ATROX “Fiori neri”, 1990, Point Zero

In passato ho a volte ricordato la mia passione (anche) per l’hard-core punk italiano degli anni ’80 (la seconda metà degli anni ’80, con qualche propaggine nel decennio successivo).

Uno dei dischi che ho amato di più è questo “Fiori neri” dei lombardi Atrox (da non confondersi con i quasi omonimi A.T.R.O.X., tutta un’altra storia).

Di loro ho amato la capacità di coniugare l’irruenza e l’energia tipica dell’HC con la tendenza a non soffocare il cantato sotto tonnellate di rumore, senza escludere qualche accenno di melodia: una sorta di HC morbido e potente allo stesso tempo, nel quale i testi, politicamente impegnati, come da regolamento, riescono a risultare comprensibili e non scompaiono in un mare di distorsioni e rauche urla.

Fiori neri” contiene 25 tracce per poco più di mezzora, e già questo vi racconta l’urgenza dei pezzi, il loro bruciare rapidamente (mai sopra i 3 minuti, spessissimo sotto i 2) e nonostante ciò mantenere uno sviluppo non necessariamente banale. Formazione classica: voce, chitarra elettrica, basso e batteria più un’ulteriore voce.

Difficile segnalare qualche traccia in particolare, il livello medio è sempre molto buono. Forse “Futuro” che parte fortissimo per poi passare a cori innodici, “Città maledetta“, canzone dall’incipit bello energico, con gli occhi della tigre, che poi si concede pure un assolo di chitarra elettrica, l’accoppiata “Condannati” (batteria velocissima e chitarra elettrica a rincorrerla in un tripudio di cori) e “Prigionieri” (gran crescendo di rabbia e intensità), il puro, meraviglioso, hard-core di “Odia“, la ritmica ossessiva di “Network” condita con la chitarra e i cori più effetti speciali vari e una batteria particolarmente fantasiosa, l’ottima “Felici di educare” che si permette anche una lunga introduzione chitarristica prima di lanciare la batteria a massima velocità per poi nel finale rallentare e poi riaccelerare (e tutto questo in meno di due minuti). In “Poga !” troviamo addirittura delle tastiere in una introduzione alla quale però poi segue uno dei pezzi più intensi, veloci ed energetici del lotto, citazioni infine per la lenta, ma costante, accelerazione di “Fiori neri” con finale epico, e per “Spezzeremo le catene“, parzialmente cantata in coro, che in sé riassume, al meglio, tutte le caratteristiche di questo genere musicale.

Da segnalare anche qualche momento più leggero: il siparietto “039“, la cover insensata e accelerata, 50 secondi, di “O sole mio“, la cantabilità e morbidezza (musicale) di “Cento anni“.

Un disco che unisce perfettamente l’espressione della rabbia metropolitana con una ottima sapienza tecnica e un songwriting ispiratissimo, il tutto in una cornice che non sacrifica la cantabilità all’energia e alla velocità.

per info e tanto altro materiale, potete andare sul loro sito

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