Vinilmania

Negli ultimi 4-5 anni si è diffusa a macchia d’olio quella che a me appare come una strana forma di retorica pro-vinile che mi trova assolutamente in disaccordo.
Detto in estrema sintesi: viene continuamente ripetuto il concetto secondo il quale il vinile sarebbe un supporto migliore rispetto al CD (e in generale ai formati digitali).

Personalmente credo che sia un atteggiamento nostalgico e, in qualche modo, tecnologicamente reazionario e cercherò di argomentare cosa non condivido di questa affermazione.

1° flashback – gli anni ’80

Ho iniziato a comprare dischi con regolarità intorno al 1978 ed ho continuato a farlo fino alla fine degli anni ’80. Ho una serie di ricordi chiarissimi su quello che significava avere a che fare con i vinili.
A parte le attenzioni che richiedevano (e che ho traslato anche nel mio modo di trattare i CD) tali da trasformare il gesto di mettere un disco in una strana danza rituale con l’obbiettivo di non graffiarlo, di non toccarne la superficie e di evitare il più possibile che prendesse polvere, quello che ricordo con rabbia era la facilità con la quale, nonostante le attenzioni di cui sopra, quel certo disco iniziasse a presentare dei fastidiosissimi toc in certi momenti dell’ascolto, mostrasse alla vista degli inspiegabili graffi ed evidenziasse all’ascolto difetti sonori di varia natura e tipologia. Quante volte mi è capitato che, appena aperto un disco nuovo e messo sul piatto, questi mostrasse una ondulazione inaccettabile che causava movimenti sussultori della puntina con relativa distorsione dei suoni, quante volte bastavano pochi ascolti per pregiudicare la qualità dell’ascolto senza poter più rimediare alla cosa.

Perché il primo concetto che voglio (ri)stabilire chiaro e forte è che gli LP si usurano.
Non c’è niente da fare: più li ascolti più la qualità degrada (fino all’assurdo di tante persone che, all’epoca, per conservarlo meglio possibile, compravano il disco, lo suonavano una sola volta, registrandolo su cassetta, per poi ascoltare solamente quest’ultima, con tutti i ben noti limiti audio di questo supporto).

Il secondo concetto che voglio sottolinearvi è che, quando l’industria discografica aveva il vinile come supporto principale per la diffusione dei suoi prodotti, spessissimo li realizzava da cani: sottili come ostie (e quindi facili a ondularsi) e stampati malissimo (con suoni che si impastavano e tutto erano tranne che hi-fi, qualcuno ricorda la “Linea Orizzonte” della Ricordi e come suonava ?).

In quegli anni io (e non solo io) sognavo un qualche lettore laser che leggesse i solchi senza creare attrito e quindi preservasse la qualità del disco.
Sognavamo uno strumento per sentire i dischi che non fosse il giradischi. Apparecchio dalla complicatissima gestione:

  • e la puntina che doveva essere perfettamente perpendicolare al disco,
  • e il peso della puntina che doveva essere tarato per non essere troppo leggero (altrimenti i dischi saltavano), ma neanche troppo pesante (altrimenti i dischi si aravano),
  • e la puntina che andava ogni tanto cambiata perché altrimenti rovinava i dischi e l’ascolto,
  • e la velocità del piatto che deve essere costante (altrimenti il disco suonava a ondate, il famoso wow & flutter), ma anche precisa (altrimenti il disco suonava troppo veloce o troppo lentamente)…

Insomma, una roba da ingegneri, sempre con bilancini, specchietti e strumentazione varia a cercare di capire se tutto era tarato nel modo giusto…
Credetemi, perché io c’ero: era un vero inferno, e senza prospettive di soluzione.

In tutta onestà, quando arrivarono i primi lettori di CD mi sembrò di toccare il cielo con un dito sapendo che mi lasciavo dietro tutte queste problematiche.

