla periferia dell’impero”, 1984, Polydor

Credo sia ormai esperienza diffusa quella di aver visto dischi di assoluto livello passare senza lasciare traccia sia nelle classifiche, sia nelle riflessioni della critica. Spesso la colpa è anche delle case discografiche che a volte, masochisticamente, producono dischi che poi stampano in poche copie malissimo distribuite e per nulla promosse.

Questo è stato anche il caso del primo disco solista dell’ex-Giganti Mino Di Martino, realizzato nell’emblematico 1984.

Dopo l’esperienza complessa e coraggiosa dell’Albergo Intergalattico Spaziale decide di provare la strada della canzone infilando 8 brani che, anche a riascoltarli oggi, dimostrano nei testi una impressionante lucidità e una capacità di interpretare il presente che lascia stupiti.
Le musiche, arrangiate secondo i migliori stilemi anni ’80 con una attenta miscelazione di elementi elettronici e strumenti acustici, spiccano per l’equilibrio tra complessità e comunicatività e sono suonate da eccellenti musicisti tra i quali spiccano alcuni elementi della Battiato factory (Filippo Destrieri, Alberto Radius, Alfredo Golino, Lino “Capra” Vaccina…).

Pur non essendo un vero e proprio concept album il disco sembra caratterizzarsi per uno sguardo attento, cinico e malinconico sul presente (italiano, in particolare, ma anche di tutto l’Occidente) con canzoni dai testi affilati come rasoi quali “Basta con la musica giovane“, insuperata invettiva/capolavoro priva di rabbia su di una industria culturale che desertifica le coscienze e le speranze, o “Io sono l’Europa“, dalla struttura musicale ambiziosa con diversi temi che si susseguono ed un delizioso richiamo alla classicità, che racconta chirurgicamente (siamo in pieno reaganismo) il tramonto di quello che fu uno dei fari del pensiero mondiale (ed oggi non è che l’andamento si sia invertito).

Poi troviamo visioni apocalittiche del presente che non si possono non condividere (“Alla periferia dell’impero“, l’incredibile “Garçonniere” che appoggia un testo durissimo, e per molti versi più attuale oggi che allora, su una musichetta pimpante creando un interessante contrasto), reducismi nei quali personale e politico, nostalgia e speranza, si scontrano (“1984” o l’agghiacciante “Domani” che va dritta all’essenziale senza se e senza ma) e alcuni brani nei quali Di Martino riesce mirabilmente a mischiare contemporaneamente più livelli di racconto incrociando fantasia e realtà in maniera originalissima (l’elettronico quasi-EurithmicsCommissario fammi volare“, il surreale “Giallo tropicale” venato da morbidezze Steely Dan)

In un mondo perfetto questo disco avrebbe già a suo tempo meritato ben altri onori, ma visto che, sia musicalmente sia nei testi, è invecchiato benissimo ritengo che una sua riscoperta sia un obbligo, soprattutto in questi tempi di centocinquantenari acriticamente festosi.

Ve ne parlo ora perché, fortunatamente, questo disco dimenticatissimo, e che in pochi eravamo riusciti a comprare, è stato reso facilmente disponibile in una ottima versione digitale all’interno del terzo cofanetto della serie “The Universal music collection – I cantautori italiani -gli anni ’70” (e non chiedetemi perché un disco della metà degli anni ’80 sia assimilato al decennio precedente…).
Pur se in compagnia di altri 5 dischi non proprio indimenticabili (Mario D’Azzo ? Giovanni Poggiali ?) questo lavoro giustifica da solo (e ampiamente) l’acquisto del cofanetto.

Profetico.

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2 thoughts on “MINO DI MARTINO “Alla periferia dell’impero”, 1984, Polydor

  1. paveloescobar ha detto:

    Arrivo dal blog del John……
    non sapevo assolutamente che almeno uno dei componenti dei Giganti avesse per lo meno continuato la carriera musicale…..
    praticamente dopo l'album progressive del 71 sapevo che di loro si erano perse le tracce……
    complimenti per il blog che sto guardando!
    Buona serata da un appassionato di prog e di cinema!

  2. abulqasim ha detto:

    Beh, Mino Di Martino dopo questo disco ha anche fatto un CD di elettronica sperimentale con Saro Cosentino intitolato "TV Dinner" e attualmente collabora con il progetto acustico Il compleanno di Mary. Ha poi scritto diverse bellissime canzone per Alice, inoltre lo trovi in questo lavoro dell'Albergo Intergalattico Spaziale
    http://abulqasim.splinder.com/post/21670120/albergo-intergalattico-spaziale-angeli-di-solitudine-2009-giallo-records

    grazie per essere passato

    S.

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