ENZO JANNACCI “Foto ricordo”, 1979, Ala bianca

Fortunatamente c’è ancora chi nel mondo della musica sa riconoscere i capolavori e, con coraggio e un pizzico di incoscienza, rende nuovamente disponibili alcune tra le tante meraviglie di cui si era persa ogni traccia.

Nella seconda metà degli anni ’70 Enzo Jannacci attraversa un momento di straordinaria maturità e creatività. L’aria dei tempi, così effervescente e ricca di stimoli, si riverbera sui suoi lavori generando un pugno di album che prendono le classiche tematiche care a Jannacci spostandole su atmosfere più malinconiche (quando non diventano pienamente drammatiche) con una rara capacità di unire sorriso e pianto che lascia a bocca aperta.

Sono dischi anomali e forse di difficile digeribilità per le major, che hanno sempre fatto fatica a incasellare nei loro archivi uno come Jannacci, e a pubblicarli sarà la combattiva etichetta di Ricky Gianco dal bel nome di Ultima spiaggia che, un giorno forse ne parleremo più a lungo, si segnala ancora oggi per aver prodotto pochi dischi ma molto interessanti e tra i più significativi di quegli anni.

Questi dischi, nonostante la loro indiscutibile qualità, non erano mai approdati al digitale (salvo alcune singole tracce emigrate in qualcuna delle tante compilation che invadono il mercato) e ci è voluta l’ottima Ala Bianca per ritirarli fuori dal dimenticatoio e, per una volta, va segnalata la squisita operazione di restauro alla quale sono stati sottoposti i nastri sotto l’attenta cura di Paolo Jannacci (avessero tutti gli artisti un custode delle loro opere quale è Paolo per suo padre Enzo circolerebbero prodotti molto migliori di quelli che vediamo nei negozi…).

Di questi 4 lavori (“Quelli che…” del 1975, “O vivere o ridere” del 1976, “Secondo te… che gusto c’è ?” del 1977,  e “Foto ricordo” di due anni più tardi) il capolavoro forse più misconosciuto, a mio parere, è proprio quest’ultimo, un disco che contiene una sequenza memorabile di grandi canzoni, ottimamente suonate e arrangiate, che forse non hanno avuto la fama che meriterebbero.

La grandissima forza di questo disco è la capacità di unire vicende personali drammatiche, ironia e autoironia, denuncia sociale e surrealismo in un mix di grande potenza corroborato da arrangiamenti molto liberi e fantasiosi ma sempre adeguati alle musiche come ai testi.

Dall’iniziale “Io e te” (attualissima, oggi forse più di allora, nel raccontare lo smarrimento giovanile di fronte al mondo del lavoro e alla vita precaria) si passa a “Saltimbanchi” in cui, a dispetto dell’apparente ironia del testo e della musica, l’amarezza senza alcuna via d’uscita della canzone è resa meravigliosamente dall’interpretazione di Jannacci, e da una ottima sezione ottoni, per poi arrivare all’incredibile dramma di “Natalia” dove Jannacci racconta (e in prima persona) la camera operatoria e quella strana unione di cinismo e dolore (all’ennesima potenza) che la attraversano.

Già queste sole tre canzoni giustificherebbero il bollino di capolavoro sulla copertina del disco, ma Jannacci, oltre che autore sopraffino, sapeva anche essere solamente interprete e cacciatore di grandi canzoni e in questo disco ci presenta, e fa sua, una strepitosa “Mario” (Donaggio/Franchi), altra canzone manifesto dello smarrimento e della sconfitta che (ancora) gioca con equilibrismo tra ironia e dramma esistenziale, e ci aggiunge pure un paio di masterpiece di Paolo Conte (all’epoca ancora considerato più autore che interprete di se stesso) con una strepitosa “Bartali” (featuring Attilio) in cui, mi perdonino i paolocontiani di ferro, seppellisce qualunque altro tentativo di cantare Conte realizzandone una versione straordinaria per fantasia ed espressività.
Come bonus trova spazio anche per una “Sudamerica” comunque riuscita e dai fiati e le marimbe debordanti.

Restano da citare “La poiana“, probabilmente il brano più arrabbiato del disco, con un uso spettacolare delle tastiere, storia di resistenza e resistenze, e la conclusiva, malinconicissima, “Ecco tutto qui“, pianoforte storto, ritmo lentissimo, la vita che scorre nonostante non si capisca perché e un violino, prima, ed un sax, poi, che ci perforano il cuore.
Tutto questo incorniciato da alcuni siparietti cabarettistici nel più classico stile del nostro, inafferrabile e affilato come una spada.

Peccato che nel libretto non siano indicati i musicisti che lo accompagnano (ma è possibile che non fossero indicati neanche nel vinile originale), ma per il resto questo è un disco semplicemente obbligatorio da conoscere e far conoscere.

Siamo feriti quanto basta.

Advertisements

5 thoughts on “ENZO JANNACCI “Foto ricordo”, 1979, Ala bianca

  1. marco cagnola ha detto:

    ho trovato natalia da embeddare nel soundcloud di ala bianca http://soundcloud.com/alabianca/enzo-jannacci-natalia

    perché non hai linkato il sito di ala bianca? ci ho messo un po’ a trovare tutto via google 🙂 http://www.alabianca.it/vmchk/Enzo-Jannacci/Foto-Ricordo.html

    • AbulQasim ha detto:

      diciamo che sono un po’ tirchio con i link,
      ma so anche che chi cerca trova 🙂
      grazie di essere passato (anche se “embeddare” non si può sentire…)
      S.

  2. nnibook ha detto:

    Confermo che anche sul vinile originale i musicisti non sono indicati.

  3. michele ha detto:

    se vi interessa io ho il vinile originale

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...