MILVA “Non conosco nessun Patrizio !”, 2010, Universal

E’ evidente che a Battiato non piacciano le trilogie. Prima tutto il gioco fatto con i vari Fleurs, ora questo terzo disco prodotto per Milva che, a tutti gli effetti, più che il terzo sembra essere il secondo e mezzo.

Già perché questo CD appare per molti aspetti come un mezzo disco. Dalla durata di poco più di mezzora (pur potendo pescare nell’enorme serbatoio delle composizioni di Battiato), alla scaletta che trova il modo di riproporre 2 delle canzoni già incise da Milva in precedenza e che contiene un unico vero inedito (quello che da il titolo al disco), fino alla scelta di realizzarlo con gli abituali collaboratori del Battiato del nuovo millennio (Carlo Guaitoli al pianoforte, il Nuovo Quartetto Italiano, Davide Ferrario alle chitarre, Pino “Pinaxa” Pischetola a gestire i ritmi elettronici e Angelo Privitera a…. ah no, Privitera non c’è e forse sarà stato Battiato stesso a suonare le tastiere),
tutto lascerebbe intendere un impegno relativamente ridotto del nostro in questa produzione sia per le energie utilizzate sia per i tempi di realizzazione.

Eppure questo mezzo disco è tutt’altro che un brutto disco e ha i suoi, non pochi, aspetti positivi. Intanto va segnalata una scaletta ben divisa tra il Battiato classico e quello sgalambriano e nella quale si sono evitate le hits più famose del nostro (nessuna, ennesima, versione de “La cura” o altri titoli di richiamo come “Voglio vederti danzare” o “La stagione dell’amore“) a favore di brani magari meno conosciuti ma sempre validissimi (meglio se con ampie parti cantate in tedesco, come in “Bist du bei mir“, forse avranno pensato al mercato della Germania dove Milva è sempre molto amata).

Poi va detto che a me suona come quello meglio interpretato da Milva che, come capita spesso ai cantanti quando invecchiano, deve rinunciare a qualche performance vocale iper-atletica per dedicarsi con cura e amore ad interpretare al meglio i vari brani, e questo sforzo da ottimi frutti (in particolare in “Una storia inventata“, canzone che Milva sembra sentire molto sua, o nella mai abbastanza apprezzata “I giorni della monotonia” e in “Io chi sono“).

Gli arrangiamenti, tendenzialmente, mettono al centro il pianoforte (attualmente il pianoforte di Guaitoli sembra esercitare la funzione che anni fa fu del violino di Giusto Pio, essere il centro di gravità acustico delle canzoni) dando vestiti (abbastanza) nuovi e (abbastanza) interessanti a canzoni di assoluto livello quali “Le aquile“, dal magnifico e debordante pianoforte, “I processi del pensiero” caratterizzata da inedite morbidezze, “Io chi sono” dall’introduzione eterea, adattissima al testo, seguita da una ascensione ritmico-armonica sopraffina, “Segnali di vita” anche lei con una bellissima e innovativa parte di pianoforte (viene anche il dubbio che alcune delle idee e dei ripescaggi di questo disco siano poi confluiti nell’ “Up patriots to arms tour” del 2011).

L’inedito che da il titolo al disco è un brano di discreta fattura dall’arrangiamento semplice, forse il più elettronico dei 10 brani che compongono il disco, rinvigorito da una curiosa controvoce filtrata elettronicamente (un campionamento ? la stessa Milva ? Battiato ?), non un brano indimenticabile ma sempre di buon livello.

A quando la ripubblicazione degli altri 2 capitoli di questa intrigante collaborazione (“Milva e dintorni” e “Svegliando l’amante che dorme“), ormai assenti da secoli dai negozi, magari aggiungendovi anche il bel concerto di Milva registrato dalla RAI in occasione del tour del secondo disco ?

E peccato che questi 2 artisti non abbiano mai deciso di celebrare la loro liaison artistica facendo qualche concerto assieme, credo ne sarebbe valsa la pena.

La luce si unisce allo spazio,
sono una cosa sola,
inseparabili

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