FABRIZIO DE ANDRE’, “Via della povertà”, dal vivo nel (forse) 1975, Sony music

Negli ultimi anni, come spesso capita ai grandi artisti defunti, la figura di Fabrizio De Andrè è stata soggetta ad una sorta di santificazione. Non solo nessuno ne parla male (ci mancherebbe…), ma lo si narra sempre più come poeta e autore sensibile, amico e cantore degli ultimi, esaltando alcuni aspetti della sua poetica e della sua personalità (certamente reali) e contemporaneamente dimenticandosi di quegli aspetti più scomodi e meno buonisti (mi perdoni Vincenzo per l’utilizzo di questa espressione che tanto poco amiamo) che pure facevano parte della sua personalità.

cofanettoDeAndreFortunatamente la fondazione che sta gestendo la sua eredità artistica, credo sovraintesa da Dori Ghezzi e dai figli di De Andrè, si sta sforzando di divulgare, conservare e proteggere tutto ciò che lo riguarda, senza dimenticanze e senza censure. Per il Natale 2012 pubblicarono un mega-cofanettone contenente registrazioni di tutti i tour live fatti dall’artista ligure e nel farlo si sono sforzati sia di recuperare, per quanto possibile, le cose che Faber ha suonato in questi tour, sia di lasciare testimonianza di ciò di cui De Andrè parlava durante i concerti: introduzioni alle canzoni o sottolineature alle stesse dopo averle cantate.
Il ritratto che esce di De Andrè è il più fedele possibile, senza arrotondamenti e senza mai costringerlo nel politically correct.

Non sono un deandreologo (anzi…) e sono rimasto particolarmente colpito dal primo cofanetto, quello dedicato ai suoi primissimi tour (1975-1976).
Ho scoperto (magari per voi saranno cose risapute) che, in quegli anni, De Andrè amava ogni tanto modificare sensibilmente il testo delle sue canzoni, adattandole al contesto in cui stava cantando o mostrandone lati che magari era impossibile rivelare sui dischi.
Nel cofanetto in questione questa cosa accade in due casi: quando esegue “Via della povertà” e “La canzone di Marinella“.

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Ma siccome tra i due litiganti è sempre il terzo a godere, la canzone che più mi ha colpito, tanto da parlarvene in questa sede, è stata una versione nascosta di “Via della povertà” che i curatori del disco hanno posizionato in coda all’ultima traccia del secondo CD, “La cattiva strada“, dopo alcuni secondi di silenzio (insomma, trattasi della classica ghost-track).

Non è indicato il contesto nel quale sia stata suonata, probabilmente una Festa dell’Unità o qualcosa di simile. De Andrè introduce la canzone facendo alcune valutazioni sul suo ruolo in quel luogo (e dimostra di non avere assolutamente peli sulla lingua) e subito parte la canzone nella quale, tra i tanti personaggi che si affacciano e percorrono la “strada” che intitola la canzone, compaiono parecchie persone protagoniste della politica (e non solo) di quei giorni: tra gli altri ricordo Giorgio Almirante, Giovanni Leone, Indro Montanelli, Enrico Berlinguer, Paolo VI

De Andrè dice la sua su quello che accadeva nel nostro paese con grande forza e senza nascondersi dietro qualche forma di terzismo o equidistanza, prende posizione a favore e prende posizione contro.
Naturalmente si può essere d’accordo o meno sulla sua visione delle cose, ma quello che vi voglio sottolineare è come questo lato di De Andrè negli ultimi anni sia stato rimosso. Il De Andrè di oggi piace a tutti, tutti lo amano, ed invece, a riascoltare le sue canzoni (e non solo quelle dal vivo) dovrebbe essere un artista tremendamente divisivo (come si usa dire oggi), capace di allontanare da sé tutta quella gente (vogliamo dire piccolo borghese ? vogliamo dire di centro-destra ? vogliamo dire liberista ? vogliamo dire cattolica ? vogliamo dire yuppista-rottamatrice ?) la cui visione del mondo dovrebbe essere incompatibile con la sua e che quindi non dovrebbe partecipare a questa strana beatificazione postuma alla quale stiamo assistendo.

In ogni caso consiglio a tutti l’ascolto di questa traccia perché servirà a ridarvi una idea concreta di questo grandissimo artista, vi restituirà una immagine più umana e meno artefatta di uno dei massimi autori di canzoni che l’Italia abbia avuto (e saper scrivere canzoni non è certo poco, anzi…).

Ascoltatela.

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2 thoughts on “FABRIZIO DE ANDRE’, “Via della povertà”, dal vivo nel (forse) 1975, Sony music

  1. Vincenzo ha detto:

    Vogliamo dire bravo? 😉

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