MASSIMO VOLUME “Cattive abitudini”, 2010, La Tempesta

Iniziamo dicendo che Emidio Clementi è il miglior autori di testi della sua generazione, intendendo per ‘sua generazione’ quella di coloro che si sono affacciati nel mondo delle produzioni musicali italiane all’inizio degli anni ’90.
E detto questo dovrei solo invitarvi ad ascoltare le sue canzoni.

Ma i Massimo volume sono stati molto di più del semplice accompagnamento ai testi di Clementi, sono stati il gruppo che ha creato una originalissima via al rock in italiano, unendo a testi di altissima qualità musiche libere da costrizioni, lontanissime dai clichè della strofa/ritornello/strofa, e da qualunque consuetudine. Ho sempre considerato le loro musiche (batteria, basso, chitarre elettriche) più vicine al cosiddetto post-rock che all’universo post-punk tipico dell’universo indie al quale appartengono.
Sono musiche che sanno essere sia delicate che aggressive, musiche che iniziano senza avere un inizio e spesso finiscono senza avere una fine. Ma sono tarate perfettamente per i versi recitati (ecco l’altra scelta caratteristica del gruppo) con convinzione e grande espressività dallo stesso Clementi.
Prima di questo disco il gruppo aveva realizzato ottimi lavori ricchi di brani bellissimi e con qualche passaggio a vuoto. Poi il mezzo palso falso di “Club privé” (1999) e lo scioglimento del gruppo.

Quando ho saputo, dopo anni di separazione, che erano nuovamente in studio per registrare un album di inediti, ho temuto che fosse una scelta opportunistica e che non avessero la forza di rimanere ai livelli che conoscevo. E invece hanno realizzato questo splendido lavoro che è addirittura migliore dei loro lavori precedenti: maturo, intenso, ispirato.

abitudini

Sarà forse merito dell’ingresso come membro stabile di Stefano Pilia che si aggiunge alla line-up storica composta da Emidio Clementi, Egle Sommacal e Vittoria Burattini, ma questo disco suona sempre perfetto e perfettamente equilibrato, sia quando i brani vanno giù duri (la superba “Litio“, l’appello urlato “Fausto“, la sofferta “Robert Lowell” dalle chitarre in alternanza tra asperità e suoni luminosi…), sia quando i brani risultano più atmosferici e rilassati (“Avevi fretta di andartene” che parte come fosse uscita da un disco di Alva Noto coi suoi glitch per poi saltare in braccio a chitarre 4AD a dipingere cieli stellati e psichedelici, “Invito al massacro” che parte con chitarre lancinanti e poi ci trasporta in una specie di locale buio e fumoso, le atmosfere oscure di “Via Vasco De Gama“, l’evocativa “Coney Island” dalla bellissima e iridescente coda finale).
Drumming mai banale e sempre al servizio della musica, chitarre che sanno cosa e come farlo e il recitarcantando di Clementi a legare il tutto.

E i testi… Storie marginali, piccoli momenti di vita quotidiana, quadri generazionali, amore e morte, raccontate con precisione chirurgica da una mano felicissima che ha bandito dai suoi scritti banalità e retorica. Perle rare all’interno di un panorama italiano che fa spesso fatica ad affrancarsi dall’ovvietà e riuscire a spiccare il salto verso la realtà. Con un pensiero particolare per la lunga “Mi piacerebbe ogni tanto averti qui” (classicamente Massimo volume), ennesima canzone sulla mancanza che mi trafigge il cuore, per l’onestà intellettuale de “Le nostre ore contate” e per le aperture, sia nel testo che nella musica, della conclusiva “In un mondo dopo il mondo“.

Tutta la loro discografia merita attenzione: della loro prima incarnazione il lavoro forse più equilibrato e riuscito è “Da qui” (1997) contenente diversi brani più che eccellenti, ma il consiglio e di affrontarli senza paura, perché questa è musica imperdibile.

Io non ti cerco, io non ti aspetto, ma non ti dimentico“.

One thought on “MASSIMO VOLUME “Cattive abitudini”, 2010, La Tempesta

  1. […] tra apparenza e realtà. Dello splendido album dal quale è tratto questo pezzo vi ho parlato in questo post, quindi direi di non aggiungere altro e lasciarvi alla sua […]

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