DIVNA in concerto a Roma, 20/04/2012

Divna Ljubojevic non l’ho cercata, mi è capitata.
Prima sono rimasto attratto dalla paginetta dedicata sul sito dell’Auditorium Parco della Musica ad introdurre il suo concerto, poco dopo me la sono ritrovata interprete del “Telesio” di Battiato.

Si può dire tranquillamente che fino a sei mesi fa non sapevo neanche della sua esistenza.
Ma per fortuna l’Auditorium romano regala spazi anche ad artisti la cui fama nel nostro paese è indirettamente proporzionale al loro valore.

La scaletta del concerto prevedeva l’alternanza tra brani della tradizione sacra slava e bizantina (il pane quotidiano di Divna) e composizioni di John Tavener. Si è iniziato con un pezzo cantato da Divna insieme all’altra componente femminile del Coro Melodi di Belgrado, una rapida introduzione tanto per mettere in chiaro quello che sarebbe stato il mood della serata. A seguire la più piacevole delle 3 composizioni di Tavener (un autore che non amo particolarmente) intitolata “Prayer of the heart“: un quartetto d’archi muove all’unisono (lentissimo) una armonia ciclica sulla quale Divna canta (in varie lingue) una preghiera portando nella sala un’atmosfera non lontana da quella della “Messa arcaica” di Battiato. E subito mi stupisce la sicurezza mostrata dalla cantante serba unita ad una raffinatezza impressionante nell’esposizione del testo.

A seguire entra il Coro Melodi (oltre a Divna e all’altra cantante anche quattro uomini) ed eseguono alcune immense composizioni selezionate tra i canti per la liturgia bizantina. Il resto del coro tiene l’armonia sulla quale Divna agisce da solista. Ed è musica che arriva diritta al cuore, musica che dona beatitudine e innamora.

Siamo, ovviamente, dalle parti dei cori russi che Battiato notoriamente non sopporta, molto vicini ai canti della liturgia cattolico-russa dei quali vi parlai in quest’altro post, ma si sentono anche affinità con quelle misteriose voci bulgare che negli anni ’80 fecero impazzire l’Europa (fino ad arrivare a contaminare il “Pipppero” di Elio e le storie tese) delle quali, scomparsa la libertà e l’effervescenza, si recuperano alcune tecniche vocali spostandole in un contesto più misurato e rivolto all’interiorità.

Se vogliamo trovare un difetto nel concerto forse Divna è sembrata in alcuni momenti un tantino algida e non del tutto immersa nella musica. Probabilmente era un po’ tesa, forse per un piccolo problema di tosse o forse era preoccupata per la prestazione del coro, che lei dirige. Ho avuto la sensazione che viaggiasse con il freno tirato, e non voglio immaginare cosa possa fare quando dedica tutta se stessa al canto.

Il concerto è poi proseguito con “My gaze is ever upon you” di Tavener (e preferisco tacere su questa composizione), una serie di brani dalla liturgia slava (non particolarmente differenti da quelli bizantini) per concludersi con “Song of angel” di Tavener (lavoro dignitoso) e alcuni bis reclamati a gran voce dai presenti letteralmente estasiati da questa giovane donna serba dalle grandissime possibilità e della quale (mi riprometto) approfondirò la discografia.

Ancora una volta la magia delle voci, e degli strumenti, NON amplificati ci regala attimi di meraviglia e commovente bellezza.

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