5 libri su Franco Battiato

  • Francesco MessinaOgni tanto passava una nave” (2014)
  • Annino La PostaSoprattutto il silenzio” (2010)
  • Christian Zingales Battiato on the beach” (2010)
  • Franco Pulcini Tecnica mista su tappeto” (1996)
  • Fabrizio Basciano Battiato ’70” (2015)

tecninam

6 thoughts on “5 libri su Franco Battiato

    • AbulQasim scrive:

      in realtà avrei voluto mettere un libro degli anni ’80 del quale ho un buon ricordo, ma non possedendolo e avendolo letto da ragazzino ho preferito parlare solo di libri che conosco veramente

      • Vincenzo scrive:

        Credo di possedere quel libro e lo ricordo come un buon libro. Tuttavia, per farsi una idea completa di Battiato, credo sia molto datato e, quindi, continuo a preferirgli quelli da te indicati.

  1. wwayne scrive:

    Io ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 proprio di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’apice. Buona serata!🙂

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