ANNINO LA POSTA ” Soprattutto il silenzio “, 2010, Giunti

Con un discreto ritardo vorrei parlarvi del bel libro di Annino La PostaSoprattutto il silenzio” che ho letto la scorsa estate e del quale vorrei condividere con voi alcune delle cose che mi sono passate per la testa nel leggerlo.

La prima cosa che mi è saltata all’occhio è l’enorme lavoro sulle fonti fatto dall’autore.
Con l’obiettivo di ricostruire la carriera (soprattutto) artistica di Battiato, La Posta si è andato a recuperare e rileggere decine di interviste, articoli, libri e quant’altro scritto da/su Battiato negli ultimi 40 anni (tutte debitamente citate nel libro). Ed è interessante ripercorrere gli eventi della vita di Battiato attraverso affermazioni del nostro fatte in epoche differenti, ed è stato bravo La Posta a legare il tutto dandogli una forma cronologica assolutamente credibile e convincente.

A questi materiali editi ha poi aggiunto altri materiali inediti frutto delle sue interviste ad alcune delle persone che hanno gravitato intorno a Battiato e (forse) anche a Battiato stesso, purtroppo questi materiali nuovi non sono, a mio parere, evidenziati quanto meritavano e spesso scorrono via semi-nascosti tra le citazioni e le interviste d’epoca.

Il risultato finale è un approfondimento verticale nella storia/vita di Battiato quale non credo sia mai stato fatto.

In particolare direi che davvero mai nessuno ha raccontato le sue vicende pre-Fetus con tanta attenzione (fino a citare la famigerata “Vent’anni fa nel Bengala“) stando però ben attento a distinguere dati certi dalle tante dicerie su quanto fatto in quegli anni (dicerie che sono semplicemente escluse dal libro). Ha cercato di fare un lavoro da storico, documentato per quanto possibile e giustamente limitato proprio dai materiali disponibili.
E non è certo colpa sua se nel frattempo sono emersi materiali ulteriori che aggiungono qualcosina a quanto scritto da lui (vedi ad esempio la partecipazione di Battiato al disco dei GigantiTerra in bocca“).

Anche il periodo Bla…Bla… è raccontato con dovizia di aneddoti e riferimenti spesso poco (o affatto) noti, con l’ambizione di raccontare anche, seppur per sommi capi, cosa c’era dietro certi episodi oggettivamente minori (da l’evidenziatore di Renato Mambor ad alcune note su Valerio Puntointerrogativo e il colonnello Eraclio Olivieri entrambi tra i credits di “Fetus“). Magari sono solo piccoli sfizi ma ben rendono l’idea di un lavoro serio e puntuale (e aggiungo pure che non si può non intuire come debba essere stato l’editore a costringerlo ad asciugare il testo, che, nelle intenzioni iniziali dell’autore, doveva essere ben più ampio, così come devono essere state le pressioni della committenza a costringerlo a decidere di “accelerare” rendendo l’ultima parte del libro, il periodo Sgalambro, troppo pieno di notizie e informazioni senza che tra l’una e l’altra ci sia il tempo di fare quei ragionamento critici e quelle osservazioni che hanno reso il resto del libro più leggibile e assimilabile).

