ET VOILA’, LA CENSURA (prima parte)

E’ con un pizzico di tristezza e di malinconia che segnalo, a coloro che non se ne siano accorti, come, già dalla precedente incarnazione di questo blog, siano scomparsi (almeno) un paio di post.
E non solo.

Devo specificarvi che non sono stato io a operare questi cambiamenti ma la redazione di Splinder (RIP), che ha tutta la mia solidarietà per essersi trovata, suo malgrado, in questa assurda situazione.

Ma iniziamo dall’inizio.

Una delle persone tirate in causa da alcuni miei scritti ha scritto alla redazione di Splinder chiedendo la rimozione di alcune immagini delle quali detiene il copyright (sic). Nei casi segnalati si trattava di immagini raffiguranti le copertine dei dischi di cui si occupava il post.

E’ interessante questo tipo di richiesta.

Diamo pure per scontato che effettivamente riprodurre la copertina di un disco senza autorizzazione sia vietato e che di conseguenza i titolari dei diritti su quell’immagine abbiano tutto il diritto di chiederne la rimozione.
La domanda da porci però è un’altra: perché mai qualcuno dovrebbe chiedere la rimozione di una immagine ?

E’ evidente che nel caso specifico (riproduzione del solo front-cover per giunta rimpicciolito ed a bassa qualità, generalmente carico immagini il cui peso non supera i 100 Kb…) la cosa non produce al titolare dei diritti ALCUN danno economico, non gli sto rubando nulla ne permetto a terzi di rubare alcunchè.

Si potrebbe obiettare, giustamente, che il contesto in cui viene messa questa immagine ha la sua importanza. Se la metto, dico per dire, in un sito porno o in un sito con simpatie sataniste l’abbinamento può risultare sgradito/sgradevole.
Nel mio caso però la copertina del disco era inserita in un blog di recensioni musicali e all’interno della recensione del disco raffigurato nella copertina.

Per cui l’immagine era PERFETTAMENTE contestualizzata.

E allora ripropongo la domanda: perché chiedere di toglierla ?


L’unica risposta possibile, ma accetto suggerimenti, è quella di voler fare un piccolo dispetto al blogger, una piccola miserabile vendetta da parte di chi non ha condiviso il tono e i contenuti della recensione.

Chi come me ha in casa dei furetti avrà scoperto che questi simpatici animaletti agiscono secondo una regola assai semplice che possiamo riassumere nell’espressione: “se lo posso fare, allora lo faccio“.
Qualunque cosa, anche pericolosa per loro, sia alla loro portata prima o poi la faranno. E questo li rende imprevedibili e spesso protagonisti di divertenti e buffe situazioni (a volte, purtroppo, anche drammatiche).

Il punto è che gli esseri umani dovrebbero agire non in base alla POSSIBILITA’ di fare le cose, ma alla VOLONTA’ di farle, una volontà che dovrebbe essere guidata dalla razionalità e, possibilmente, dal buon senso.
Togliere quelle immagini semplicemente perché una legislazione pesantemente orientata a favore di chi si impossessa dei diritti d’autore lo permette mi appare come un gesto verso il quale si possa solo esprimere compassione.

In ogni caso, poiché mi piace che le cose siano chiare a tutti, ho sostituito l’immagine negatami con questo cartello esplicativo

in modo che chi dovesse leggere gli articoli così mutilati sappia cosa manca e perché manca.
Dopodichè ognuno può giudicare in perfetta autonomia.

Ma questo, purtroppo,  è stato solo l’inizio…

(continua)

 

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One thought on “ET VOILA’, LA CENSURA (prima parte)

  1. […] (la prima parte potete leggerla cliccando qui) […]

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