FRANCO BATTIATO “Patriots tour”, 1981

Le vie dei bootleg sono misteriose. In tanti anni di carriera e dopo tantissimi tour fatti, quasi sempre a supporto di un nuovo disco, il tour di Battiato che risulta meglio documentato (almeno per quello che risulta a me) è quello susseguente all’uscita dell’LP “Patriots“, presumibilmente iniziato all’uscita del disco (seconda parte del 1980) e terminato in coincidenza con l’uscita de “La voce del padrone” (1981).

Di questo tour mi sono arrivate le registrazioni delle date di Rimini, Firenze, Torino e Roma, e di quest’ultima data abbiamo anche una preziosa (ma purtroppo parziale) video-registrazione grazie alla RAI all’epoca molto attiva nel filmare (e poi trasmettere) concerti di artisti italiani.

Tanta abbondanza è singolare perché “Patriots” non fu un disco particolarmente venduto e ci saremmo aspettati tante registrazioni del tour seguente o di quelli realizzati durante il massimo fulgore di Battiato (tra l’81 e l’83) o più tardi nelle date che seguirono l’uscita de “L’imboscata” e di “Gommalacca” (periodo 1996-1998). E invece gli indomiti bootlegers sembrano essersi scatenati in questi strani anni in cui Battiato cercava di non perdere coloro che l’avevano seguito negli anni della sperimentazione radicale e contemporaneamente cercava di guadagnare nuovi ascoltatori abbassando notevolmente l’osticità della sua proposta musicale. Anni di una nuova gavetta per un musicista che già negli anni ’60 ne aveva fatta tanta, anni di trasferimenti faticosi in automobile da una città all’altra dell’Italia con il suo nucleo di collaboratori strettissimi con cui condivise questi anni ruggenti (su tutti Giusto Pio e Filippo Destrieri).

Proveremo a seguire Battiato attraverso i concerti che ci sono pervenuti per provare a tessere una cronaca postuma di questo periodo di formazione del Battiato pop-star 😉

Per tutti i concerti la formazione sul palco è la seguente:

  • Franco Battiato: voce, chitarra elettrica e tastiere
  • Giusto Pio: violino e tastiere
  • Filippo Destrieri: tastiere
  • Donato Scolese: batteria e vibrafono
  • Gianfranco D’Adda: batteria e percussioni
  • Toni Dresti: basso

– Firenze 8 febbraio 1981

In questa occasione Battiato divide la scaletta in due parti qualitativamente diverse: nella prima da spazio alla recente produzione pop, selezionando 14 canzoni tra le quali tutte le tracce di “Patriots” e 6/7 de “L’era del cinghiale bianco” (manca all’appello la sola “Pasqua etiope“). Negli arrangiamenti in evidenza il violino di Giusto Pio (che si fa carico di moltissimo lavoro, spettacolare nelle versioni ad alta energia di “Frammenti” e “Strade dell’est“, immensamente lirico in “Sequenze e frequenze” e “Aria di rivoluzione“), il vibrafono di Donato Scolese (“Il re del mondo“, “Stranizza d’amuri“, “No U turn“…) e le tastiere di Phil Destrieri (base di gran parte dei pezzi, spettacolare e brillante in “Frammenti“). I brani non sono pedissequamente allineati alle versioni in studio, ma acquistano in spazio con un pizzico di energia in più (specie i brani di “Patriots“) e la grande capacità del Battiato di allora (oggi forse si è un po’ persa) di adattare i pezzi alle possibilità e ai colori dei musicisti coinvolti nel tour (e non il contrario).
In questa prima parte del concerto spicca anche l’inedito “Bulgarian song” (la cui musica, qualche anno dopo, notoriamente, trasmigrerà ne “Il sole di Austerlitz“) per voce e tastiere.

