MAURIZIO BIANCHI (M.B.) “Pharmelodies”, 2012, Silentes minimal edition

Di Maurizio Bianchi (meglio noto universalmente come M.B.), della sua sterminata produzione, conosco quasi esclusivamente lavori del suo primo, pioneristico, periodo (chiusosi nel 1985 con il suo primo, lungo, abbandono dalle scene musicali). Ve ne parlai in questo post.
Solo nel 1998 tornò a pubblicare musica e, di questa seconda fase, conosco pochissime cose.

Quasi casualmente mi è capitato tra le mani questo CD, pubblicato nel 2012, ma i cui materiali dovrebbero risalire proprio al periodo di assenza dalle scene del nostro (nelle note lo definisce “hiatus period“). L’ho preso cogliendo al volo una opportunità economica allettante (un forte sconto, per dirla sinteticamente) e ne sono rimasto molto colpito.

Costituito da 3 lunghi brani (tutti intorno ai 20 minuti abbondanti) è qualcosa di molto più morbido rispetto ai suoni industrial a me tanto cari, ma allo stesso tempo qualcosa di straordinariamente conturbante.

Nelle (come al solito) scarse note l’autore parla di “theocratic suites” (?) rielaborate con l’assistenza di Pharmakustik. Quello che a me pare di sentire è una sorta di musica ectoplasmatica, che sembra derivare direttamente da qualcosa di cui ci trasmette solo una presenza fantasmatica e lontana.

Immaginate dei lavori di musica classica (Richard Strauss ? Debussy ?) filtrati attraverso delle apparecchiature che ne colgano certe frequenze, enfatizzandole al massimo e portandole in evidenza, celandone allo stesso tempo tutte le altre. Quello che ascolterete saranno da un lato i suoni familiari dell’orchestra, ma resi lontani, quasi inaudibili, spesso affogati in un liquido amniotico che li attutisce e deforma, e dall’altro, in primissimo piano, dei suoni apparentemente estranei ma che invece probabilmente sono collegati agli altri più di quanto sembri.

Pharmelody I” ha toni più metallici, stridori intensi che si sovrappongono al fantasma dell’orchestra e di un pianoforte. “Pharmelody II” invece si caratterizza per frequenze che sembrano provenire da certe tastiere dei primi ’70, questa sezione deve qualcosa a “Zeit” dei Tangerine dream, e da disturbi radiofonici che creano un gorgo sonoro che tutto acchiappa e tutto fa lentamente sprofondare dentro sé.
L’ultimo brano, “Pharmelody III“, si muove su coordinate ancora più lente, più lugubri, più profonde. Toni cupi e abissali che evocano circolari e spaventose discese nel profondo del pianeta, sempre con questa presenza spettrale dell’orchestra che cerca di chiamarci da un’altra epoca, da un’altra occulta dimensione (lo definirei, se mi viene consentito, un brano molto lovecraftiano).

Un lavoro ammaliante e ipnotizzante, capace di cullarci con suoni che dovrebbero invece avere tutt’altro effetto. E un applauso alla piccola ma combattiva Silentes il cui catalogo meriterebbe attenzione da parte di tutti gli appassionati della musica d’avanguardia (o sperimentale, o chiamatela come vi pare).

Un autore che è estremamente vivo, ben oltre le frontiere del rumore.

p.s. Un punto di penalizzazione per la confezione, esageratamente spartana, della quale capisco il senso (non solo economico), ma che risulta troppo scomoda (il CD è in una bustina trasparente contenuta in un “packaging” che consiste solamente in un foglio in cartoncino leggero piegato in due, il tutto avvolto in una bustina di plastica leggerissima con una dannata chiusura adesiva che rischia sempre di rovinare la copertina vera e propria).

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