GRONGE “Gli anni ’80”, 2015, Fonoarte

E dopo averli tanto citati in post del passato (anche molto recententemente😉 ) provo a parlarvi di uno dei gruppi italiani più importanti partoriti dalla scena (diciamo così, tanto per capirci) alternativa degli anni ’80, ’90 e oltre.
Il pretesto per fare questo è la recente uscita di questo doppio cd che raccoglie quanto prodotto dal gruppo nella prima parte della sua attività (la seconda metà degli ’80).

gronge80

I Gronge sono stati un gruppo complesso, articolato, impossibile da descrivere e sintetizzare, inafferrabile e sfuggente a qualsiasi definizione, e, già osservando il materiale contenuto in questo disco, ci rendiamo conto di quanto sia stato singolare il loro percorso.

Non a caso in questo doppio CD troviamo:

  • la prima omonima (e credo unica) cassetta dei Kapò koatti (prima inevitabilmente acerba incarnazione del gruppo, siamo nel 1983)
  • il loro primo demo “Classe differenziale” (che verrà pubblicato come EP in vinile solo nel 1988)
  • il loro primo album “Fase di rigetto” (1985)
  • lo split album “Gronge & Move” (metà disco per ognuno dei due gruppi, risale al 1987)
  • la loro partecipazione, 3 brani inediti, ad un progetto dedicato ai manicomi, “La nave dei folli” (1988)

Come potete notare non ci sono due supporti utilizzati allo stesso modo, perché la cifra stilistica (musicale, letteraria, iconografica…) dei Gronge è sempre stata quella di una enorme libertà mentale, con nessun interesse per le abitudini e le consuetudini, unita ad una consapevolezza rarissima nella musica italiana.
Analogamente nella strumentazione dei brani troviamo ovviamente basso, batteria e chitarra elettrica, ma anche tastiere, violino, sitar e, di volta in volta, strumenti non sempre scontati per il tipo di musica che facevano (in “Creme” c’è un utilizzo geniale della voce di una, credo, bambola parlante).
Già, perché voi vi starete ancora chiedendo cosa suonassero questi ragazzi. Diciamo che il gruppo è stato capace di declinare la forma-canzone in maniera originalissima, lontanissimi dalla consuetudine strofa/ritornello come da certi eccessi free. Sono sempre stati in grado di mantenere una musicalità, oserei dire una cantabilità, fatta non di melodie classiche, quanto di ritmi e note che viaggiano avanti e indietro, si accartocciano su se stesse, si fermano e ripartono per poi fermarsi ancora, in uno scenario che ad un primissimo sguardo può sembrare caotico, ma che facilmente svela una sua bellezza e originalità di primissimo livello, con un uso delicato della dissonanza spesso sorprendente.
Ad influenzarli ovviamente il post-punk e la new-wave a loro contemporanei, ma anche il jazz, la musica elettronica, l’universo canterburyano, la musica contemporanea… tanta carne al fuoco spesso splendidamente miscelata senza mai cadere nel difficile o nel famolo strano fine a sé stesso, ma sempre legata alla necessità di voler esprimere con precisione le proprie idee e la propria arte. Sempre rigorosamente utilizzando un punto di vista “dal basso” (citando Lou X) senza mai tagliare le proprie radici ben affondate in quel quadrante della periferia di Roma est che, con tutti i suoi limiti e le sue miserie, tanto ha dato allo spessore culturale di questa dannata città.

I testi. Scontato dire che non fossero mai banali, ma forse sarà più utile ricordarne la struttura spesso a cut up, l’utilizzo a volte di versi non letterari (regolamenti di condominio, indicazioni sull’utilizzo di insetticidi, scritte sui muri), sempre con una capacità di colpire al cuore l’ascoltatore che a volte ha del miracoloso. Hanno sempre avuto quest’odio per la retorica (qualunque retorica) e questa capacità di toccare temi enormi con una intelligenza acuminata e sottile.

Tra i tanti pezzi presenti in questa antologia (che raccoglie, val la pena ricordarlo, tutto quanto pubblicò il gruppo nel periodo selezionato) vi segnalo i brani che ho trovato più riusciti (ma il livello è sempre altissimo):

brani dalle strutture più, relativamente, canoniche (“La torre del silenzio” che mirabilmente unisce elettroniche e sax, i tamburi asfissianti e le grida del violino nell’ottima “Prigioniero politico“, la classica “Walter“, uno dei pezzi più amati del gruppo, dal basso ricchissimo di personalità) e brani dall’originalità addirittuta debordante (la frenetica “S.A.D.C. (Salvo Approvazione Della Casa)“, dalle molte facce e dai molti umori, “Graffiti (1985)” dal testo memorabile e dalle improvvise accelerazioni e decelerazioni, la marziale e straziante “Grido chimico“, le percussioni in libertà della esplosiva “Frutti finti“, le alternanze di tono e ritmo di “Dinosauri in farmacia“, il Weill arrugginito di “Radio“).

Tra i molti componenti del gruppo che si sono succeduti in questi dischi una parola speciale va per Tiziana Lo Conte, voce principale del gruppo, straordinario talento che, per quanto mi riguarda, è la vocalità più importante e interessante emersa qui in Italia negli anni di cui ci stiamo occupando, musicista dotata di una tecnica sopraffina messa al servizio di una capacità non comune di essere espressivi, non possiamo poi non citare almeno il basso nervoso e incisivo di Vincenzo Caruso, il ruolo del tutto originale delle tastiere di Alessandro Denni, le percussioni, la voce e l’incredibile energia di Marco Bedini.

Concludo segnalando il buon (a tratti ottimo) lavoro di rimasterizzazione (non era facile ottenere questa qualità partendo, come credo sia avvenuto, non dai nastri originali), il libretto che poteva invece essere fatto meglio (magari con maggiore presenza dell’iconografia originale, sempre splendidamente artigianale, con i testi meglio evidenziati e qualche dettaglio in più sulle varie formazioni del gruppo presenti nel doppio cd), ma globalmente questo è un lavoro molto ben fatto che rende onore ad un gruppo che meritava questa ripubblicazione e di tornare sotto la luce dei riflettori in questa sua prima indimenticabile incarnazione (attualmente ha cambiato forma, inevitabilmente, date le coordinate sulle quali si è sempre mosso, e l’ultimo disco è di pochi mesi fa, ma questa, come si dice, è un’altra storia).

Un imprescindibile pezzo di storia (che non finisce certo qui).

p.s. Chi volesse comprare il doppio cd può cliccare qua

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