Dopo questa prima parte Battiato regala ai presenti una ricca scelta dal suo repertorio più antico (da “Fetus” a “Clic“): “Mutazione” (ottime le tastiere conclusive), “Areknames“, “Sequenze e frequenze” (la versione di questo tour rimane insuperata rispetto a tutte quelle che seguiranno), “No U turn” (insolitamente delicatissima), “Propiedad prohibida” e “Aria di rivoluzione” (ancora con “chi andrà alla fucilazione” e un bella coda finale con il violino di Pio che si intreccia con la voce di Battiato splendidamente). Sono versioni abbastanza ammorbidite rispetto alla forza e all’ambizione degli originali, ma sempre di tutto rispetto.

Conclusione del concerto con (veri) bis: tornano “Up patriots to arms” e “L’era del cinghiale bianco” più, su richiesta insistita del pubblico, una versione sostanzialmente improvvisata, ma niente male, di “Per Elisa“, la canzone scritta per Alice che proprio il giorno prima aveva vinto il Festival di Sanremo. Una chicca che potrebbe essere un’esecuzione più unica che rara.

Battiato vocalmente in gran forma (qua e la anche ardito nell’uso della voce), allegro (oserei dire giocoso) e a suo agio sul palco e l’impressione generale è quella di una band che si diverta molto e nella quale i musicisti abbiano spesso la possibilità di sbizzarrirsi con qualche improvvisazione.
C’è tanta voglia di suonare più che attenzione ad eseguire uno spartito.

1981_firenze

– Roma 15 febbraio 1981

Dopo una settimana ritroviamo Battiato a Roma. La scaletta cambia e mischia brani vecchi e nuovi senza più le rigidità della tappa fiorentina. Diminuiscono però le canzoni: tra quelle provenienti da “Patriots” sparisce “Prospettiva Nevski” (all’epoca non era ancora diventata il classico che è oggi) mentre tra i pezzi del Cinghiale evapora “Stranizza d’amuri” (e anche per questo pezzo vale il discorso fatto prima). Sopravvive “Bulgarian song” (qui in una versione dove compare anche il violino) mentre non c’è più traccia (ma questo ce lo aspettavamo) di “Per Elisa“. Tra i pezzi antichi sparisce pure “No U turn“. Globalmente un set più corto di una ventina di minuti (e vai a sapere perché…).

Gli arrangiamenti, ovviamente, sono gli stessi del concerto fiorentino, uniche cose da segnalare il clima meno rilassato e giocoso (forse la presenza delle telecamere), il bel borbottare della coda de “Le aquile“, una “Strade dell’est” ancora strepitosa e le versioni stellari di “Sequenze e frequenze” e “Aria di rivoluzione“, quest’ultima dal finale dilatato all’inverosimile (evidentemente l’eseguirle ripetutamente aveva affinato la sintonia tra i musicisti, con il violino di Giusto Pio grandissimo sia nelle improvvisazioni sia nel suonare i temi principali dei due pezzi).

Come accennato sopra, di questo concerto esiste anche una registrazione RAI che ne mandò in onda meno di 40 minuti (circa metà concerto, esagerati…) che è fortunosamente reperibile in rete (non certo per merito della RAI che di tutte queste registrazioni sembra non volersene far nulla).

1981_roma

– Rimini 1981

Del concerto riminese non conosciamo la data esatta, e ci sono giunte solo un pugno di tracce per meno di un’ora di musica. Il set sembra comunque costruito (come i precedenti) soprattutto sui brani tratti dal Cinghiale e da “Patriots“.
Il re del mondo” apre il concerto con una esecuzione sopraffina, ma è tutto il concerto ad essere suonato divinamente, con una band che ormai si conosce a memoria e conosce a memoria il repertorio. Battiato un po’ più ingessato rispetto ai concerti precedenti, che fa il suo senza gigioneggiare più di tanto.
Il gioiellino di questo bootleg è l’ennesima splendida esecuzione di “Sequenze e frequenze” con il dialogo tra le tastiere e il violino semplicemente perfetto, il giusto spazio all’improvvisazione, la voce di Battiato da brividi e il vibrafono ad aggiungere emozione. Siamo lontanissimi dall’originale, ma i 10 minuti abbondanti di questa interpretazione avrebbero meritato una pubblicazione ufficiale tanto sono belli.

