SIMEON TEN HOLT, “Canto ostinato”, 2005, Brilliant classics

Lo scorso 25 novembre è morto Simeon ten Holt, una figura poco nota, ma, a mio parere, uno tra i più importanti compositori (più o meno) minimalisti europei.

Olandese, nato nel 1923, è di una decina d’anni più anziano dei minimalisti americani che diedero il via ad un movimento musicale dirompente e innovativo. Vive la propria evoluzione musicale relativamente appartato e solo negli anni ’70 abbraccia, e fa sua con grande personalità, la musica minimalista.

Il suo lavoro più famoso, e quello con il quale lo voglio ricordare, si intitola “Canto ostinato“. E’ un lavoro concepito in maniera tale da poter essere suonato da svariati ensemble (generalmente di sole tastiere) e la cui durata non è stata prevista dall’autore. Similmente allo storico “In C” di Terry Riley, e certamente ispirato a lui, è strutturato per cellule melodiche (ten Holt le chiama sezioni o oggetti) che l’esecutore può ripetere quante volte vuole e sulle quali ha la possibilità di intervenire con un certo grado di libertà.
Tanto per darvi un’idea vi posso dire che io ne possiedo alcune incisioni a partire da quella storica, per 4 pianoforti, risalente al 1988, la prima pubblicata su CD, che dura circa 2 ore e 40 minuti, occupando 3 dischi, e le due, di cui parlerò sotto, che occupano rispettivamente un solo CD (versione per 2 pianoforti, durata poco meno di un’ora e venti minuti) e 2 CD (versione per 4 pianoforti per un total timing intorno alle 2 ore e 20 minuti).
Quindi un brano molto flessibile che unisce la sua grande bellezza e piacevolezza all’ascolto con una alta dose di indeterminatezza (e già solo per avere tutte queste caratteristiche merita l’applauso). Ho anche assistito ad un concerto in cui è stato eseguito (2 pianoforti per poco più di un’ora) in una versione sprint (ma sempre apprezzabile).

 canto_ostinato_88

Va anche detto che ne esistono versioni per 3 pianoforti e un organo, per pianoforti preparati, per due pianoforti e due marimbe e probabilmente anche per altri strumenti.

La forza di questo brano risiede nella maniera con cui riesce ad unire una struttura relativamente rigida e ripetitiva, che si muove in uno spazio a volte tonale e a volte no, con un lirismo ed una capacità espressiva incredibile. E’ come se ten Holt sia riuscito a legare al meglio il gusto per l’iterazione e la trance musicale tipico dei minimalisti americani con i secoli di storia musicale europea. “Canto ostinato” riesce, verrebbe da dire miracolosamente, ad essere allo stesso tempo un pezzo strutturalmente minimalista pur contenendo al suo interno un senso per la melodia e una capacità di parlare dritto al nostro cuore ai limiti della commozione. Una doppia anima che il compositore riesce a coniugare con una compiutezza ed efficacia mai ascoltata precedentemente (e forse neanche dopo) in ambito musicale.

Va forse specificato che durante l’esecuzione delle più di 100 sezioni che compongono l’opera si passa da atmosfere struggenti ad altre più matematiche sfiorando in alcuni momenti anche situazioni quasi-caotiche. Ma ascoltarlo significa affidarsi ad un flusso sonoro di incessante bellezza, continua mutevolezza (anche di intensità) all’interno di una ritmica costante che funge da àncora a tutto il lavoro.

In Italia non è mai stato facile trovare i dischi con la sua musica, attualmente dobbiamo ringraziare la Brilliant classics (alla quale prima o poi dovrò dedicare uno dei miei post) per aver inserito tra le sue pubblicazioni, che hanno una buona diffusione, questi due cofanetti:

  • Minimal piano collection, vol. X-XX“, seguito del cofanettone di cui vi parlai in questo post, composto da 11 CD (ed un CD-rom) strapieni di buona minimal music (tutte composizioni per 2 o più pianoforti) tra le quali una versione fast di “Canto ostinato“, per 2 pianoforti, che occupa il primo disco del box,
  • oppure il più esclusivo “Simeon ten Holt: complete multiple piano works” (sempre 11 CD) che oltre a “Canto ostinato” (una versione che occupa 2 CD), ospita gli altri suoi lavori minimalisti quali “Horizon” (2 CD), “Incantatie IV” (2 CD), “Lemniscaat” (2 CD), “Meandres” (2 CD) e “Shadow nor prey” (un solo CD), tutti lavori di altissima qualità e che non sfigurano accanto agli altri capolavori del minimalismo.

TenHolt_box

Non è un caso che al centro di tutte queste esecuzioni ci sia Jeroen van Veen, un valido pianista, e compositore, olandese, devoto al verbo minimal, testimonianza di come, almeno in Olanda, l’eredità di ten Holt sia stata raccolta da musicisti e compositori (prima o poi ve ne parlerò) che fanno si che la fiamma accesa dal loro maestro non si spenga con la sua morte.

Un grande misconosciuto della musica del secondo ‘900.
(cliccate qui per andare sul sito ufficiale a lui dedicato)

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