LUBOMYR MELNYK “The voice of trees”, 2011, Hinterzimmer records

Quella di Melnyk è una figura abbastanza ai margini della scena musicale che gira intorno al minimalismo. Ucraino, figura appartata (mai saputo di suoi concerti in Italia), creatore di un modo di suonare il pianoforte da lui battezzato continuous music o continuous mode, ha realizzato dischi mai facili da trovare (spesso sostanzialmente autoprodotti).

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Questo disco, dall’ascolto piacevolissimo, è sottotitolato “continuous music for 2 pianos and 3 tubas” e vive dell’incontro tra questi strumenti così diversi fra loro. I pianoforti sono suonati nella consueta modalità-Melnyk ovvero grappoli di note che si inseguono, cluster rapidissimi eseguiti senza interruzione a creare una specie di bordone psichedelico ricco di armonici e risonanze dove micromelodie si sviluppano continuamente morendo un attimo dopo essersi manifestate e lasciando il posto a nuove micromelodie in una girandola ipnotica (qualcosa che potrebbe far pensare ad un Palestine meno violento e più romantico). Su tutto questo le tube espongono i loro suoni lenti e vaporosi, distendono le loro melodie narcolettiche creando un contrasto assolutamente magico per l’ascoltatore che si ritrova in una sorta di doppio paradiso, parte del quale scorre velocissimo mentre l’altra parte si sviluppa in maniera più regolare.
Non è facile spiegarlo ma alcuni momenti di questo disco hanno qualcosa di miracoloso.

Le due parti che lo compongono (entrambe oltre la mezzora, ed entrambe senza un vero e proprio inizio ed una vera e propria fine) al loro interno presentano (anche) momenti di assoluta eccellenza, in alcuni casi capaci di ricordare il miglior Mertens, ma qui al posto delle geometriche e romantiche visioni del compositore fiammingo troviamo questo pianoforte sempre pronto a liberarsi da qualunque costrizione e pronto a dispiegare le sue ali in direzioni continuamente mutanti, con una (apparente) libertà che non diventa mai eccesso o distruzione, ma sempre torna in direzione degli altri strumenti al servizio dei quali si pone con umiltà e passione.
Ci sono anche momenti più (diciamo così) confusi, ma nello svolgersi delle varie sezioni che lo compongono questo brano si sviluppa in direzioni estremamente positive, a tratti addirittura epiche.
E’ una composizione che non da tregua, ti incalza sempre senza darti tempo di riposare o respirare, ma vale la pena lasciarsi travolgere da tanta intensità e tanta bellezza.

Un personaggio da approfondire.

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