GIORGIO GABER “Sexus et politica”, 1970, I dischi dello Zodiaco

Se c’è un disco anomalo nell’ampia discografia gaberiana è questo “Sexus et politica“. Stranissimo progetto capitanato da Virgilio Savona (storico componente dell’indimenticato Quartetto Cetra), incentrato su una serie di testi recuperati dall’antica Roma, elaborati e musicati dallo stesso Savona.
Gaber, all’epoca in fase transitoria tra la prima parte della carriera e l’approdo definitivo al Teatro Canzone, si limita ad interpretare i brani, ma mi sembra di poter dire che la sua sia una partecipazione piena al progetto e non semplicemente una prestazione d’opera.

copertina di "Sexus et politica"

I brani sono arrangiati utilizzando strumenti acustici, senza nessuna pretesa di ricreare atmosfere musicali tipiche di 2000 anni fa ma, al contempo, cercando di renderli funzionali a ricostruire un immaginario antico romano credibile e non straniante.

Tutto il disco gira intorno al cortocircuito provocato dal sentire versi scritti secoli fa, ma cantati alla maniera odierna e, soprattutto, ascoltati da orecchie contemporanee. E’ inevitabile cogliere (o avere l’impressione di cogliere) importanti differenze tra il parlare di amore, morte e politica di oggi e la visione di queste cose che potevano avere nella Roma pre-cattolica.
In particolare (nell’iniziale “La pallida morte“, testo dalle parti de “‘A livella” di Totò e musicalmente un seducente valzerino di campagna, in “Prova a pesare Annibale” e in “Ragiona amico mio” dal cinismo perfettamente in linea con la romanità odierna, come nella lucida rassegnazione di “E’ inutile piangere“) emerge una molto seria leggerezza nel parlare della morte che, se appare in sintonia con il Battiato più recente, sembra parecchio fuori contesto in una società come la nostra dove l’esperienza della morte viene sempre più nascosta e rimossa come se non dovesse mai riguardarci.

Altrettanto sorprende (parlando di testi scritti 2000 anni fa) la leggerezza e il modo esplicito in cui si parla di sesso (l’incredibile Publio Ovidio Nasone di “Donne credetemi” o la “Corinna” dai bruni capelli e dai facilissimi costumi).

Infine la politica (e i costumi) criticati con feroce ironia (ai limiti della cattiveria) ne “I magistrati” (oggi li si etichetterebbe come privilegiatissima casta) o il pacifismo (mai come in questo caso) ante litteram di “Dove andate ?” o, ancora, il benedetto classismo de “Il tavolo d’avorio” che, mutatis mutandis (e dagli con le citazione latine…), potrebbe parlare di certi super-manager odierni.
Da notare che, come si conveniva in quegli anni, nella copertina erano presenti tutta una serie di note per aiutare l’ascoltatore a meglio contestualizzare e comprendere i testi cantati nel disco.

Gaber canta in maniera superba tutti i brani (non sempre viene ricordato quanto fosse bravo ad interpretare con misura, espressività e perfetta intonazione le canzoni del suo repertorio) e Giorgio Casellato arrangia il tutto con mestiere ed eleganza, realizzando sonorità non distanti da quelle del primo De Andrè, con la chitarra acustica al centro di quasi tutte le canzoni spesso contornata dal flauto traverso.

Perfetta unione di intelligenza, curiosità e originalità.

p.s.
Mi piace ricordare che la collana I dischi dello Zodiaco, sussidiaria della Vedette records, che fu un’etichetta che molti della mia generazione ricorderanno per lo strepitoso e coraggioso catalogo che ospitò musicisti di tutto il mondo spesso politicamente impegnati, fu diretta proprio da quel Virgilio Savona passato alla storia quasi esclusivamente per il suo ruolo nel Quartetto Cetra. A dispetto di ciò che è rimasto nell’immaginario popolare, Savona è stato musicista di razza, uomo perfettamente calato nei suoi tempi e capace di scelte coraggiose, personali e non necessariamente in linea con il gusto della grande massa, dotato di quella incredibile dote chiamata umiltà capace di fargli fare lavori di altissimo livello senza necessariamente apparirne come deus ex machina. E di questo, in un mondo dove un po’ tutti corrono ad enfatizzare le proprie, spesso millantate, qualità urlandole al mondo, gli va dato enorme merito.

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