FRANCESCO DE GREGORI “Bufalo Bill”, 1976, RCA

Il mio rapporto con Francesco De Gregori è abbastanza simile a quello che ho avuto con Lucio Dalla. L’ho molto amato da adolescente e tardo-adolescente per poi rinnegarlo (diedi via tutti i suoi dischi).
Oggi, con la maturità e l’equilibrio che contraddistingue noi over-50, ritengo che sia stato uno dei più importanti cantautori nostrani, che abbia scritto molte belle canzoni alle quali sono molto legato e che da molti anni si sia rintanato in una aurea mediocrità senza picchi particolari che mi rende abbastanza dimenticabili i lavori dei suoi ultimi 20 anni.

Tra tanti album imperfetti (ma sempre con qualche perla all’interno), sono due i suoi dischi che raccomanderei a tutti, e oggi voglio parlarvi di uno di questi.

bufalobillQuando De Gregori realizza “Bufalo Bill” viene dal grande (e per certi versi problematico) successo di “Rimmel“. Con testardaggine e irruenza giovanile decide di eliminare tutte le rotondità (musicali e testuali) del disco precedente e realizza un lavoro spigoloso, ruvido, lontano da ogni forma di compromesso che, non a caso, vendette molto meno dell’altro.

Musicalmente il disco rivela un De Gregori in gran forma capace sempre di costruire canzoni dalla melodia invidiabile (e mai banale), in qualche caso unendo in un unico brano temi diversi. Gli arrangiamenti sono spartani (chitarra acustica e pianoforte gli strumenti centrali, batteria e chitarra elettrica usati con delicatezza e solo quando necessari, tastiere a sottolineare i momenti musicalmente più intensi) e tutto il disco, prodotto dallo stesso De Gregori, suona, molto efficacemente, lontanissimo dalla pulizia e lo scintillìo delle grandi produzione discografiche. Non siamo dalle parti del cantautore chitarra e voce e nulla più, gli arrangiamenti ben sviluppano le musiche, ma quelli che ascoltiamo sono arrangiamenti sempre al servizio delle canzoni senza mai travalicarle e prendere possesso della scena.
I testi sono tra i migliori di sempre: originali,visionari evocativi, a volte criptici, ma sempre in maniera da suggerire suggestive immagini o sintetici squarci di realtà.
Di queste 10 canzoni si sono abbastanza perse le tracce, forse la sola “Bufalo Bill” ha raggiunto una certa fama, eppure sono tutte e 10 meritevoli di attenzione con alcune punte di altissimo livello.

Segnalo, in base al mio personalissimo gusto, il ritratto dell’ingenuità borghese del “Giovane esploratore Tobia” (ballatona classica con interessanti libertà lasciate al pianoforte), la perdita dell’innocenza nella quasi-folkL’uccisione di Babbo Natale“, la straordinariamente evocativa “Atlantide” (adagiata su un tappeto di tastiere e chitarre celesti), il capolavoro “Ipercarmela“, storia di frustrazioni piccolo-borghesi meridionali dalla melodia killer, la preghiera laica ad alta intensità di “Santa Lucia” (pianoforte strappacuore con, nel finale, tastiere e chitarra elettrica ad aggiungersi in un’ascesa quasi-prog)

Sorprendono l’apparenza premonitrice, a vari livelli, di “Disastro aereo sul Canale di Sicilia” con la voce di De Gregori mai così drammatica e il sofferto e lucido ricordo di Luigi Tenco (e, soprattutto, della sua morte) in “Festival“.

Un disco compatto, convincente e sofferto, senza quell’aria supponente e quel distacco dal mondo che più avanti caratterizzerà il songwriting di De Gregori, ma, anzi, un disco terribilmente dentro l’umanità, la vita e la quotidianità, con interpretazioni vocali del tutto all’altezza, ruvide e sgraziate alla bisogna.

Il frutto dolce di uno sguardo inquieto.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...