CLAUDIO ROCCHI, “Claudio Rocchi”, 1994, Mercury

Con una improvvisa accelerazione della sua malattia il 2013 si è portato via anche Claudio Rocchi. E’ una perdita grande per tutti noi. Non solo per le sue qualità musicali e artistiche (il suo percorso musicale è stato molto originale, ricchissimo, qualitativamente superbo) ma anche per le sue doti umane (chi l’ha conosciuto sa di cosa sto parlando: grande intelligenza, umiltà, simpatia, ottimismo, iper-attività, coraggio…). Sul suo sito (nel frattempo scomparso…) o sulla sua pagina wikipedia troverete informazioni sul suo percorso, qui mi piace ricordarlo attraverso un suo disco tra i meno considerati e che invece occupa nel mio cuore un posto speciale.

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Fu con sorpresa di molti che nel lontano 1994 comparve nei negozi questo disco di Rocchi. Erano passati tantissimi anni dal suo ultimo LP diffuso attraverso i canali tradizionali (era il 1979 quando la Cramps gli pubblicò “Non ce n’è per nessuno“). Nel frattempo il nostro era entrato nel movimento induista noto in Italia come “Hare Krishna” e, pur avendo prodotto anche lì alcuni dischi nei primi anni ’80, era di fatto scomparso dalla scena musicale italiana.

D’improvviso ce lo ritroviamo in gran forma, non più monaco, riaffacciato alla vita “normale” e portatore sano di un bel pacchetto di canzoni di alta qualità, forse scritte durante i 15 anni di assenza o forse frutto della sua nuova condizione.

Il disco si intitola “Claudio Rocchi” come ad affermare con forza che si tratti proprio di lui, che è tornato (va detto che su molti siti viene titolato “Lo scopo della Luna“, ma sulla mia copia non c’è traccia di questa intitolazione, forse adottata da Rocchi stesso in un secondo momento…) e si apre iper-programmaticamente con “Tutto passa (volo magico n.3)” che, fin dal titolo, riallaccia il discorso con l’epoca e le sonorità dei ’70 (quando produsse gli altri due voli magici) e liquida l’ennesimo cambiamento nel suo status (Rocchi non è mai stato fermo a lungo sugli stessi lidi) con un indiscutibile “tutto passa e va“.
E, come a ristabilire amicizie, relazioni e traiettorie, si fa accompagnare (in questo pezzo, ma la cosa caratterizza tutto il disco) da illustri compagni di viaggio degli anni ’70. Qualche nome ?
Lucio Fabbri, Walter Calloni, Paolo Tofani, Alberto Camerini, Walter Maioli, Donatella Bardi, Eugenio Finardi… (se non sapete chi siano informatevi, perché sono tra i tanti, spesso grandi, protagonisti dell’epopea italiana anni ’70, epopea della quale Rocchi fu una delle figure più rappresentative ed originali).
La canzone si apre con un arpeggio di chitarra che dialoga con un flauto (forse proprio ad unire le 2 anime principali di Rocchi fino a quel momento, rock-ballads e India), poi entrano gli altri strumenti introducendo la voce che arriva dopo un paio di minuti. Il testo è un manifesto programmatico cantato con la schiettezza e la sincerità che sono sempre state la cifra stilistica di Rocchi. Il mood di questo pezzo, e di gran parte del CD, è quello di morbide rock-songs dove l’elettricità e la ritmica dialogano con leggerezza e rispetto con le sezioni acustiche (qui oltre al flauto ci sono il violino e il pianoforte). La lunga canzone, oltre 10 minuti, si divide in due sezioni, la prima, che è la canzone vera e propria, alla sua chiusura cede il passo ad una coda di circa 2 minuti nella quale viene ripreso con vigore il tema dello storico e bellissimo “Volo magico n.1” (e il cerchio si chiude del tutto).

Se doveva essere un ritorno, con un brano così fu un ritorno ai massimi livelli.

Gli altri brani del disco sono tutti riusciti con applausi a scena aperta per “L’umana nostalgia” (brano lento e piano-centrico con ospiti Alice, alla voce, e Vincenzo Zitello all’arpa, uno di quei pezzi strappa-emozioni che non possono lasciare indifferenti) e per l’immensa “E’ come è” (voce e chitarra per una ballatona, che se l’avessero scritta i Pink Floyd sarebbe stata un successone planetario, dal testo di inequivocabile forza e sensatezza).

