SIAE sempre SIAE fortissimamente SIAE

Questa è un’altra storia (a dir poco) illuminante su quali siano le logiche che guidano la SIAE nel suo sforzo, eterno ed immutabile, di raccattare quattrini.
Come ho già scritto la mia impressione è che la SIAE non si dedichi tanto a cercare di incassare i diritti degli autori per poi a loro distribuirli, quanto cerchi in tutti i modi di ingrassare il più possibile la torta che poi suddivide (secondo criteri piuttosto discutibili) a una parte dei suoi iscritti.

Cliccando qui potrete leggervi dettagliatamente la storia raccontata da Andrea Caovini. Non starò qui a dettagliarvela (è scritta benissimo e potete leggervela quando volete), ma mi limiterò a riepilogare la questione che si è posto il buon Andrea, che è la seguente:

perché se io organizzo un concerto al quale suonano dei non-iscritti SIAE e nel quale vengono eseguite delle musiche NON legate al diritto d’autore (vuoi perché chi le ha scritte non è socio SIAE, magari uno dei musicisti, vuoi perché di dominio pubblico), perché, dicevamo, secondo la SIAE gli organizzatori devono comunque pagare dei soldi alla stessa SIAE ?

L’illogicità della richiesta è evidente: io suono della musica mia, o musica tradizionale o antica, e dovrei dare dei soldi alla SIAE ? (soldi che poi, di fatto, andranno a finire nelle tasche dei soliti noti: Vasco, Ligabue, Guardì…)

risate

Ma perché mai la legge dovrebbe costringermi ad un gesto tanto assurdo (quasi una rapina legalizzata) ?

Il nostro Andrea si è armato di santa pazienza ed ha cercato di capire come funzionino queste regole, e il risultato, in parte sorprendente, lo potete leggere per conto vostro.

tex_nientedibuono

Se vi piacciono i dettagli potete seguire le sue disavventure passo passo direttamente dal suo blog.

Ancora una volta si ribadisce la tendenza della SIAE a cercare IN OGNI MODO di drenare denaro per le proprie casse senza alcun rispetto per il diritto d’autore che dicono di tutelare (che dovrebbe significare dare ad ogni socio il giusto corrispettivo per l’uso che viene fatto delle sue opere) e, per certi versi, anche in barba alla legge.

E un pensiero non può non andare al compianto Claudio Rocchi che, tra le tante ultime cose che ha cercato di fare tentò anche una scalata ai vertici della SIAE senza, purtroppo, raggiungere l’obiettivo prefissato, anche lui si era reso conto di quanto ci sia da lavorare per ridisegnare questo carrozzone ormai fuori controllo.

Una nota va anche ai ragazzi di Patamu che seguiamo con simpatia e il cui tentativo di creare una realtà alternativa per la gestione dei diritti degli autori (espressione che amo molto di più di quella, abusata di diritto d’autore) speriamo abbia successo.

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