JOOST SMIERS & MARIEKE VAN SCHIJNDEL “La fine del copyright”, 2009, Stampa alternativa

Viviamo in un epoca dove la cultura dominante utilizza tutti i mezzi a sua disposizione non solo per convincere le persone della bontà delle idee che essa porta avanti ma, soprattutto, per convincere le masse che le sue idee siano le uniche possibili, le uniche plausibili.

Questo è vero in generale ed è vero in particolare, nel nostro piccolo, in relazione alle questioni riguardanti i cosiddetti diritti d’autore dove l’ossessivo tam-tam mass-mediatico non smette mai di ricordarci quanto sia importante l’esistenza di questi diritti e quanto siano criminali coloro che, anche senza ricavarne lucro, contribuiscono allo scambio di materiali protetti da copyright.
Mi ha fatto pertanto piacere imbattermi in questo piccolo libro scritto da Joost Smiers e Marieke van Schijndel (e pubblicato qui da noi dalla sempre grande Stampa alternativa) che cerca di approcciare questa questione in maniera scevra da pregiudizi e concretamente pragmatica (come piace a me).

copertina de "La fine del copyright"Esagerando nella sintesi possiamo dire che l’analisi del libro parte chiedendosi innanzitutto se l’attuale sistema che gestisce i diritti d’autore funzioni e se sia adatto a ricoprire la funzione che da decenni ricopre. In altre parole la domanda è: l’attuale stato delle cose permette agli autori di libri, dischi, film e quant’altro di ricevere un giusto compenso per il loro lavoro ?

Sembra una domanda fessa ed invece è utilissima a spostare il nostro sguardo dal problema della pirateria (ovvero a come far rispettare le leggi vigenti) ad un livello superiore e più interessante (come funzionano le leggi vigenti ?).

La risposta che gli autori danno alla domanda è negativa. L’attuale sistema garantisce enormi guadagni per pochi soggetti e minimi, se non nulli, guadagni per moltissimi altri.

L’interpretazione che gli autori danno di questo fenomeno, e che io condivido, è che per la sua stessa natura di “proprietà” (vendibile, comprabile…) il diritto d’autore favorisce la nascita di colossi editoriali capaci, attraverso mostruosi investimenti nel marketing, di avere un sostanziale controllo del mercato culturale monopolizzandolo e costringendo i consumatori a comprare solo i suoi prodotti (si desidera ciò che si vede, si compra ciò che si desidera, come direbbe Hannibal Lecter), con tutto quello che significa questo fenomeno in termini di devastazione della cultura mondiale.

Sempre secondo gli autori questo sistema non è riformabile (e spiegano il perché con dovizia di pagine) e la soluzione che propongono è quella dell’abolizione tout court del diritto d’autore (e del copyright, sono due cose diverse ma vengono trattate analogamente).

La loro teoria è, sempre detto in esagerata sintesi, che senza i diritti d’autore il mercato vedrebbe scomparire totalmente i best-sellers (nessuno avrebbe più ragione di investire tanti soldi in un prodotto che altri ti possono copiare) e la morte del marketing permetterebbe ai consumatori di ricominciare a farsi opinioni davvero proprie (e non imposte da campagne multimilionarie), il mercato si frammenterebbe in moltissime nicchie più o meno equivalenti all’interno delle quali dovrebbero nascere con una certa facilità dei, come li chiamano gli autori, well-sellers. L’obiettivo finale sarebbe quello di avere una torta più piccola ma divisa molto meglio che diminuisca le distanze (attualmente abissali) tra chi vende moltissimo e chi quasi nulla.

Tutto questo viene illustrato e spiegato piuttosto bene dagli autori che, a mio parere, mostrano in maniera efficace sia i difetti dell’attuale sistema sia i pregi dell’alternativa. Naturalmente il loro obiettivo è quello di animare una discussione che per andare avanti potrebbe avere bisogno di ulteriori studi che dimostrino la fondatezza delle loro tesi, ma è certo che il disegno che ci mostrano è davvero interessante e seducente anche perché in questo modo davvero si darebbe la possibilità ad ogni artista di fare la propria strada senza dover giocare una partita truccata da rapporti di forza straordinariamente svantaggiosi.

Non fatevi ingannare dalla mia estrema sintesi, il libro affronta punto per punto tutte le questioni (e si parla anche di brevetti, brand e altro ancora) corroborando le proprie tesi con argomenti di assoluto spessore.

Condividerli o meno è invece questione personale, ma la mia impressione è che in questo libro ci sia non solo fumo, ma anche molto arrosto.

Chiudo con una piccola citazione dal libro. Una delle cose che mi stanno a cuore, in ambito musicale, è la scomparsa di tantissimi dischi dal mercato. Lavori, a volte anche di grande qualità, mai ristampati che da decenni sono introvabili e sono, di fatto, negati, a coloro che volessero ascoltarli (ve ne accennai in questo post parecchio tempo fa). Anche di queste opere, che gli autori definiscono orfane, si parla all’interno del libro.

A fianco del piccolo estratto dal libro, la copertina di una di queste opere incomprensibilmente negata a tutti noi.

Legione Straniera<<<Un punto molto discusso negli ultimi anni riguarda il fatto che un gran numero di opere sono diventate “orfane”. Cosa vuol dire ? Significa che moltissimi libri, brani musicali, film e immagini rimangono ancora soggetti al diritto d’autore. Formalmente non sono ancora passati nel pubblico dominio. Al contempo però in moltissimi casi non esistono più proprietari che sfruttino commercialmente tali opere, o forse ignorano addirittura di essere in possesso di creazioni artistiche tuttora coperte da copyright. Oggi che il diritto d’autore ha una scadenza assai lunga, centinaia di migliaia di opere vengono così sottratte al pubblico dominio, mentre nessuno può usarle liberamente senza commettere dei reati. Il più delle volte non c’è alcun interesse a sfruttare commercialmente queste opere, o a preservarne l’integrità artistica. Questo tipo di opere vengono definite “orfane”. In altre parole, una parte considerevole del nostro patrimonio culturale è condannata a rimanere inutilizzata.>>>

p.s.
A tutti i maliziosi che leggeranno questo articolo specifico che il libro in questione è pubblicato sotto una licenza Creative Commons.

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