NEL CIELO DI INDRA dal vivo a Roma, il 3 febbraio 2018

Roberto Laneri è uno di quei musicisti e compositori italiani che, in barba alla qualità dei propri lavori, risultano pochissimo noti, anche tra gli addetti ai lavori, specie quelli stranieri.

E’ stato, storicamente, il più importante interprete italiano di canto armonico e il suo disco più celebrato è il capolavoro “La coda della tigre” dei Prima Materia (quartetto composto, oltre che da Laneri, da Claudio Ricciardi, Gianni Nebbiosi e Susanne Hendricks), pubblicato nel lontanissimo 1977 e recentemente ristampato con bonus tracks interessantissime dalla sempre attenta Die Schachtel.

Nonostante le buonissime recensioni e una certa fama, nei 40 anni che sono seguiti alla pubblicazione di questo disco i lavori di Laneri sono stati relativamente pochi e scarsamente presi in considerazione dalla critica.

L’ottimo “Two views of the Amazon” (Wergo, 1985, inspiegabilmente mai ristampato in CD), l’altrettanto valido “Memories of the rain forest” (Amiata records, 1994), l’introvabile, era stato allegato ad una rivista, e consigliatissimo, “Inside notes“, ancora insieme a Claudio Ricciardi, e gli altri dischi realizzati da Laneri non riescono più ad accendere le luci sulla sua arte. Ed è un peccato perché Laneri non è solo persona dotata e competente, ma è anche un compositore estremamente consapevole del suo ruolo e un instancabile divulgatore delle tecniche del canto armonico.

Il suo progetto più recente è un coro denominato “Il cielo di Indra” (“si dice che nel cielo di Indra vi sia una rete di perle costruita in modo che, guardandone una, in essa si vedono riflesse tutte le altre“), del quale Laneri è direttore, ed abbiamo avuto la fortuna di vederlo all’opera in un concerto nella romana Basilica di S.Eustachio.

La sensazione è che con questo progetto Laneri cerchi di testare le possibilità di contaminazione tra le tecniche del canto armonico e altri stili musicali. Non a caso dopo un primo brano (“Arkeion“) che è una sorta di esposizione del vocabolario di tecniche tipiche di questo coro, si passa ad una serie di brani in cui Laneri o si confronta con altre culture attraverso sue composizioni (“Organum“, legata/ispirata a Pérotin, o magister Perotinus, e tutta la scuola di Notre-Dame) o arrangia per il suo coro composizioni provenienti da altri ambiti (una bellissima versione di un compianto di Guillaume de Machaut, una interpretazione incredibile, metà overtones e metà raga, di “Spiritual” di John Coltrane, una delle sue grandi passioni musicali, Laneri oltre che performer vocale è anche suonatore di sassofono e di tanti altri strumenti).
Si aggiungono a questi brani due pezzi della tradizione: una canzone mongola (anche questa rivista in funzione del coro) e un inaspettato canto pigmeo arrangiato in maniera deliziosa.
Ha chiuso il concerto “Undifluus“, brano composto da Laneri, che chiude un po’ il cerchio ritornando ad atmosfere simili a quelle di apertura. Come bis hanno poi presentato un lavoro work in progress con ancora al centro il mondo della scuola di Notre Dame (e ancora un gran bel sentire).

Se l’idea di fondo dietro a questo progetto è sicuramente interessante, e mira a tirare il canto armonico fuori dalle secche di una certa autoreferenzialità, e se le composizioni di Laneri sono senza dubbio buone così come gli arrangiamenti di brani altrui, il concerto ha lasciato parzialmente a desiderare perché si ha l’impressione che, tecnicamente, il gruppo sia un po’ spaccato in tre parti: Laneri capace di un controllo pazzesco degli armonici, alcuni altri componenti con buone capacità e altri piuttosto indietro e non sempre all’altezza del proprio ruolo.
Va però specificato che questo progetto musicale non nasce con l’idea di poggiarsi su professionisti di canto armonico, quanto su persone legate dalla passione per queste musiche, e, forse, è proprio questo il risultato che il direttore e fondatore del coro si proponeva: creare contesti per la diffusione e lo sviluppo del canto armonico in Italia più che un pool di straordinari interpreti in un deserto generale.

In ogni caso un ottimo concerto in un contesto adattissimo (comprese le conclusioni di fine concerto ad opera di Don Pietro, un piccolo grande mito della Roma migliore)

tante altre informazioni le potete trovare sul suo sito ufficiale

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