AA.VV. “Italian records – The singles 7″ collection”, 2013, Spittle records

Ecco un altro box che gli appassionati della musica italiana non dovrebbero ignorare.
Come dovreste già aver intuito dal titolo, trattasi di una corposa raccolta, spalmata su ben 5 cd, di TUTTI i 7″ (dalle nostre parti volgarmente detti 45 giri) pubblicati dalla storica, benemerita e rimpianta Italian records durante la sua non lunghissima, ma fondamentale, esistenza (per i pochi che non lo sapessero siamo negli anni ’80).

R-4525275-1367352670-3442.jpegI 5 cd sono contenuti in una piccola scatola bianca contenente anche un ricco libretto nel quale trovano posto (stampate praticamente nella dimensione originale) tutte le copertine e le retrocopertine dei dischi in questione (un applauso al curatore) più note, articoli, approfondimenti e un piccolo gadget.

R-4525275-1367352704-6005.jpegMa cosa è stata la Italian records ? E’ presto detto.
Tramontata la Cramps, fu una delle pochissime etichette indipendenti italiane capaci di dare spazio al meglio che offrisse il belpaese dell’epoca unendo intelligenza, ecumenismo, libertà di pensiero e insofferenza per qualunque tipo di gabbia, e questa antologia, di fatto, ci presenta uno splendido ritratto di quell’Italia musicale ospitando molti dei nomi che hanno dato lustro alla nostra musica negli anni del (sia sempre maledetto) riflusso.
All’ascolto dei dischi stupisce la assolutà varietà della proposta capace, senza rinchiudersi in inutili steccati, di sorprendere continuamente l’ascoltatore facendogli ascoltare punk, rock demenziale, avant-rock, new wave, elettronica glaciale, art-rock più o meno scombinato, cover improbabili, dance music, memorie Tuxedomoon, sinth-pop e altro che sicuramente ora non ricordo. Tutto questo con apertura mentale a 360 gradi e grande intuito nel riconoscere i talenti, tanto è vero che possiamo ascoltare gruppi e solisti, ormai diventati di culto assoluto, quali Freak Antoni, Confusional quartet, Diaframma, Neon, Rats, Gaznevada, Kirlian camera, Johnson Righeira, Windopen o gli Art Fleury (e l’elenco potrebbe continuare).
Uno sguardo lucido e consapevole capace di individuare la buona musica dovunque essa approdasse.

Credo ce ne sia già abbastanza per spingervi a curiosare all’interno di questo universo, ma, non potendo trattare in dettaglio questa vera e propria montagna sonora (oltre 5 ore e mezza di musica), della quale fanno parte anche singoli progettati ma mai commercializzati (altro applauso al curatore), ci vogliamo soffermare sul secondo disco nel quale trova spazio la riproposizione di uno stranissimo progetto, risalente al 1981, e originariamente intitolato “L’incontenibile Freak Antoni” (all’epoca strutturato in un cofanetto costituito di 5 singoli ognuno dei quali accreditato ad altrettanti gruppi fantasma, tutti gravitanti intorno alla figura di Freak Antoni e ognuno dei quali dotato di una precisa personalità artistico-musicale).

R-2967361-1329613143.jpegNel primo 45 giri troviamo così I nuovi ’68, dal prelibato aroma beat, intonare una “Il governo ha ragione” la cui serissima ironia è un piccolo miracolo, subito seguita dalla brevissima e pienamente sixtiesBambini” (testo politicamente scorretto, ma questo è un classico marchio Freak Antoni), mentre sul lato B ascoltiamo una funkettonaNegro” divertente (pseudo)apologia di certa retorica sulla blackness con assolo finale di chitarra niente male.
Il secondo singolo è appannaggio dei Genuine Rockers che partono con il rock bello tirato di “Non salutare chi non ti ama” e proseguono con un’altrettanto grintosa “Mica male / Not bad” (dal testo che è un clamoroso inno all’autostima).
Il terzo 7″ è praticamente uno spin-off degli Skiantos poiché I Recidivi (a cui è attribuito) vedono insieme a Freak Antoni nientepopodimenoche Jimmi Bellafronte e Bubba Loris (chi li conosce lo sa). Sul primo lato troviamo “Il mondo sta finendo (sbobba psichedelica)” (sax ed elettroniche in libertà più batteria apocalittica per una sorta di avant-demenzialità, del tutto imprevedibile). Sull’altro lato c’è prima “Capelli dritti“, acceleratissimo pezzo demenziale, e poi la iperdepressiva (e irresistibile) “Datemi un letto per morire” (batteria e sinth svociato).
Arriviamo così al quarto disco, accreditato ad Astro Vitelli & The Cosmoz (Astro Vitelli è uno degli alias più sviluppati e complessi del nostro, qui basti dire che musicalmente propugna il recupero di vecchie canzoni in contrapposizione alla falsa avanguardia dei giorni nostri) dove ascoltiamo prima una “Love in Portofino” come l’avrebbero suonata i Tuxedomoon e subito dopo una “Arrivederci Roma” virata in chiave elettro-dark che è una assoluta delizia.
Chiudono il cofanetto gli Hot Funkers che esordiscono con una “Ieri/Yesterday” (ovviamente in chiave funky con tanto di assolo del sassofonista Alan King, special guest del progetto), bella, ma meno riuscita della b-side “Posso farlo ovunque“, dall’impressionante groove (gli ottimi Bruno Corticelli e Daniele Barbieri a basso e batteria) e dal geniale testo dedicato alla possibilità di urlare. Pezzo perfetto per chiudere in bellezza.

Questi 5 singoli sono un raro concentrato di intelligenza, originalità e leggerezza. Doti che è raro trovare insieme e ancor più raro trovare unite ad una sapienza e sensibilità musicale che rende questi pezzi pienamente riusciti. Da soli giustificano l’acquisto dell’intero cofanetto.

elephantmenMa le sorprese non finiscono qui, perché in chiusura di questo stesso CD troviamo due brani accreditati ai The Elephant men (ovvero i Merrick Brothers), altro progetto laterale del nostro eroe, che ci presentano due brani sotto il cappello “Music for a lonely soundtrack“. Sul lato A una “Hard spleen theme” elettronica e decadente, mentre sul lato B c’è una “Titles song” (?) dalle atmosfere analoghe, ma dalla ritmica più veloce e un testo più tradizionalmente Skiantos.

Mi perdonino tutti gli altri degnissimi artisti presenti in questo cofanetto, ma non potendo parlare di tutti non ho potuto fare a meno di approfondire i contributi di uno dei grandi scomparsi della musica italiana, quel Roberto Antoni che dobbiamo fare in modo non sia mai dimenticato.

L’altra faccia degli anni ’80 (quella buona).

p.s. Spendo una parola anche per la qualita delle digitalizzazioni, laddove spesso le major non sanno neanche più dove siano i master originali costringendo i loro dipendenti ad utilizzare masterizzazioni da vinile per poter ristampare alcuni titoli, qui possiamo ascoltare questi brani con ottimi riversamenti dai nastri dell’epoca regalando un ascolto anche tecnicamente di altissimo livello (e certo migliore di quanto potevano fornire i 45 giri originali)

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