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2° flashback – gli anni ’00

Mi trovavo in una delle salette minori dell’Auditorium Parco della Musica in un contesto nel quale si parlava dei Genesis periodo-Gabriel alternando le chiacchiere con ascolti tratti da alcuni dei loro dischi. Per l’ascolto i docenti avevano la possibilità di utilizzare un impianto di assoluto valore (e costosissimo) considerato tra i più prestigiosi dei nostri giorni. Come sorgenti sonore scelsero di utilizzare le recenti riedizioni dei dischi dei Genesis e hanno alternato tra loro il classico CD, il DVD-audio e gli LP (180 grammi e bla…bla…bla…).
Quando, ad un certo punto, ci hanno chiesto su quale supporto volessimo ascoltare un brano (credo fosse “Supper’s ready“) gli astanti hanno, praticamente in coro, richiesto il vinile.

Orbene, voi siete liberi di non credermi, e poi su queste cose ognuno ha le sue percezioni, ma io vi assicuro, e lo giuro sui figli di Berlusconi, che nei momenti più delicati del pezzo, quando gli strumenti quasi scompaiono e rimane solo la voce di Gabriel e poco più, con il volume dell’impianto giustamente altissimo, il vinile ha prodotto un tale fruscìo di fondo (ineliminabile perché è proprio dall’attrito tra puntina e solchi che nasce ciò che si ascolta) che io, dopo anni e anni di ascolti digitali, mi sono trovato a disagio, e quasi imbarazzato, trovandolo assolutamente I-N-S-O-P-P-O-R-T-A-B-I-L-E (e naturalmente negli altri ascolti fatti con i CD o i DVD semplicemente non esisteva nulla di simile).
Dentro di me ho pensato: possibile che non si accorgano di questo frastuono, possibile che davvero ritengano migliore questa tipologia di riproduzione ?

Conclusioni

Il CD ha tanti difetti, e nel periodo fine anni-80/primi anni ’90 spesso le case discografiche hanno fatto delle digitalizzazioni indecenti (ne accennai tempo fa in questo post). Sempre in quegli anni hanno spesso sbagliato la fabbricazione e tanti CD si sono abbronzati (ne parleremo presto) per la loro imperizia. Ma a distanza di oltre 20 anni il CD è ormai un prodotto maturo che, a mio parere personalissimo, risulta decisamente superiore al vecchio vinile sia dal punto di vista della qualità sonora sia dal punto di vista della gestione dell’oggetto e della sua utilizzazione (soprattutto se non lo si confronta in astratto, ma se ne fa esperienza reale e protratta nel tempo).

Ma quello che mi infastidisce di più degli integralisti vinilici è che, a fronte di alcuni indiscutibili limiti tecnici del supporto CD, essi si sono infilati in una inutile battaglia di retroguardia (subito assecondati dall’industria discografica che si è prontamente buttata sul nuovo/vecchio mercato).

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Se avessero guardato avanti e quindi, ad esempio, puntato la loro attenzione/passione su prodotti tecnologicamente più avanzati rispetto al CD (invece di insistere su un oggetto limitatissimo quale il vinile) magari oggi avremmo accanto al vecchio CD un piccolo mercato di (tanto per fare un esempio) SACD (SuperAudioCD) o di DVD-audio che davvero potevano migliorare la qualità dei nostri ascolti senza per questo perdere ciò che di buono c’era nel formato precedente.
Se invece dei piccoli reparti di LP che oggi ci sono nei negozi di dischi avessimo dei reparti di SACD, o altro formato magari ancora migliore, davvero avremmo fatto un passo in avanti.
E invece, schiacciati da un lato dal mercato discografico e dall’altro dai nostalgici vintage, continuiamo a girare a vuoto incapaci di innovare tecnologicamente un ambito che potrebbe darci davvero moltissimo.

Detto in altra maniera: come mai in ambito video si è passati dalle VHS ai DVD ai BluRay e invece in ambito musicale ci siamo fermati al CD ? Dove sono i BluRay della musica ?

