Perché non compro mp3

Mi capita spesso di dover specificare che io non compro file mp3. Purtroppo non ho sempre tempo e modo di spiegare il perché di questa scelta e, poiché non mi va di passare per una sorta di luddista nostalgico del passato, colgo l’occasione per entrare nel dettaglio e motivare cosa non mi vada bene nel mercato legale della musica digitale.

Due piccoli appunti prima di iniziare:

– quello che scrivo di seguito si riferisce solo alla musica per la quale si chiede un corrispettivo in denaro, è chiaro che tutti coloro che mettono in download gratuito le loro cose hanno tutto il mio apprezzamento e sono esentati dai ragionamenti che seguono perché, come si suol dire, a caval donato non si guarda in bocca

– non avendo mai comprato alcunchè in mp3 alcune delle cose che scrivo sotto potrebbero essere false o parzialmente false, invito chi ha avuto esperienze dirette in materia a segnalarmi eventuali errori o stupidaggini varie tra le cose scritte di seguito

1) Qualità sonora

Come voi sapete i file mp3 sono file musicali compressi che guadagnano in leggerezza (occupano meno spazio sui vostri hard-disk) ma perdono informazioni rispetto ai file musicali originali. Si può discutere a lungo su quanto sia qualitativamente importante questa perdita, ma la sua esistenza è un dato scientifico. Viceversa esistono dei tipi di file che utilizzano algoritmi di compressione tali da mantenere intatte le informazioni (detto altrimenti: se decomprimo il file compresso ottengo un file IDENTICO a quello di partenza), è il caso, ad esempio, dei file FLAC.

E’ per me incomprensibile come al momento della scelta di acquistare un file digitale non venga data SEMPRE la possibilità di scaricarlo (anche) in un formato lossless (senza perdita di qualità), ho invece l’impressione che la norma sia concedere solo il formato mp3 (tra le lodevoli eccezioni segnalo la Deutsche Grammophon che, sempre sensibile alla qualità sonora dei suoi prodotti, mette in vendita i suoi dischi in versione digitale proprio in formato FLAC).

2) Apparato informazionale-iconografico

Quando compro un CD fisico oltre al disco ottengo un libretto con una copertina, una serie di pagine con foto e informazioni di varia natura che sono una parte non marginale dell’oggetto-disco. Anche quando si compravano i cari vecchi 45 giri avevamo una copertina e un minimo di informazioni scritte sulla copertina stessa o nelle etichette incollate al centro del disco. Quando invece oggi compro un intero CD in formato virtuale mi viene dato insieme al disco qualcosa di analogo (penso ad uno o più file pdf con i crediti e magari i testi del disco, penso a immagini in buona definizione con la copertina del disco…) ?

E quando scarico un brano singolo mi vengono fornite quelle informazioni minime che dovrebbero essere a corredo della canzone (autori, produttori, musicisti, data di incisione e cose simili) ?

La mia impressione è che di norma anche qui si tenda a dare il minimo indispensabile e a non corredare il disco di quel complesso apparato di immagini e informazioni che, nel suo corrispettivo fisico, è considerato invece ineludibile. Faccio notare che una delle qualità dei file musicali compressi è quella di poter contenere al proprio interno informazioni riguardanti il file stesso (i cosiddetti tag), dovrebbe essere pertanto naturale per chi li produce inserirvi all’interno tutto ciò che è previsto da questi formati (titolo del brano, interprete, autori, disco dal quale è tratto il singolo brano, anno di pubblicazione e altro ancora). Questa possibilità è sfruttata per quanto può dare o allegramente ignorata dai padroni della musica ?

3) Proprietà e licenza d’uso

Una cosa che pochi sanno è che quando acquistano un file musicale in realtà non lo stanno comprando.
Ma forse è meglio partire da lontano.

Quando io compro un oggetto fisico (e quindi anche un CD o un LP) ne assumo la totale potestà. Tra le tante cose che posso fare posso regalarlo a terzi o addirittura rivenderlo. Nel caso dei dischi è noto a tutti che generalmente il loro valore diminuisce con gli anni, ma può accadere (e accade anche abbastanza spesso) che un certo disco divenga ricercato dai collezionisti e possa nel tempo moltiplicare molte volte il suo valore iniziale.
Ma il concetto importante è che in ogni caso io posso rivendere anni dopo i miei dischi recuperando una parte del loro valore.

Di recente è nato un sito, ReDigi, il cui obiettivo è quello di creare un luogo per scambiarsi/rivendere file digitali musicali comprati legalmente. Sembra l’uovo di Colombo: compro degli mp3, dopo qualche anno mi sono stufato di ascoltarli e provo a vedere se qualcuno se li ricompra. Ed invece è subito insorta la EMI facendo notare che questa attività non è consentita perché quando comprate un mp3 in realtà (udite ! udite !) vi limitate ad acquistare una licenza d’uso.

Avete capito bene: non vi vendono il file, ma solo il permesso di ascoltarlo.

Non credo ci sia altro da aggiungere (salvo che io trovo allucinante che i legislatori abbiano permesso la nascita di un simile obbrobrio…).

Per chi volesse approfondire eccovi il link ad un articolo su questa diatriba pubblicato da Rockit

4) Mantenimento

Quando compro un CD o un LP, in linea di massima, per mantenerlo mi devo limitare a conservarlo in maniera adeguata (in un luogo non troppo umido, non troppo caldo, non esposto ai raggi del sole) e trattarlo con le dovute maniere. Salvo errori di stampa e di assemblaggio in questo modo il disco durerà più di quanto mi possa servire. Al contrario gestire i file digitali è assai più complicato.