Per ogni disco raccontato La Posta scrive delle note su ogni singolo brano che lo compone cercando di illustrarlo con un particolare sforzo nel renderci noti e meglio comprensibili eventuali riferimento musicali o testuali. Qui emerge uno dei punti deboli del nostro che quando si muove nell’ambito della canzone d’autore risulta abbastanza convincente e capace di descrivere e ben cogliere l’essenza di un certo brano, ma quando si trova a descrivere musiche più di ricerca spesso sbanda e mostra qualche inadeguatezza (e questo vale anche quando il discorso lo porta ad affrontare, seppure en passant, autori quali John Cage, Terry Riley, Philippe [sic] Glass, Karlheinz Stockhausen o Paolo Castaldi). Nonostante si colga lo sforzo di ricerca e approfondimento fatto su queste musiche (e sul progressive, i corrieri cosmici…) si nota subito come l’autore sia molto meno a suo agio in queste terre borderline. In particolare quando si occupa del famigeratissimo periodo Ricordi è lodevole l’aver dedicato alcune righe a descrivere la funzione dei pedali nel pianoforte (aiutandoci quindi a meglio capire le specificità di un pezzo come “Za“), ma non gli perdono di aver definito ermetica la descrizione che Battiato fa di questo pezzo che, al contrario, è perfettamente aderente ai contenuti di “Za” (ci sono molto affezionato a quello scritto che è stato per me un pezzo importante della mia crescita di ascoltatore).

Salta anche subito all’occhio come La Posta abbia letto abbondantemente il newsgroup it.fan.musica.battiato, non solo perchè l’inizio del capitolo dedicato al periodo 1979-1982 è debitore di un mio scritto (che lui sposa nei contenuti ma riscrive ex-novo con l’aggiunta di alcune frasi di Camisasca e Pianigiani e un paio di aggiunte che non condivido), ma perchè qui e la si ritrovano piccole notizie, riferimenti, citazioni che hanno visto la luce solo su quelle pagine (d’altra parte non è per niente che il NG venga ringraziato nelle note in fondo al libro sia nella sua collettività sia in alcune singole persone citate per nome e cognome tutte provenienti da quei lidi).

Tornando al libro è piacevolissimo ripercorrere la carriera di Battiato in un racconto costellato continuamente di notizie preziose quanto poco note, aneddoti, pertinenti affermazioni del nostro che avevo dimenticato (una su/contro Satie, Nono e Eno che mi ha francamente spiazzato), seguire la genesi delle sue più importanti collaborazioni/produzioni (Alice, Giuni Russo, Milva…), ripercorrere o cogliere ex-novo alcune delle sue molteplici citazioni all’interno dei suoi testi, comprendere meglio dalla viva voce dei protagonisti i vari modus operandi succedutisi nella realizzazione dei dischi e delle musiche.
Manca, grazie a Dio, qualunque tentativo di sistematizzare il pensiero-Battiato perdendosi dietro quelle (gratuite ?) riflessioni para-filosofiche che tanto spesso, fondamentalmente, snaturano il suo ruolo e la sua stessa volontà.

Battiato, a mio parere, ma forse anche per La Posta, è innanzitutto un musicista che anche quando “dice delle cose” (cit.) non ha mai la pretesa di insegnare qualcosa o di essere portatore di un sapere strutturato. Piuttosto diffonde stimoli, idee, pensieri, magari anche in forma poco ortodossa o poco coerente, ma è con questo tipo di realtà che l’analisi di un artista si deve approcciare, non con qualcosa di compiuto e definito (e molto più ambizioso).

La Posta tenta anche di ricostruire i vati tour che Battiato (a partire da “Fetus“) realizza, ne descrive i contenuti, i musicisti, le atmosfere, gli obiettivi, i risultati, anche qui realizzando un affresco che ci aiuta a meglio comprendere le evoluzioni del nostro, il loro senso, le ragioni per le quali periodicamente ha cambiato stile o compagni d’avventura.

Ci sarebbe tanto da citare: dal progetto “Cigarettes” (sul quale si porta un po’ di luce, a quando la pubblicazione dei nastri ?), ai tanti brani fantasma di Battiato mai pubblicati (“Kanzonetta“, chi ne ha una registrazione ?), a “Il cavaliere dell’intelletto” che viene qui descritto con una attenzione e puntualità altrove non reperibile, ma è un po’ tutto il libro che in ogni pagina ci riporta alla mente cose dimenticate o, altrettanto spesso, ci da informazioni per noi nuove e interessanti.

E quindi come faccio a non consigliarvene la lettura ?

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