MASSIMO ZAMBONI & FRIENDS in concerto a Roma, 05/07/2012

Le ferie forzatamente passate a Roma mi hanno permesso di assistere a parecchi concerti. Alcuni mi hanno turbato (I Cani, live act potentissimo e con un pubblico giovanissimo incredibilmente coinvolto), altri mi hanno regalato momenti che mi sono negato per troppo tempo (Massimo volume, grandissimi, Uochi Toki, integerrimi e spietati), altri hanno rinverdito i fasti di un’epoca ormai lontana (Alan Stivell, un’istituzione), altri ancora mi hanno stupito in positivo (Francesco De Gregori perfetto e misurato comprimario con Ambrogio Sparagna e la sua Orchestra Popolare Italiana).

Ma il momento emotivamente più intenso l’ho vissuto a Caracalla, di fronte al Circo Massimo, dove, nella improbabile cornice della Festa dell’Unità (o Festa Democratica ? Boh…) Massimo Zamboni, in compagnia di Angela Baraldi, Cisco, Giorgio Canali e dell’immenso Fatur, ha dedicato la serata al trentennale del primo singolo pubblicato dai CCCP-Fedeli alla linea (“Ortodossia“), l’inizio di una avventura che ha segnato per sempre il rock italiano.

Riavvolgiamo il nastro.

Chi, come me, era presente in quei primi anni ’80 in cui esplodeva la furia iconoclasta di Ferretti&Zamboni mai avrebbe immaginato che da lì a 30 anni ci saremmo ritrovati a stare in tanti, in gran parte over-40, a riascoltare QUELLE canzoni e, soprattutto, a rimpiangerle, a ricordare un momento breve ma intensissimo della storia musicale del Belpaese.

Sia chiaro: nelle intenzioni di Zamboni non voleva esserci nulla di celebrativo, ma solo il piacere di risuonare e ridare voce a quelle canzoni (desiderio che, singolarmente, sembra aver sviluppato in perfetta sincronicità anche Giovanni Lindo Ferretti), ciò nonostante nel momento in cui la chitarra ha aperto il concerto intonando filologicamente le prime note di “Emilia paranoica” per i presenti è stato un improvviso ritrovarsi, è stato un rievocare una comunione (complessa, articolata, a tratti anche aspra e controversa) tra i CCCP e il loro (?) popolo della quale, inutile negarlo, molti sentono la mancanza.

Non è semplice nostalgia canaglia e nemmeno l’inevitabile accondiscendenza verso gli anni della giovinezza. E’ proprio la consapevolezza di un momento unico e particolarissimo che, giustamente, si è bruciato in un pugno di anni lasciando dietro di sé un vuoto che né i CSI né i PGR sono mai riusciti veramente a colmare.

Per quello che riguarda la serata, detto della reazione entusiastica dei presenti ai classiconi (?) dei CCCP (“Spara Juri“, “Curami“, “Live in Pankow“, una immensa “Punk Islam“…”), suonati peraltro in versioni estremamente potenti e grezze, va sottolineata la eccellente performance della Baraldi capace di cantare le canzoni a lei affidate con convinzione e credibilità senza neanche vagamente provare ad imitare il salmodiare ferrettiano (davvero ottima la scelta di Zamboni di puntare su di lei), la presenza senza compromessi di un Giorgio Canali perfettamente a suo agio al contrario di un Cisco completamente fuori contesto (d’altra parte le differenze etiche ed estetiche fra Modena City Ramblers e CCCP-Fedeli alla Linea credo dovrebbero saltare all’occhio a chiunque).

Sul palco a dimenarsi e sudare la versione 2012 di Fatur che, a dispetto degli anni passati e dei chili di troppo, è riuscito nella difficilissima missione di non fare la parodia di se stesso e di dimostrare come anche gli aspetti legati al mettersi in scena sul palco del gruppo non siano per niente invecchiati (così come non lo sono le canzoni).

Nella serata sono stati suonati anche brani dei CSI, alcune cose del Zamboni solista ed è stata presente come ospite solo apparentemente fuori contesto la sempre ottima Nada che (e qui mi sono tornate alla mente le canzoni del singolo fatto con Amanda Lear…) ha anche eseguito (ben accolta dai presenti) la sua sanremeseLuna in piena” (peraltro una signora canzone).
Due parole infine per la batteria (perfetta) dell’ex-Ustmamò Simone Filippi e il basso+tastiere del sorprendente Cristiano Roversi (che io mi ricordavo legato soprattutto a sonorità progressive e me lo sono invece trovato a suonare punk distorto e insistito…).

Una strana serata. Il piacere (anche fisico) di risentire quei suoni, quelle parole, in un modo assolutamente degno.
E la sicurezza che 30 anni prima non avremmo mai immaginato di ritrovarci 30 anni dopo a fare una cosa del genere.

Un concerto al di la del bene e del male.

Voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia
voglio un piano quinquennale
la stabilità

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