Cantare in inglese ?

Negli ultimi tempi mi è capitato spesso, nell’intento di documentarmi su quanto di buono si muove nel sottobosco del rock/pop italiano, di ascoltare delle antologie (gratuitamente scaricabili) variamente concepite ma tutte caratterizzate dalla presenza di molti gruppi e solisti generalmente a me sconosciuti o conosciuti solo di fama.
Mi ha sorpreso il fatto che molti di questi ragazzi abbiano scelto di cantare (e scrivere) in inglese i testi delle loro canzoni, una scelta che non ho mai compreso.
Quelli vecchi come me ricorderanno che nei primi anni ’80, di fronte ad una scena new-wave italiana che spessissimo utilizzava l’inglese, fu abbastanza intensa la polemica tra chi era pro e chi era contro questa scelta. Ovviamente ognuno ha continuato a fare come credeva, ma, in linea di massima, si impose la linea che prediligeva l’italiano (Litfiba, Diaframma, CCCP e CSI e tanti altri gruppi stanno lì a dimostrarlo).

La mia impressione è che la scelta di cantare in inglese sia o irrazionale o furbesca.

Iniziamo col chiederci innanzitutto che cosa sia un testo cantato in una canzone, perché i casi sono due: o l’autore vuole dire delle cose attraverso questi versi oppure per lui non hanno importanza e quello che conta è solo la musicalità dei fonemi.

Nel secondo caso, il più semplice da analizzare, non si capisce perché, se uno è sinceramente interessato solo al suono di quello che viene cantato, debba utilizzare PROPRIO l’inglese.
Con tutte le lingue che ci sono (europee, extra-europee, inventate…) non mi si venga a dire che l’inglese sia la più musicale del pianeta perché fatico a credere ad una affermazione simile (anche perché esistono artisti, come Wim Mertens o i Sigur Ros, che da anni utilizzano fonemi propri, più strutturati quelli dei Sigur Ros, più liberi e anarchici quelli di Mertens, proprio per meglio legare questi suoni alle loro musiche).
Per cui l’impressione è che in questi casi la scelta non sia giustificata e anzi, verrebbe voglia di invitare costoro ad auto-costruirsela una lingua più efficace (e meno inflazionata, personalmente suggerisco il tlhIngan Hol o l’Alto Valyriano).

Nell’altro caso, quello in cui le parole di una canzone abbiano un significato e, almeno nelle intenzioni dell’autore, vogliano esprimere qualcosa, chiunque in vita sua abbia avuto la ventura di scrivere dei testi avrà notato come siano talmente tante le sfumature di una lingua che solo se la si conosce in maniera approfondita si ha la reale possibilità di dire ciò che si vuole nel modo appropriato. Mi verrebbe da dire che solo con la lingua madre è possibile davvero esprimersi nel miglior modo possibile, pesando gli aggettivi, le virgole e ogni componente del testo. Perché basta niente per andare completamente fuori bersaglio ed esprimere concetti agli antipodi di quelli che volevamo comunicare.
Se siete d’accordo con me concorderete che per dire ciò che si vuole dire l’utilizzo della propria lingua è sempre la scelta migliore (se poi, come Eugenio Finardi, si è perfettamente bilingue allora si può scegliere di volta in volta quella che si preferisce).

Ma allora perché usare una lingua straniera ?

La giustificazione più frequente sarebbe quella secondo la quale l’italiano avrebbe delle caratteristiche poco musicali mentre l’inglese risulterebbe meglio plasmabile ed adattabile alle strutture rock e pop.

tex_senti

Sarà pure vero, ma, in oltre 50 anni di musica leggera fatta in Italia, l’elenco di artisti che hanno fatto delle straordinarie liriche in italiano appoggiate sulle più varie musiche è talmente vasto da smentire con decisione questa tesi. Per rimanere in ambito rock, dai progressivi anni ’70 (Area, Banco del mutuo soccorso, Le Orme, Battiato…), agli ’80 punk & wave (Litfiba, Kina, Franti, CCCP…), agli indefinibili ’90 (C.S.I., Massimo Volume, Ustmamò, Afterhours…), fino al nuovo millennio (Il genio, Le luci della centrale elettrica, Baustelle, I Cani…) è fin troppo evidente quanto sia possibile scrivere (ottimi) testi in italiano con un duplice vantaggio: il controllo su ciò che si esprime e (fondamentale) la possibilità per chi ascolta di comprendere ciò che viene cantato (checchè ne pensino i nostri rockers, la principale audience che hanno è quella italica, se avranno successo sarà quasi sicuramente prima qui e poi, eventualmente, altrove, per cui stabilire un canale di comunicazione con gli italiani dovrebbe essere considerata una priorità).