E quando inizieremo ad ascoltare con le nostre orecchie e non tramite quelle della vox populi ?

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13 thoughts on “Vinilmania

  1. Vincenzo ha detto:

    Però le copertine dei vinili….. 😛

  2. Anonimo ha detto:

    Quello che tu hai scritto ha del vero, solo che necessitano delle precisazioni. Premesso che per 20 anni sono stato agente delle messaggerie musicali nel periodo del massimo splendore, ho visto tutti i processi di stampa di un vinile. La qualità del vinile è dovuta in gran parte ad alcuni fattori. La pasta e la quantità utilizzata, la matrice e il master audio. Nei dischi di classica che normalmente costano (costavano) circa il 30% in più, la pasta utilizzata era la migliore, la quantità dosata la grammo, la matrice non tirava mai più di 1000 copie, il master audio era particolarmente accurato. Da qui la miglior qualità. All’opposto nelle serie economiche (linea tre, record bazar ecc.) la tiratura dello stampo andava oltre le 10mila copie, grammatura inferiore e pasta scadente. Inoltre esistevano delle persone che “random” ascoltavano un vinile ogni tot per verificare la qualità. Cosa impensabile adesso. Poi vi sono altri fattori come imballaggio e stoccaggio (mai a pacchi uno sopra l’altro) e cosi via. Tempi passati. Il vinile ha una qualità decisamente superiore (banda di frequenza impensabile per un cd). Lettori. Il giradischi è fondamentale. I compatti (pezzo unico con radio, ampli e cosi via) hanno rovinato il mercato. Oltre a un motore a trazione diretta con strobo per la velocità (fi facile uso) puntina, testina e conchiglia sono fondamentali. La pesatura e l’angolazione difficili ma non possibili. La miglior qualità si raggiungeva (senza rischi di usura o graffiatura) con un giradischi a braccetto tangenziale della B&O che era perfetto in tutto. Tranne nel prezzo. Costava oltre 30 volte uno normale. Non raggiungibile. La miglior qualità del vinile con adeguato sistema di lettura delle tracce è dovuta al fatto che dalla testina esce un suono “passivo”. L’amplificatore faceva il resto magari con equalizzatore e compressore/espansore a parte. La lettura laser è diretta. Il ritorno al vinile è solo una strategia commerciale delle case discografiche. Il costo di produzione di un cd è di molto inferiore. Pensa solo alle etichette su ogni lato del vinile. Il costo del cd è inferiore alle copertine di LP. Quindi non vedrai mai un cd come dici tu dentro una busta LP. Personalmente dispongo di quasi tutta la discografia distribuita dalle MM dal 1972 al 1990. Sono migliaia e migliaia di LP, 45 giri, MC, stereosette e CD in quanto veniva tutte le settimane veniva dato il “servizio novità” delle etichette distribuite. Moltissimi non sono neppure aperti, mai ascoltati. Ma c’è un periodo (non ricordo bene le annate) nel quale i Cd non sono più leggibili in nessun modo. Non dire che i cd sono immortali. Errore. Anche loro si degradano per la chimica usata per la stampa. E poi sicuramente troveranno il modo di non farli più leggere dai normali lettori e dai computer (come già avviene). Cosi li ricomprerai magari per la terza volta. Sempre disponibile. Un saluto

  3. Anonimo ha detto:

    Dimenticavo. Il costo di produzione industriale di un Cd e per industriale intendo supporto con guscio, cover e contenuto musicale è inferiore a 1.50 euro (dato ufficiale) per una tiratura di 20mila copie. Visto il degrado generale della musica leggera italiana 20mila sono già un disco di platino (nel 1975 erano 500mila copie e 100mila il disco d’oro). Per i pochi cantanti italiani che superano le 20mila copie il costo scende anche a un euro. The dark side dei pink floyd ha venduto quasi 40milioni di copie tra cd e lp. Cosi tanto per dire

