ENZO AVITABILE “Black tarantella”, 2012, CNI

Vi avevo già parlato dell’interessante percorso musicale che sta compiendo Enzo Avitabile.
Partito tanto tempo fa con il progressive napoletano (area Osanna) e poi transitato a fianco di personaggi emblematici di quella città, quali Edoardo Bennato e Pino Daniele, era poi approdato ad una carriera solista all’insegna di un funky-pop nel quale Napoli guardava oltre oceano. Poi, nel nuovo millennio, la sua seconda incarnazione solista a fianco dei Bottari, gruppo di percussionisti particolarissimi, con i quali nel 2004 ha prodotto “Salvamm’o munno” disco di cui vi parlai in questo post ormai antico (al quale vi rimando per qualche dettaglio su questa originale formazione).

L’impressione è che dopo 8 anni questo progetto sia arrivato a piena maturità. “Black tarantella” è un lavoro nel quale, oltre all’assoluto stato di grazia di Avitabile in qualità di autore, si avverte come egli abbia perfettamente introiettato le possibilità delle ritmiche dei Bottari facendone un uso equilibrato e funzionale senza mai cadere nell’abuso delle stesse o nella loro presenza fine a se stessa. Attualmente Avitabile è perfettamente in grado di utilizzare le loro caratteristiche al meglio inserendole in qualunque tipo di canzone. Ha poi aggiunto una robusta sezione di ottoni che si sposano a meraviglia con le percussioni per realizzare un sound terrigno e dal groove caldissimo.

Negli ultimi anni, credo per causa di forza maggiore, sono aumentate a dismisura le collaborazioni tra artisti pop e questo disco sembrerebbe l’ennesima conferma di questo trend (accanto ad Avitabile ci sono una decina di special guests di assoluto spessore), in realtà credo di poter dire che Avitabile si renda conto di essere un discreto cantante e nulla più (nasce soprattutto come ottimo sassofonista) e che abbia colto l’occasione per far cantare (parte del)le sue canzoni ad artisti decisamente più capaci di lui nell’arte del canto donando ai suoi brani interpretazioni di primissimo livello.

E’ quello che si può ascoltare fin dalla prima traccia, la delicatissima “E’ ancora tiempo“, in cui duetta con Pino Daniele, anche alla chitarra, in quella che, come altri prima di me hanno scritto, è forse la (bella) canzone che Pino Daniele non riesce più a scrivere da oltre venti anni. Ma è tutto il disco a suonare benissimo e ad essere caratterizzato da una felice vena creativa.

Aizàmm’ na mana” è una classica tammurriata per le ritmiche trascinanti delle botti, tini e falci percosse dai Bottari, ma con la voce di Raiz (sempre più muezzin) a introdurla e le trombe della Scorribanda a sottolinearne la melodia principale. Il risultato è forse, per Avitabile, la canzone perfetta realizzata con questo gruppo. Sullo stesso piano di ritmi incessanti e ossessivi abbinati a ottoni potenti si muove “Mai cchiù” segnata dall’interessante collaborazione con i Co’ sang, la Napoli dei giorni nostri, il cui rap barricadero si sposa benissimo con questi ritmi antichi.

A seguire ci sono i mandolini di “Gerardo nuvola ‘e povere“, storia padano-partenopea di una morte bianca. Forse faccio un azzardo a dire quanto segue, ma mi sembra che da quando è morto De Andrè se c’è in Italia un artista che si è accollato il compito di narrare le storie degli ultimi, dei dimenticati, questi è proprio Enzo Avitabile. Sia nei dischi passati, sia in questo, sono tantissimi i brani dedicati a piccole tragedie quotidiane, storie di persone vissute, e spesso morte, ai margini della società (in questo disco li troviamo anche nelle disperazioni di “Elì Elì“, nelle piccole vite colpite da grandi tragedie di “Suonn’ a pastell‘”, nella intensa, quasi insostenibile, denuncia delle violenze effettuate ovunque nel nome di varie divinità cantata in “‘A nnomme ‘e Dio“, ottimamente adornata da un gran sax finale).

Nel narrare la storia di Gerardo, Avitabile, splendido nella parte recitata, è accompagnato dalla voce di Francesco Guccini che canta nel suo dialetto in un incrocio di lingue assai affascinante, mentre in “Elì Elì” sono le voci profumate di flamenco di Enrique e Solea Morente ad aggiungere intensità, e dramma, alla canzone e a gettare l’ennesimo ponte nel nostro Mediterraneo verso la penisola iberica. Altro episodio riuscito e quello con Franco Battiato, “No è no“, una morbida e orgogliosa ballata dal bellissimo contrasto tra la forza del testo e la dolcezza della musica

Ma nell’anima di Avitabile non c’è solo Napoli e il Mediterraneo, c’è anche un grande amore per il soul, per il funk, per l’Africa e lo troviamo in brani in cui tutto si miscela a meraviglia come “Mane e mane” (con Daby Tourè), o nel vertiginoso levare di “Nun è giusto” dove Bottari da un lato, gli ottoni dall’altro e il grandissimo Idir nel mezzo realizzano un mix musicale di grande originalità che viaggia da Napoli verso il Maghreb occhieggiando alla indimenticata, e internazionalista, canzone politica di inizio secolo scorso. La troviamo nella speranza-nonostante-tutto della quasi radiofonica “E ‘a Maronn’ accumparett’ in Africa“, nobilitata dalla presenza del grande vecchio David Crosby, e nel classico “Soul express” qui rivisitato con le magiche presenze della kora di Toumani Diabatè e della mandola+bouzouki di Mauro Pagani (ormai, meritatamente, mister prezzemolo della musica italiana).

Se volete ascoltare un disco di Enzo Avitabile è questo il lavoro che fa per voi.

Se volete ascoltare un gran bel disco è questo il lavoro che fa per voi.

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