LAMONTE YOUNG “Der zweck dieser serie ist nicht unterhaltung”, 2003

Quando scrissi il mio “Manifesto per una estetica del verosimile” (potete leggerlo qui) vi promisi un esempio concreto. Ed ogni promessa è debito.

Lamonte Young è per molti versi l’artista perfetto per un’opera di verosimigliatura.
Compositore considerato tra i più importanti del secondo dopoguerra, personaggio complicato e per molti versi singolare, autore di pochi dischi tutti di difficile reperibilità… è uno di quegli artisti che da un lato sono molto citati e considerati e dall’altro si è concesso molto poco.

Poiché l’obiettivo del verosimigliatore è quello di riempire i buchi del passato, con Young abbiamo vere e proprie voragini che gli appassionati desiderano veder sanate.

Quello di cui vi voglio parlare è una coppia di doppi CD sulla cui origine non so praticamente nulla. Mi sono arrivati per le classiche vie internettiane (spesso asettiche ed essenziali) e, nei file in mio possesso, i brani non sono accompagnati da alcuna spiegazione/nota, l’unica indicazione riguarda i titoli delle composizioni.
Fortunatamente questo disco è citato nel data-base di Discogs (nella sezione di dischi unofficial di Lamonte Young) con tanto di piccole foto delle copertine (quelle che vedete nel mio articolo) e l’indicazione secondo la quale questi brani sarebbero stati registrati durante delle (non meglio identificate) trasmissioni radiofoniche.

Ma cosa contengono questi 4 dischetti ?

Tutto quello che vi potete aspettare da Lamonte Young:

  • brani iper-dronanti caratterizzati da strumenti che suonano sempre le stesse note a lungo (gli ottoni di “For brass“, quelli più stridenti, forse archi, di “Day of the antler [The obsidian ocelot]“, le voci e non so cos’altro di “The Tortoise: his dreams & journeys“, le percussioni di “Volga Delta 23“)
  • composizioni/performance del periodo Fluxus (come la rumorosa e rumorista “Poem for chairs, tables, benches, etc.” o la misteriosa “Soundtone installation 27/72“)
  • un frammento di una delle esecuzioni di “The well tuned piano“, un suo work-in-progress tra le cose più significative, e imponenti, della sua produzione,
  • uno dei suoi “Drift study” (brani in cui si ascoltano delle sinewaves prodotte elettronicamente)
  • brani caratterizzati dalla ripetizione ossessive di brevi frasi musicali (i fiati di “B Flat Dorian Blues” o quelli dell’assai simile “Early Tuesday Morning Blues
  • brani in cui Young unisce gli insegnamenti vocali di Pandit Pran Nath con le sue altre passioni musicali (“13/73“, il, relativamente, già noto “Map Of 49’s dream the two systems of eleven sets of galactic intervals ornamental lightyears tracery“, il ragazzo ha sempre avuto una idea abbastanza originale su come intitolare i suoi lavori…)
  • o anche classici raga indiani (sempre secondo gli insegnamenti di Pandit Pran Nath) come il “Raga Baihrava“.

Se si ascolta questo prodotto con un minimo di malizia, tenendo conto della ufficiosità dell’oggetto, della sua virtualità (mai visto ‘sto bootleg fisicamente) e del titolo alquanto singolare (tradotto suona più o meno come “lo scopo di questa serie non è l’intrattenimento”), i dubbi che possono venire sono tanti e principalmente ci si dovrebbe chiedere: “Ma cosa sto ascoltando ?“.

Sono davvero registrazioni radiofoniche nelle quali Lamonte Young e i suoi sodali eseguono alcune sue composizioni ? O forse sono brani di Lamonte Young eseguiti da terzi ? E se invece fossero puri e semplici esercizi di stile e qualcuno si fosse divertito ad imitare lo stile compositivo di Young ? E se il disco fosse un misto di queste cose ?

Il fruscìo di vinile che si sente in alcuni casi distintamente lascerebbe intuire che la matrice non siano delle registrazioni radiofoniche (come invece lascia intendere il suono spesso piuttosto chiuso e, forse, originariamente monofonico).
Se molti dei brani hanno dei titoli che fanno parte dei works young-iani di altri non ne avevo mai sentito parlare (“The obsidian ocelot ” ? ” 13/73” ?).
Se la lunghezza (intorno ai 30 minuti) di molti dei pezzi rimanda alla consueta elefantiasi tipica di Young il fatto che praticamente tutti i pezzi siano presenti non nella loro interezza ma in, pur ampi, estratti (excerpt, come dicono gli inglesi) ci impedisce di afferrare pienamente le composizioni.

In altri termini di un oggetto così sfuggente noi non sappiamo cosa dire e forse neanche cosa pensare.

Però questi 4 cd suonano molto verosimili, e anche se non è detto che siano brani di Lamonte Young al 100% per molti versi suonano COME SE LO FOSSERO.

E allora, forse, la cosa più importante non è tanto la verità di ciò che sembrerebbe essere il contenuto musicale di questo bootleg, quanto la sua assoluta VEROSIMIGLIANZA e il piacere, questa volta oggettivo, che proviamo nell’ascoltarlo.

E non potendo andare oltre nell’analisi forse è meglio fermarsi qui e godere di questo ascolto.

Qualunque cosa pensi lo stesso Young di un simile atteggiamento.

p.s. Questo è il primo post scritto dal mio nuovo PC, ancora non operativo al 100% ma abbastanza avanti nell’installazione dei programmi e nel trasloco dei dati, nella speranza che mi dia meno problemi e maggiore continuità nell’utilizzarlo 

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One thought on “LAMONTE YOUNG “Der zweck dieser serie ist nicht unterhaltung”, 2003

  1. claudio ha detto:

    Bellarticolo, molto utile! Stavo facendo le mie belle letture di post pre-nanna, dove lasciare qualche commento, con la speranza di ritorni sul mio blog, quando ho letto questo articolo! Grazie delle dritte!!!

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