La cosa più naturale è certamente conservarli sul proprio hard-disk, ma voi sapete bene che può capitare che quest’ultimo si rompa e il suo contenuto vada perso. E’ pertanto buona ed inevitabile norma fare dei backup di questi (e degli altri) file. Ovvio che se sul PC avete solo 4 canzoni vi basta una chiavetta USB e una spesa minima (ma comunque una spesa c’è comunque), ma se come me avete qualche migliaio di album musicali, allora avete bisogno di uno o più hard-disk esterni, di procedure periodiche di backup, di tutta una attività che vi prenderà tempo e denaro (denaro che va conteggiato nei costi reali della musica comprata in questo modo), senza contare tutte le problematiche legate al trasloco di questi file su di un eventuale nuovo PC (cosa che accade ogni 5 o 6 anni).

5) Vincoli

Uno degli aspetti positivi del CD fisico è che lo posso ascoltare in qualunque lettore di CD (o di DVD, o di Blue-Ray, o su un PC…), basta infilarlo e il lettore lo legge. Con i file digitali abbiamo invece il problema (che, forse, col tempo si è risolto da solo) dei cosiddetti DRM, ovvero quei vincoli che limitano l’ascolto di un determinato file musicale ad una determinata macchina (o solo ad un numero molto limitato di PC). E’ storia nota a tutti che, nel tempo, le persone cambiano il proprio computer e non è affatto chiaro se il file che acquistiamo oggi sarà SEMPRE ascoltabile con le macchine che avremo o se invece ci ritroveremo a dover litigare con il nostro nuovo PC tentando di spiegargli che vogliamo ascoltare una canzone che abbiamo regolarmente pagato qualche anno prima e che lui sbaglia ad ostinarsi a negarci questa possibilità.

Mi sembra però di intuire che su questo punto le case discografiche abbiano un po’ mollato e che questi “lucchetti informatici” stiano scomparendo dai negozi di musica virtuale (se non da tutti almeno da alcuni).

6) Ascolto

Non so come siete organizzati voi, ma io per ascoltare dei file digitali utilizzo il mio PC e i suoi microdiffusori oppure un lettore mp3 con delle dignitose cuffiette. Entrambe le soluzioni sono assai lontane da quell’idea di alta fedeltà che tanto mi ha contaminato, positivamente, da giovane. Per cui se voglio ascoltare in maniera seria questa musica sono costretto a masterizzarla su un CD-rom per poi poterla ascoltare tramite il mio stereo. Tutto questo significa tempo (conversione dei file, gestione della masterizzazione…), denaro (il supporto fisico costa) ed energia, senza contare che dopo qualche anno il processo va replicato perché i CD-rom sono tutto tranne che eterni. Tutte cose che fatte una tantum pesano poco, ma se siete onnivori e curiosi come me rischiano di diventare un secondo lavoro.

7) Convenienza

Specificato quanto sopra siamo arrivati al momento di interrogarci se il prezzo a cui vengono venduti questi file sia equo. Credo che se mi avete seguito nei ragionamenti concorderete che un oggetto con caratteristiche tanto mediocri (scarsa qualità audio, mancanza di apparato informazionale-iconografico, limiti della licenza d’uso e problematiche di conservazione e di ascolto) non possa costare che un decimo di un cd fisico (diciamo un paio di euri per album). E invece attualmente il costo di un CD virtuale varia tra la metà e i 2/3 di quello di un CD fisico e, a mio parere, date le differenze risulta decisamente più conveniente ed interessante quello fisico che, ad un costo leggermente superiore, mi da molti vantaggi non ultimo, come scritto prima, quello di poter teoricamente recuperare l’investimento rivendendolo (teoricamente anche guadagnandoci).

Ci sono poi dei casi al limite dell’assurdo come quelli che vi documento di seguito specificandovi che gli screenshot che troverete sono stati fatti lo stesso giorno a pochi minuti l’uno dall’altro.

Sto parlando di quei dischi che vengono venduti nei negozi a prezzi particolarmente bassi come, prendo ad esempio un lavoro che mi è molto familiare, “Pollution” di Franco Battiato.

Quando sono andato su Itunes (il sito principe per il mercato virtuale della musica, ma non l’unico) l’ho trovato in vendita a queste condizioni (e vi risparmio la surreale divisione delle tracce che compongono il disco):

Andando invece a spulciare su Amazon (a mio parere il migliore sito tra quelli generalisti che vendono musica fisica) l’ho trovato a questo prezzo:

noterete che il CD fisico risulta costare il 43% MENO dei file virtuali, e tutto questo la dice lunga su come le case discografiche stiano gestendo il business della musica digitale, non perdendo mai occasione per mostrare il loro dilettantismo e la loro avida approssimazione.

Da parte mia quindi non c’è nessuna preclusione pregiudiziale. Se i signori della musica impareranno a fare bene i loro prodotti, a venderli ad un prezzo consono e a non renderne (di fatto) impraticabile la loro fruizione sarò ben lieto di diventare loro cliente anche in questo settore (dopo esserlo già stato nel mercato del vinile ed esserlo ancora in quello dei CD).

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2 thoughts on “Perché non compro mp3

  1. Vincenzo ha detto:

    Verginalmente implacabile, come piace a noi! Applausi!

  2. AbulQasim ha detto:

    mi inchino e ringrazio 🙂

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