    • AbulQasim ha detto:

      grazie per il doppio commento 🙂
      io mi sono limitato a raccontare la mia esperienza di “utente” (senza particolari fisime audiofile e senza grandi mezzi economici, non ho mai potuto spendere follie per l’hi-fi), aggiungendoci un pizzico di antropologia dell’acquirente di LP.
      Le tue osservazioni direi che corroborano quanto scritto da me. Ribadisco che non mi interessa tanto stabilire chi, fra CD o LP, sia superiore in astratto o in assoluto. Ma mi interessa stabilire quale dei 2 formati concretamente, nella vita quotidiana di una persona che ascolta ogni giorno almeno 3 o 4 dischi, renda meglio e soddisfi le aspettative di una buona resa audio.
      E già che ci sono ribadisco pure che le mie sono solo opinioni, senza ambizioni di convincere l’intero mondo di quello che affermo.
      Sulla durata dei CD posso solo dire che, ad oggi, quelli comprati nella seconda metà degli anni ’80 continuano a sentirsi bene, esclusi quelli che, già dopo 2 o 3 anni, si erano “abbronzati” per evidente difetto di fabbricazione. Non so se siano eterni. Direi che ne riparliamo tra una ventina d’anni (se sarò ancora vivo) e vedremo cosa sarà successo.
      Quella sulle copertine era una battuta, ma, economicamente, non capisco perchè sia possibile stampare un LP in copertina cartonata grande e non un CD, magari costerebbe un po’ di più, ma ne fanno già tante di edizioni più costose arricchendole in svariati modi…

  4. allelimo ha detto:

    AbulQasim, mi sono commosso a leggere esattamente quello che penso io sulla questione vinile/cd.
    🙂

  5. allelimo ha detto:

    una risposta invece alla domanda: “dove sono i blue ray della musica”?
    non ci sono, se non nella fantasia degli audiofili e nelle speranze degli uomini del marketing delle case discografiche.
    il cd (44,1 khz/16 bit) ha tutte le caratteristiche tecniche, date le orecchie della specie umana, per riprodurre esattamente qualsiasi suono esistente.
    si può migliorare la qualità tecnica di un cd rispetto ai numeri? certo che sì.
    questo miglioramento è recepibile dalle nostre orecchie? certo che no.

    nel commento di “anonimo” qui sopra c’è scritto:
    “Il vinile ha una qualità decisamente superiore (banda di frequenza impensabile per un cd).”
    è una cosa tecnicamente senza senso.

    • AbulQasim ha detto:

      in realtà, come tu sai, esistono formati digitali più “precisi”, rispetto al CD, nella trasformazione dell’onda sonora in una serie di coordinate numeriche, ma è sicuramente roba da audiofili e da impianti di un certo livello

  6. allelimo ha detto:

    no.
    formati più precisi del cd non esistono, punto.
    c’è un teorema (Nyquist) che lo dimostra matematicamente, teorema che sta alla base delle scelte fatte al momento di decidere le specifiche tecniche del cd.
    la forma d’onda in uscita da materiale campionato a 16bit/44,1 khz è identica a quella in entrata: una forma d’onda PIU’ identica non esiste.
    anche a livello logico, è un nonsense…

  7. allelimo ha detto:

    a mio parere sì

  8. TALEBANOCOMUNISTA ha detto:

    Prima di parlare di frastuono e vinile sul disco dei Genesis…uno si deve porre la seguente domanda? Hai mai sentito il master originale su nastro? Sai quanto rumore c’è su u un nastro da 1/4 di pollice anni 70′?…Prima di parlare male del vinile informati sulle fonti..Tu mi dirai ah ma sul cd e dvd e blah blah non c’è nulla…Io ti rispondo ci credo lo hanno cancellato via costosissimi software come CEDAR E NONOISE il rumore…

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