Ma dov’è questa crisi ?

Come sa chi mi frequenta ho una incredibile voglia di ascoltare musica classica suonata dal vivo in luoghi adatti a questo scopo. Può sembrare strano ma, pur avendo in vita mia assistito a tantissimi concerti, tra i quali parecchi di musica contemporanea, sono abbastanza digiuno di musica sinfonica ascoltata come si deve.

Sono allora andato sul sito dell’istituto romano più prestigioso tra quelli che si occupano di questo tipo di musica per vedere cosa offriva la loro stagione 2012-2013.

Ho così scoperto che loro organizzano due stagioni (una cosiddetta sinfonica, l’altra denominata cameristica) ricchissime di concerti (piuttosto costosi, ma capisco benissimo che un concerto di un’orchestra costi più di quello di un gruppo rock).

Per risparmiare qualcosa sono andato nella sezione abbonamenti e ho trovato 3 possibilità: l’abbonamento a tutta la stagione sinfonica, quello a tutta la stagione da camera e uno misto da 13 concerti.

Il primo e il secondo li ho subito scartati perché gran parte della loro stagione è occupata da musiche che mi interessano relativamente poco (ricordatevi che non amo quasi tutta la musica ottocentesca…) e spendere tutti quei soldi per ascoltare cose che non desidero più di tanto è una prospettiva che non mi alletta.

La terza possibilità invece mi intrigava: 13 concerti sono tanti ma diluiti nel periodo settembre-maggio si possono fare, sono andato allora a leggermi tra quali concerti potevo selezionare i miei 13 e, purtroppo, ho dovuto verificare che questa selezione pescava in maniera assai discutibile tra l’intero catalogo e riuscivo solo ad estrarre 6 concerti di assoluto interesse per me.

Ci ho ragionato su e poi ho scritto una mail all’ente dicendogli che io volevo abbonarmi, ma le loro condizioni me lo impedivano e gli facevo una proposta conveniente per entrambi. Ho selezionato altri 7 concerti di mio gusto, li ho aggiunti ai 6 indicati da loro e gli ho chiesto se potevo avere un abbonamento VERAMENTE personalizzato.

Prima di andare avanti è giusto che sappiate che, essendo io una persona tendenzialmente onesta, ho costruito il mio pacchetto di concerti in maniera tale che avesse un valore economico globale INFERIORE a quello inizialmente proposto da loro. Pertanto il mio ragionamento era: io vi pago l’abbonamento per dei concerti più economici di quelli che voi mi avete proposto allo stesso prezzo in maniera tale che voi ci guadagnate (vendete un abbonamento che vale 90 allo stesso prezzo di uno che vale 100), ma io in compenso mi abbono a 13 concerti TUTTI interessanti.

Mi sembrava uno scambio equo e speravo che venisse prontamente accettato.

Invece mi hanno risposto (peraltro con garbo, gentilezza e celerità) dicendo che “non sono in grado” di fare abbonamenti così personalizzati e mi hanno detto che ci penseranno per la prossima stagione.

E allora mi sono davvero arrabbiato, perché per fare l’abbonamento personalizzato bastava dare ad uno degli addetti alla biglietteria l’elenco dei concerti indicato sulla mia mail, fargli preparare i relativi biglietti e specificargli che sarei passato a ritirarli pagando la cifra pattuita.

A me non appariva una cosa complicatissima.

Ma quello che più mi ha dato fastidio è il fatto che in tempi di crisi come questi, loro non solo NON si ingegnano a trovare formule adeguate per accontentare tutti gli appassionati che non possono permettersi di comprare così tanti concerti, ma preferiscano perdere un abbonato (il sottoscritto) piuttosto che, con un minimo sforzo, accontentarlo (economicamente guadagnandoci !).

E’ un atteggiamento che da fastidio perché obiettivo di questi enti dovrebbe essere quello di proporre musica di qualità e RIEMPIRE i teatri. Avere formule di abbonamento ferme all’Ottocento indica una mancanza seria di volontà nell’aprire a tutti certi luoghi preferendo (forse) lasciarli a disposizione di una élite economica che dispone di tempo e soldi da dedicare alla musica.

Tanto per dire:

potrebbero fare dei mini-abbonamenti a 5 concerti (scelti dall’utente) con uno sconto fisso,
oppure potrebbero fare della carte prepagate (ti do i soldi subito) utilizzabili poi per comprare i biglietti per qualunque spettacolo con uno sconto fisso (l’Auditorium Parco della Musica fa questa cosa da anni)…

Di strade, per chi le vuole praticare, ce ne sono tantissime e la tecnologia ormai permette di fare cose impensabili per fidelizzare l’appassionato e spingerlo a moltiplicare le presenze nelle sale da concerto (nell’interesse di tutti).

Ma se non c’è la volontà di diffondere il verbo della buona musica e di allargare la platea anche a coloro che hanno fame di musica, ma non necessariamente il portafogli gonfio, ho paura che certa musica rimarrà chiusa in un ghetto che alla lunga potrebbe soffocarla.
Se non ci si rende conto che in questa epoca di cinghie sempre più strette chi produce cultura deve fare i salti mortali e impegnarsi a fondo per non essere spazzato via, allora certi destini sono già segnati.

Andrò a vedere, a prezzo pieno, solo 2 concerti.
Tanto frutterà a lor signori il loro comportamento.
Ma so già che non se ne renderanno conto.

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