PLAID “Scintilli”, 2011, Warp records

E’ impressionante la qualità media dei lavori prodotti da questo duo electronico. Arrivati a 3 lustri di onorata carriera non si riesce a trovare un loro disco brutto o privo di ispirazione. Buon ultimo c’è questo “Scintilli” dalla copertina (fin troppo…) originale

e dai contenuti davvero scintillanti.
Tredici tracce mediamente brevi (tra i 3 e i 4 minuti) perfettamente nello stile ai quali Andy Turner e Ed Handley ci hanno abituati. Brani dalle ritmiche sghembe e scoordinate, suoni grassi e morbidi, atmosfere generalmente bucoliche e positive. Niente roba per maniaco-depressivi e tanto meno per i maniaci del pum-pum-pum discotecaro, ma bozzetti acquarellosi capaci spesso di risolversi in trascinanti cavalcate o delicati ricami.

Tra le prime posso segnalarvi alcuni pezzi strepitosi quali “Upgrade“, che parte con suoni sporchi e distorti e sviluppa un gran crescendo con suoni e melodie che si sovrappongono l’un l’altro velocemente senza dare tregua all’ascoltatore che ne viene quasi travolto, o “Thank” che prima presenta il tema, poi lo sviluppa accelerandolo e contornandolo di altri temi-contrappunto a realizzare un tripudio di ritmo+melodie (ma il tutto è sempre con questi andamenti claudicanti tipicamente plaidiani), o anche “Unbank” che pare una possibile sigla per una puntata del Doctor Who (quello originale…) per il suo svilupparsi come una molla che prima viene ripetutamente allungata e accorciata e poi viene usata per lanciare in orbita il tema principale

Tra i brani più delicati possiamo citare “Craft nine“, dai rintocchi impalpabili e cristallini, come gli Air non sanno più essere, o il carillon sfasato di “35 summers” che sembra evocare i colori e la luce delicatamente cangiante dell’aurora.

Vanno poi segnalati alcuni pezzi particolarmente intrecciati, pieni di finte partenze, accelerazioni, rallentamenti, suoni che si inceppano, ingarbugliano e contorcono in maniera sorprendentemente deliziosa (“Talk to us” con un intrigante uso delle voci campionate, la conclusiva, bellissima, “At last” in cui una bella melodia affidata al pianoforte e alle voci viene immersa nel consueto brodo di beat sconnessi realizzando un contrasto semplicemente de-li-zio-so, l’imprendibile “Missing” in cui tastiere, chitarra acustica e voci si inseguono in una sorta di canone zoppicante).

Come sempre nei dischi dei Plaid c’è qualche passaggio parzialmente a vuoto o qualche pezzo riuscito ma non riuscitissimo, ma siamo sempre al di sopra di gran parte della produzione elettronica odierna e questo resta uno dei loro dischi più riusciti (insieme ai miei amati “Rest proof clockwork” e “Double figure“).

L’ennesima conferma di una classe superiore.

2 thoughts on “PLAID “Scintilli”, 2011, Warp records

  1. Paolo scrive:

    Forse c’è stata confusione fra i titoli e la relativa recensione. In particolare: dov’è in “at last” la melodia del pianoforte?. Comunque complimenti,”a vederne di blog così”. Saluti

  2. AbulQasim scrive:

    Grazie per i complimenti 🙂
    Per quello che riguarda “At last” e sottolineato che per questo disco non è affatto banale associare il giusto titolo ad ogni brano (vedi la prima foto del post), io mi riferisco all’ultima traccia, la tredicesima, del CD, che dopo una introduzione di una cinquantina di secondi presenta una melodia affidata alle voci e ad uno strumento che se non è un pianoforte sarà una tastiera che simula il suono di un piano. Suono che poi torna evidente in conclusione del brano stesso. O almeno a me sembra così 😉

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