CHRISTIAN ZINGALES, “Battiato on the beach”, 2010, Arcana edizioni

Come sa chi mi conosce ormai leggo pochissimo (quando ho tempo preferisco ascoltare musica). Fanno eccezione le vacanze durante le quali riesco a trovare un po’ di tempo da dedicare ai tanti libri che mi aspettano ammucchiati nella mia libreria. Tra gli altri quest’anno è stato il turno anche di “Battiato on the beach” di Christian Zingales, libro del 2010, che, per rispetto del titolo, ho letto rigorosamente sotto l’ombrellone-one-one. Ho grande stima di Zingales e amo la sua scrittura, e in questo libro non si smentisce.

battiato_on_the_beach_zingalesSostanzialmente il lavoro è diviso in due parti.
Nella prima Zingales parte dal suo rapporto con Battiato, il modo in cui, giovanissimo, l’ha conosciuto, e da lì prova a delineare alcune caratteristiche forti di Battiato sforzandosi di appoggiare le sue tesi arricchendole di puntuali riferimenti a canzoni (o parti di canzoni), in particolare la sua attenzione si rivolge al ruolo dell’invettiva e a quello di Dio nell’opera battiatiana.

E qui viene il primo punto di merito del libro che, almeno in questa prima parte, come spesso capita a chi scrive di/su Battiato, pur concentrandosi principalmente sui testi delle canzoni, evita di occuparsi esclusivamente o monomaniacalmente del Battiato mistico/spirituale/sacro/esoterico (non vi devo fare l’elenco dei libri che hanno puntato tutto su questo aspetto della poetica del Bat). Il Battiato raccontato e disegnato da Zingales è invece un Battiato più complesso e polidimensionale di quello raccontato da altri, e, a mio gusto e parere, questa è cosa buona e giusta,
Di questa sezione del libro ho anche apprezzato la capacità di trattare l’opera di Battiato come un unicum, saltando tranquillamente dagli anni ’80 al periodo sgalambriano passando al volo tra le corde di Aries, sforzandosi di vedere le sostanziali continuità (che infatti ci sono) tra i vari periodi compositivi e stilistici del nostro.

La seconda parte del libro invece, più canonicamente, affronta il percorso artistico di Battiato cronologicamente dai primi vagiti dei ’60 fino al nuovo millennio. Tanto di cui parlare, spesso troppo a volo d’uccello e senza la possibilità di approfondire come meriterebbero certi lavori. E’ questa la parte meno riuscita del libro che, tra testi delle canzoni ampiamente riportati, crediti dei dischi pedissequamente ripetuti e qualche abbaglio di troppo, arriva fino alla fine senza grossi colpi d’ala e molto di già letto.

Tra gli abbagli ho trovato divertente (e misteriosamente significativo) quello che (immagino per decisione di qualche correttore automatico) dopo alcune citazioni corrette trasforma Sergio Albergoni in un più modesto Sergio Alberghetti.
Ho apprezzato meno quello che inserisce “Nomadi” di Alice ne “Il sole nella pioggia” purtroppo spostando cronologicamente in avanti la sua incisione (Zingales dice che Alice lo incise DOPO “Fisiognomica“, ed invece è stata proprio lei la prima ad incidere questo meraviglioso brano). Ma Zingales non è un abBattiato necrofilo e il suo obiettivo è raccontare una eccellenza italiana dal proprio punto di vista segnalandone le specificità e il percorso. Ed in questo con la sua grammatica vorticosa riesce perfettamente a colpire il suo bersaglio (nonostante il suo smodato amore per Dalla qua e la lo porti fuori fuoco nei confronti e nei paragoni).

Tutti i libri che cercano di spiegare Battiato (o altri artisti) sono libri fondamentalmente inutili e vacui, ma c’è modo e modo di essere inutili, e questo libro di Zingales lo è in maniera deliziosa ed entusiasta.

Tanto basta per raccomandarvene la lettura (nonostante la mia attuale ostilità verso i libri generalisti su Battiato), perché qualche chiave interpretativa delle sue potrebbe sorprendervi e/o illuminarvi in maniera nuova qualche pagina scritta del nostro (compresi gli apprezzamenti per la pittura di Suphan Barzani, quelli per i film di Battiato, particolarmente “Niente è come sembra” e quelli per dischi che anch’io amo moltissimo quali “L’ombrello e la macchina da cucire” o “Battiato“, quello di “Za“).

“…perché poi Battiato è uno che ne ha un altro, di mondo, è uno con il suo mondo, lo gira in tondo entra da una porta esce da un’altra un’altra ancora ne varca ed eccolo sta uscendo per entrare in un’altra, e quanta forza di energie ondivaghe palleggiate indirizzate, perché no, rovesciate, le sue passioni e riuscire improvvisamente ad allontanarsene, un animale seduto nel suo regno, fuori dal mondo, anche dal suo…”

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