ROBERTO DONNINI “Tunedless”, 1980, Lynx records

Altro lavoro molto interessante realizzato in Italia e (purtroppo) alquanto dimenticato.

Tunedless“, come ben specificato nelle note di copertina, è l’insieme di quattro composizioni di Roberto Donnini (figura poliedrica: architetto, ma anche molte altre cose) la prima delle quali, intitolata semplicemente “T“, è presente in questo disco in due diverse esecuzioni.

donnini

T” sembra essere un brano che lascia ampio spazio all’improvvisazione, pur nei limiti circoscritti dall’autore, e, all’ascolto, sembra caratterizzato da una breve melodia insistentemente ripetuta dal piano elettrico, con piccole variazioni (vagamente glassiana), sulla quale i musicisti che partecipano alla realizzazione sovrappongono strati di suoni (non melodie, ma tendenzialmente toni lunghi e prolungati).

Nella versione presente sul lato A del disco, intitolata “T 1 A“, sono presenti lo stesso Donnini (piano elettrico, armonica), Maurizio Montini (Sinthi A), Carlo Bonomi (violoncello), Sauro Albisani (sax alto) e Albert Mayr. Registrata nel ’78 questa performance mi ricorda alcuni lavori di David Behrman, ma, forse, con una maggiore carica emozionale, più cuore, con questo piano elettrico che crea il fondale sul quale gli altri musicisti possono aggiungere le loro sonorità profonde e il loro respiro.

La performance presente sul secondo lato, questa volta intitolata “T 2 A“, vede cambiare completamente la line-up che interagisce con Donnini. Troviamo quindi Stefano Fiuzzi (pianoforte), Jacqueline Darby (voce), Roberto Buoni (sax alto), Aldo de Bono (sitar), Michele Losappio (trombone) e Mino Vismara (violoncello). Come vedete la composizione non prevede un numero fisso di musicisti, né l’utilizzo sempre degli stessi strumenti.
Questa seconda esecuzione, datata 1979, rispetto all’altra suona più variata e meditativa al tempo stesso, con il violoncello più dinamico e la splendida voce della Darby a ripercorrere le magie che furono, in altri luoghi e qualche anno prima, di Joan La Barbara.
Va sottolineato come le due versioni suonino molto diverse l’una dall’altra, pur mantenendo una sostanziale identità di fondo, e siano entrambe assolutamente convincenti.

Due parole sulla piccola Lynx records (pochi dischi ma tutti di alto livello, basti fare i nomi di Lino Capra Vaccina e Arturo Stalteri), l’etichetta personale di Donnini che pubblicò questo lavoro (edizione numerata, pochissimi esemplari…) con una cura e attenzione rara nell’industria discografica, anche in quella cosiddetta indipendente, e un ricordo di Maurizio Pieri, tecnico del suono e del missaggio di questo disco, che, tantissimi anni fa, conosciuto per altre ragioni, mi convinse, fortunatamente, ad acquistare questo e gli altri dischi della Lynx.

Peccato che, a quanto pare, non ne uscirà mai una versione digitale, perché la qualità della musica lo richiederebbe.

Un’altra oscura perla della ricerca musicale italiana.

p.s. per altre informazioni www.robertodonnini.com

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