L’impressione che sia un concerto estivo, o comunque tardo-primaverile, viene sia dalla location, tipicamente vacanziera, sia dall’annuncio di Battiato che presenta l’allora inedita “Bandiera bianca” dicendo che in precedenza la cantava su una base e che qui per la seconda volta la esegue completamente dal vivo (eccellente la performance vocale del nostro caratterizzata in certi frangenti da note allungatissime).

1981_rimini

– Torino 9 giugno 1981

Anche il concerto di Torino si apre con “Il re del mondo“, un pochino più veloce del solito, per un concerto che, rispetto ai precedenti, si conferma per il consueto blocco di canzoni provenienti dai due album più recenti (gli stessi  pezzi provenienti da “Patriots” e da “L’era del cinghiale bianco” suonati nel concerto fiorentino).
Scompaiono invece alcuni dei brani anni ’70 (sopravvivono solo “Sequenze e frequenze“, “Areknames” e una “Mutazione” più rockettara del solito) e “Bulgarian song” (ormai destinata all’Olimpo della mitologia abBattiata). Anche qui viene eseguita “Bandiera bianca” (“La voce del padrone” è ormai prossima, e di conseguenza il Patriots tour si sta per convertire nel La voce del padrone tour).

Esecuzioni più brillanti rispetto al concerto riminese, con un’aria più divertita che sembra riversarsi in interpretazioni particolarmente frizzanti. Splendide le improvvisazioni vocali alla fine di “Prospettiva Nevski” (quando Battiato osa con la voce, i risultati sono sempre splendidi) e in “Sequenze e frequenze” (altra ottima esecuzione), bella anche una “Passaggi a livello” tiratissima.

Pubblico estremamente coinvolto dalle canzoni più recenti, segno che già prima dell’uscita de “La voce del padrone” esisteva un pubblico di nuovi fedelissimi pronto a seguire Battiato nel suo percorso. L’impressione è che, rispetto alle uscite invernali, già a metà del 1981 Battiato avesse trovato un pubblico che apprezzava la sua svolta musicale indipendentemente dai trascorsi eroici dei ’70, come se tanto seminare (concerti, passaggi televisivi e radiofonici) stesse finalmente dando i meritati frutti.

1981_torino

– Conclusioni

Un Battiato in movimento. In rapido cammino verso la celebrità e pienamente immerso nel ruolo di pop-star dal quale era fuggito a gambe levate qualche anno prima.
Una band relativamente ridotta di numero ma il cui potenziale viene sfruttato nel migliore dei modi, da un lato lasciando a tutti i musicisti spazi liberi per giocare con le musiche e divertirsi e dall’altro sforzandosi di tarare gli arrangiamenti in funzione dei musicisti (lo ribadisco: molto meglio che costringere i musicisti dentro la griglia degli arrangiamenti e delle sonorità utilizzati in sala d’incisione, la differenza dal vivo si sente in maniera evidentissima, chi va ai concerti lo sa).
Un pubblico anch’esso in movimento con Battiato, in parte consapevole della tanta strada già fatta dal nostro e in parte ignaro di tutto ma affascinato dai suoni e dalle parole nuove che tanto contrastavano in quegli anni con l’altra musica che ci girava intorno.

Un tour memorabile per molti aspetti che è divertente riassaporare oggi (ringrazieremo mai abbastanza tutti i fissati/maniaci che registrano i concerti per se stessi e, soprattutto, per i posteri ?), pieno di energia e di divertimento e senza mestieranti (d’altra parte uno che durante il concerto dice che “gli orchestrali sono uguali in tutto il mondo simili ai segnali orario delle radio” poi non può presentarsi con dei session-men capaci solo di eseguire il proprio compitino), con tanta voglia di lavorare sui brani mettendo al centro il violino, le tastiere e la voce (se ci si pensa, una scelta tutt’altro che banale per delle canzoni pop).
E il fatto che si sia svolto all’interno di spazi piccoli (teatri soprattutto) ha fatto si che il rapporto tra Battiato e il pubblico fosse molto forte, con continue interazioni (cosa che i palasport e gli spazi molto grandi rendono molto complicata).

Insomma, beato chi c’è stato 🙂

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