Perché la mia maliziosa impressione è che coloro che sfuggono all’italiano lo facciano innanzitutto perché hanno paura di prendersi la responsabilità dei loro testi. Sanno benissimo che quando il pubblico comprende ciò che viene cantato è anche in grado di criticarlo e trovarlo geniale come ributtante, mentre se si canta in inglese nessuno baderà più di tanto al testo.
Ma se non si ha il coraggio delle proprie composizioni, come si può sperare di fare strada nel mondo della musica ?

tex_vorreisaperecome

Forse sarebbe meglio correre il rischio di essere poco apprezzati ma di portare alle orecchie altrui un prodotto completamente comprensibile, che possa essere odiato, ma anche amato, senza la barriera di un linguaggio altro. Perché una canzone ci farà innamorare perdutamente solo se avremo la possibilità di entrarci dentro completamente.

Up patriots to italian !

2 thoughts on “Cantare in inglese ?

  1. bazlen scrive:

    ciao, son capitato qui per caso (uno dei link di “verso la stratosfera”), e trovo il tuo discorso interessante ma sbagliato.
    avendo -tra collaborazioni a webzine e frequentazione concerti- bazzicato la scena indipendente italiana da fin troppi anni direi che la scelta della lingua spesso è casuale, ma quando è voluta è frutto di scelte che sono l’esatto opposto di quelle che hai presentato: “Perché la mia maliziosa impressione è che coloro che sfuggono all’italiano lo facciano innanzitutto perché hanno paura di prendersi la responsabilità dei loro testi”, tu scrivi, ma direi che invece è spesso un “uso l’italiano per non prendermi la responsabilità delle musiche che suono”, perchè giocando sui testi e creandomi un seguito basato solo su questi avrò un pubblico che meno noterà cosa suono. casi come lo stato sociale (musicalmente inetti, ma con testi perfetti per la citazione su twitter o instagram), il teatro degli orrori (la versione blanda di ciò che erano i one dimensional man: ma di più successo proprio grazie ai testi pseudiopolitici), molti gruppi combat-folk (modena city ramblers e filiazioni, bandabardò e simili…sempre lo stesso pezzo, ma chi se ne accorge, impegnato com’è a fare i cori ai pezzi?), ecc…
    ” la principale audience che hanno è quella italica,”: dipende, dai.
    per fortuna non siamo più negli ’80/’90, e diverse sottoscene (soprattutto nel giro più avant -vd. la scena denominata occult, su cui guarda caso esiste la pagina wiki in inglese e non italiano http://en.wikipedia.org/wiki/Italian_occult_psychedelia – o certo hard/stoner, per non parlare di scene da sempre internazionali come quella dance, quella metal o quella hardcore, o di cani sciolti come gli spiritual front, che si fanno tour europei di spalla ai death in june) stanno finendo per suscitare più interesse fuori da confini: se stavano ad aspettare il pubblico italiano che vuole i testi in italiano probabilmente sarebbero rimasti in sala prove…
    ovviamente niente di male se un gruppo canta in italiano, e in qualche raro caso (perturbazione, fine before you came…decenni fa i gang) i risultati son stati migliori passando dall’inglese all’italiano. ma sono casi rari.
    scusa l’eccessiva lunghezza, spero di non esser stato noioso 🙂

    • AbulQasim scrive:

      interessante tesi che, ammetto, non avevo preso in considerazione
      non mi convince moltissimo ma potrebbe essere più fondata di quanto io non pensi
      grazie per aver scritto e no, non sei stato né lungo né noioso

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