Altri brani degni di menzione sono il robusto rock orientato verso la west-coast di “La musica è sacra” e di “Buona fortuna“, l’intrigante “Proviamo un po’ a scioglierci” dalle eccellenti parti strumentali con l’armonica di Fabio Treves e l’Hammond di Lucio Fabbri ad incrociarsi alla grandissima (e l’indimenticata voce di Donatella Bardi a duettare con Rocchi), “Sto con me” profumata di India (ancora con Finardi e Zitello), la conclusiva “Fuoco“, ancora un pezzo dai forti echi indiani, con Terra Di Benedetto ai vocalizzi e Walter Maioli a fare magie con i suoi strumenti bizzarri.

Un disco musicalmente (ma anche per i testi) di straordinaria apertura e rinnovamento, uno slancio entusiasta verso il futuro senza rinnegare una sola oncia del proprio passato, un disco la cui scarsissima promozione ha impedito di assurgere tra i classici di Rocchi, ma che classico, almeno per me, lo è comunque diventato.

“La musica è come il respiro
ha ritmo e da vita.
La musica esiste comunque,
va solo cercata.
La musica riempie lo spazio,
la musica è sacra”

Ed è stato un onore per me averlo su queste pagine in un commento puntuale ad un mio post su di un disco suo con Paolo Tofani. E’ stato un piacere immenso invece conoscerlo e scambiare qualche frase in occasione di quello che credo sia stato il suo ultimo concerto a Roma.
Claudio Rocchi ci lascia un patrimonio artistico da ascoltare, leggere, guardare di grande qualità che non ci stancheremo di approfondire.

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One thought on “CLAUDIO ROCCHI, “Claudio Rocchi”, 1994, Mercury

  1. Gerardo Carmine Gargiulo ha detto:

    Ciao anche da parte mia al Grande Claudio Rocchi! !!! Fu davvero il caso a farci incontrare quel giorno alla fine degli anni ’60, – entrambi ragazzi – per un provno davanti alla scrivania della mitica “Giusta Spotti ” direttrice artistica delle Edizioni e dell’ etichetta discografica Ariston di proprietà dell’ indimenticabile Alfredo Rossi. ( fratello di Carlo Alberto Rossi grande compositore ) . Ricordo allora con noi due anche un giovanissimo Alberto Salerno ( grande autore di testi e marito della oggi famosissima Mara Maionchi ). Io e Claudio superammo il provino e diventammo autori e poi cantautori della scuderia Arsiton.. Una sola collabrazione tra me e Claudio. ma di prestigio.: la canzone “Io volervo diventare ” di cui io avevo già scritto parole e musica ma che Claudio , su richiesta della Spotti, con la sua particolare vena poetica rese ancora più efficace ” Ti avrei trovato in mezzo al cielo, ti avrei trovato in mezzo all’erba o dentro a un ramo , ti avre trovato ad ogni modo sulla mia strada ..” .. Questa nostra canzone “Io volevo diventare “. venne Interpretata prima da Giovanna e poi da Ornella Vanoni .. Ricordo che quando la sentiii a “Canzonissima” – allora seguitissima tasmissione Rai – , ,ero militare e il Colonnellio quando venne a sapere che ero auiore di questa canzone , mi mandò in licenza premio. !!! Ricordo anche che allora all’Ariston io ero il traduttore per le versioni italiane di tutti i pezzi dei ” Credence Clearwate Revival ” , ma una loro canzone ” Hey tonight” non mi piaceva proprio e allora dissi a Claudio di tradurla e così lui accettò. Peccato, Claudio, che le nostre strade non si siano più incrociate !! E’ pur vero che tu appartenevi ad una famiglia della MIlano bene. ed io ero un meridonale figlio di un panettiere , venuto su con la valigia di cartone, ma allora tra noi ciò non si avvertiva perchè avevamo in comune la nostra bella gioventù e una gran voglia di arrivare al successo . Ed infatti ti ricordi che nella mia prima versione originale della nostra canzone ” Io volevo diventare” il ritornello faceva proprio così ..”.io volevo diventare…io volevo diventare ..un grande artista !!! “. Ciao Claudio e grazie ancora della tua amicizia !!! Gerardo Carmine Gargiulo

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