PIERO MILESI, “Sirtaki”, 1992, Auditorium edizioni

Ci sono dei pezzi che sono realmente unici. Brani con caratteristiche così particolari da non avere precedenti ne seguiti.

ProveEsorcismiProve, esorcismi” è il titolo di una antologia, curata dalla redazione della (allora, non credo esca ancora) rivista Auditorium, con al suo interno un ottimo panorama, tutto a base di brani inediti, della scena italiana di quei compositori borderline tra musica contemporanea, avanguardia extra-colta e reminiscenze pop che tante soddisfazioni ci diede negli anni ’80 e dintorni. Brani molto interessanti di autori di spessore quali, tra gli altri, Walter Prati, Ludovico Einaudi, Claudio Chianura, Riccardo Sinigaglia, Raffaele Serra.

Il gioiello assoluto di questa raccolta è il brano di Piero Milesi intitolato “Sirtaki“. Il titolo non solo non è ingannatore, ma è perfettamente descrittivo del pezzo che si muove come un sirtaki in una danza circolare degna dei dervisci.

Ma andiamo con ordine: il brano si apre con un suono simile a quello di un triangolo (credo, come le altre sonorità che compongono questa composizione, di natura elettronica) che detta il ritmo del pezzo (rimarrà costante per tutti i 10 minuti di durata). Su questo suono sentiamo una voce umana ripetere una parola (forse “plastics“) e dopo poco parte il sirtaki vero e proprio. Sentiamo i suoni di quello che sembra un bouzouki come se fossero stati fatti a pezzi (dividendo la melodia in piccole parti autonome) e ripresentati a noi in una nuova forma meno lineare (e più sorprendente).
Il brano cresce, il bouzouki si moltiplica, si aggiunge una tastiera (per ora) lenta e solenne, il sirtaki sembra prendere una forma più normale, ma è solo un’illusione, in realtà stiamo ascoltando qualcosa che pare un vetro fatto a pezzi e ricomposto in maniera semi-casuale. Poco dopo il quarto minuto torna la voce (sempre ripetendo la solita parola) e il sirtaki sembra approdare ad una forma definitiva (e anche abbastanza simile a come ci si aspetti sia un sirtaki), ma è solo il prodromo ad una ulteriore mutazione perché, inaspettatamente, la tastiera sviluppa dei temi tipicamente glassiani e ci ritroviamo sbalzati in una specie di “Einstein on the beach” dove la spiaggia è una spiaggia dell’Egeo sulla quale danzatori moderni e antichi ballano fino allo sfinimento una musica senza tempo.

Piero MilesiSo che quella sopra è solo una arida descrizione, ma il punto è che con questo pezzo il compianto Milesi ha realizzato un brano bellissimo e davvero originale, in cui lega insieme mondi che sembravano lontanissimi ed invece sanno fondersi alla perfezione. Un brano unico e per questo indimenticabile.

Nelle note al disco è scritto che “Sirtaki è tratto da Delfi, studio linguistico musicale di Milesi e Ovadia su testo di G.Ritsos“, se tanto mi da tanto è davvero un peccato che di questo lavoro non sia mai stato pubblicato altro, chissà se Moni Ovadia in futuro potrà (e vorrà) recuperarne altri frammenti. L’impressione è che ne varrebbe la pena.

Un gioiellino, inevitabilmente dimenticato.
Un autore che avrebbe meritato ben altra fama.

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