ASSALTI FRONTALI “Lampedusa lo sa”, 2011, Daje forte daje rec.

“Benvenuti gli immigrati
benvenuti i rifugiati
benvenuti”

Nell’incipit di questa bella canzone degli Assalti frontali (tratta dal loro ultimo lavoro, davvero molto riuscito, intitolato “Profondo rosso“) c’è l’esempio paradigmatico di tutto quello che ha perso la sinistra negli ultimi 30 anni e di quanto abbia modificato le sue rotte dagli ambiti che le sarebbero propri.

Vado dicendo da tempo che le elezioni non le vince chi le vince, ma le vince chi riesce a determinare e controllare quella che possiamo chiamare la cultura dominante, cultura alla quale è necessario che i partiti si adeguino per sperare di avere dalla propria parte la maggioranza (fosse anche solo relativa) di coloro che vanno a votare.
Al martellamento mediatico che (in vari campi, ma qui analizzeremo solamente quello relativo all’immigrazione) ha portato a far si che un fenomeno così complesso e sfaccettato come quello delle tante persone che vengono a cercare fortuna in Europa venisse ridotto a problema di ordine pubblico, sicurezza e criminalità, la (sedicente) sinistra di governo ha risposto non negando alle radici il problema, ma accettandolo come tale e promettendo migliore capacità di gestione rispetto alla destra.

Scelta suicida.

Perché anche gli elettori più ingenui sanno che la destra è bravissima a fare le cose di destra (per quanto siano diventati piuttosto bravi anche i nostri democratici a “fare” e “pensare” come i loro colleghi destrorsi).

Quello che non è stato fatto in tutti questi anni è stato invece affermare, in direzione ostinata e contraria, come ci suggeriva De Andrè, ragioni diverse ed alternative a quelle dominanti.

Tra i pochi ad aver provato a tenere alto il pensiero (un pensiero) di sinistra in Italia troviamo spesso artisti di varia estrazione, tra i più lucidi c’è spesso Militant A (leader, fondatore e autore dei testi degli Assalti frontali) che nel raccontare uno tra i tanti drammi accaduti in prossimità dell’isola di Lampedusa ci ricorda alcuni concetti che, a pensarci un attimo, dovrebbero essere di puro buon senso.
Gli immigrati sono innanzitutto persone, esseri umani che meritano trattamenti adeguati. Sono persone che si prendono enormi rischi nel ricercare per se e per i propri cari una vita dignitosa e un po’ di fortuna. Persone che sono costrette dalla legislazione vigente ad affrontare rischi assurdi per fare una cosa semplice e necessaria come provare a sopravvivere lì dove è possibile.

Mi lascia sempre stupito come l’Italia, un paese che ha visto centinaia di migliaia dei suoi cittadini andarsene a cercar fortuna altrove (io, nel mio piccolo, ho due zii, fratelli di mia madre, che negli anni ’50 si trasferirono in Brasile), abbia rimosso completamente questo suo status, abbia dimenticato anche quanto siano stati maltrattati i nostri connazionali, abbia dimenticato anche quanti problemi abbiano creato alcuni dei nostri emigranti, e sia diventata alfiere di respingimenti e, soprattutto, di una visione dell’immigrato che non è più una persona, ma solo una minaccia (ancora prima di aver messo piede in Italia e ancor prima di avere un volto e un nome).

Tutto questo grazie alla progressiva spersonalizzazione che ha trasformata uomini e donne con storie articolate e complesse in generici clandestini (la parola magica che si è imposta nel lessico nostrano).

E’ compito necessario di chi ancora riesce a pensare ricostruire la realtà delle cose e narrarla in maniera tale da, forse, col tempo, riportare questo paese a quote più normali. E sarebbe compito di una sinistra degna di questo nome impegnarsi in questo senso.

In questa splendida canzone (nonostante gli arrangiamenti un po’ troppo pop per i miei gusti, amo moltissimo l’utilizzo dei campionamenti che si faceva anni fa nel rap, con tutto il colore e il calore che trasmettevano rispetto a questi suoni un po’ plasticosi che le famigerate leggi a difesa del diritto d’autore ci hanno costretti a subire…) Militant A ci racconta un dramma vero con parole umane e non iper-ideologizzate.
L’evento narrato risale a parecchi mesi fa, ma tanto sono frequenti e ripetuti in quei lidi che sembra scritto ieri (o domani), e se qualcuno si fermerà ad ascoltare il pezzo con attenzione non potrà non commuoversi (ovvero tornare ad essere umano, cosa che i racconti fatti dai vari TG o, peggio, dai responsabili del governo, evitano con cura e attenzione).

E alla fine, l’unica seria, razionale ed umana parola d’ordine su questa questione resta quella indicata da Militant A:

“Benvenuti gli immigrati
benvenuti i rifugiati
benvenuti”

Annunci

2 thoughts on “ASSALTI FRONTALI “Lampedusa lo sa”, 2011, Daje forte daje rec.

  1. anonimo ha detto:

    Ne abbiamo ragionato più volte di presenza. Questa variazione musicale mi piace, ma mi piace anche dire che ormai l'Italia è un paese irreversibilmente multietnico. La demografia ha sconfitto chi crede di avere il controllo della cultura dominante e in molte zone di Italia il 30% delle nascite avviene da coppie multietniche. Benvenuti anche a questi che sono italiani e che attendono una legge degna che li riconosca per tali.

    Saluti
    v.

  2. […] Assalti frontali e de Il muro del canto vi avevo parlato in passato (qui, qui, qui e anche qui), ma questo video, e questa canzone, sono per me particolarmente commoventi […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...