ET VOILA’, LA CENSURA (seconda parte)

(la prima parte potete leggerla cliccando qui)

Dopo aver chiesto la rimozione delle immagini la persona in disaccordo sui miei scritti ha ottenuto anche la cancellazione di due post. Ha chiesto un ulteriore intervento della redazione poiché, a suo dire, (cito quasi testualmente) in quei post comparivano frasi e supposizioni che avrebbero leso gravemente la figura professionale e artistica di questa persona, diffamandola fino a sfiorare l’insulto.

Ribadisco che comprendo la scelta della redazione di cancellare i post per evitare diatribe legali delle quali nessuno sente il bisogno, ma ci tengo ad alcune personali riflessioni riguardanti l’accaduto.

Io credo che chi lavora nel mondo dell’arte e della comunicazione ed offre il proprio lavoro ad un vasto pubblico dovrebbe mettere in conto che, automaticamente, questo lavoro diventerà oggetto di valutazioni, a volte entusiastiche, a volte benevole, a volte negative. Fa parte del gioco e sarebbe infantile pensare il contrario. Vale per me che scrivo queste stupidaggini lette da quattro gatti (e sottolineo QUATTRO) e a maggior ragione per chi si muove nell’ambito dell’industria musicale.

Credo anche di non poter essere catalogato come diffamatore. Nei miei post, di norma, convivono analisi, a volte puntigliosamente approfondite, che si sforzano di essere più oggettive possibili, unite alle mie personalissime opinioni.

Queste opinioni non hanno la pretesa di essere condivise da tutti (ci mancherebbe), possono essere parzialmente o totalmente sbagliate, ma restano opinioni tanto personali quanto legittime (non dovrebbe essere necessario al giorno d’oggi ribadire che le opinioni, qualunque opinione, anche le più negative, sono tutte legittime e legittimamente esprimibili).

Coloro che sono oggetto dei miei (e altrui) post hanno, fondamentalmente, due possibili approcci nei miei confronti:

1) ignorarmi

E’ l’opzione più frequente. Gli artisti di una certa fama si rendono conto che, in linea di massima, è impensabile perdere il loro tempo, che è poco e prezioso, dietro a tutti quelli che pontificano, a torto o a ragione, sul loro operato. Un sano distacco e una sana indifferenza sono un’arma necessaria, a mio parere, per difendersi da tutto il chiacchiericcio che si sviluppa attorno a loro. Trovo ragionevolissimo questo atteggiamento.

2) rispondermi

Questa opzione è la più faticosa perché costringe ad entrare nel merito di ciò che è stato affermato. Bisogna contro-argomentare dialetticamente a ciò che è stato scritto, punto per punto, facendo valere le proprie ragioni. E’ una opzione interessante ma da utilizzare con parsimonia.

Poi c’è la terza strada, quella furba, autoritaria e muscolare.

Senza (e sottolineo SENZA) entrare nel merito della questione si afferma che l’articolo diffama qualcuno, si ventila una possibile azione legale e, confidando sulla propria superiore forza economica, sulle qualità del proprio avvocato, ma soprattutto sul fatto che a nessuno piace addentrarsi in complicate e lunghe cause, magari rischiando di pagare chissà quali penali, si esercitano (di fatto) forti pressioni affinchè lo scritto scompaia.

E questa a casa mia si chiama censura, senza se e senza ma.

Quello che dispiace è proprio l’incapacità ad entrare nel merito, a dialogare con me come con gli altri appassionati che ogni tanto si trovano in condizioni simili alle mie (la persona a cui mi riferisco ha lasciato un lungo strascico di polemiche e censure in rete). Divulgare le proprie ragioni può essere il primo passo perché si giunga ad una comune visione degli eventi (Wikipedia in questo è maestra di vita, chi ci ha lavorato lo sa). Magari a fronte di qualche chiarimento io stesso avrei volentieri modificato le mie opinioni e il mio scritto, ma non si è cercato l’incontro. Si è cercato solo lo scontro e l’esibizione dei muscoli.

A mia difesa posso citare due precedenti.

Una co-autrice di una canzone oggetto di un mio post mi scrisse segnalandomi alcune mie imprecisioni (trattavasi di musica anni ’60, non proprio la mia tazza di the…), io l’ho ringraziata è ho modificato il post così come mi aveva chiesto. Il tutto con reciproca soddisfazione.

Un altro musicista, al quale avevo dedicato uno dei miei “Abul alla carriera“, mi fece sapere che, per una serie di ragioni, preferiva che io eliminassi il post in questione. Pur non condividendo il suo pensiero ho rispettato la sua scelta ed eliminato il post.

Questo a dimostrare che il sottoscritto non ritiene immodificabili le cose che scrive ed è ampiamente disponibile al dialogo.
Qui invece non si è neanche lontanamente pensato di aprire un canale di comunicazione (a me questa persona non ha mai scritto nulla direttamente) preferendo l’esposizione dei muscoli, la minaccia e l’autoritarismo.

Ancora una volta i fatti concreti parlano più e meglio di tante belle parole e tante belle affermazioni di principio.

Ognuno si mostra innanzitutto per quello che fa e non per quello che dice di essere.

p.s. Chiedo consiglio a voi. Ora che Splinder è deceduto pubblico nuovamente qui i 2 articoli censurati (rischiando un nuovo assalto frontale contro di me), magari confidando che WordPress sia un po’ più resistente alle pressioni rispetto a Splinder, o avete in mente altre soluzioni per ridonare visibilità ai miei 2 post, ai quali sono piuttosto affezionato, evitando di essere trascinato in tribunale ?

 

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One thought on “ET VOILA’, LA CENSURA (seconda parte)

  1. Vincenzo ha detto:

    Quello che mi chiedo io è: ma c’è gente che passa la vita a setacciare la rete cercando il proprio nome? Ma che tristezza!
    Non saprei che consiglio darti, ma sono disponibile a divulgare i post, per quel che posso, sui miei spazi.
    Miao affezionatissimo gatto
    Vincenzo

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