BIS [2016]

Mi capita spesso di ascoltare eccellenti dischi di artisti, o scene musicali, dei quali ho già parlato in passato. Dischi che non aggiungono nulla di particolare a quanto già scritto, e che quindi non meriterebbero un ulteriore post su queste pagine (sarei costretto a riesprimere gli stessi concetti già espressi in precedenza), ma che, allo stesso tempo, sono lavori davvero belli, lavori che se li avessi conosciuti prima sicuramente sarebbero stati citati nei post in questione.
Ho deciso pertanto, a partire da questo ormai terminale 2016, di dedicare a tutti questi dischi una sorta di post riassuntivo (a scadenza annuale) per segnalarveli rapidamente e non farli cadere nell’oblio (sia chiaro, parlerò di dischi che ho ASCOLTATO nel 2016 non necessariamente di dischi USCITI nel 2016).


Iniziamo questa rubrica citando il 17° volume della serie “Éthiopiques ” (ve ne parlai qua) dedicato alla incredibile voce di Tlahoun Gèssèssè, un disco paradigmatico di tutto il fenomeno di cui vi parlai, caratterizzato da ottime canzoni splendidamente eseguite e con protagonista il cantante che più di tutti veniva considerato, non a torto, il migliore in Etiopia in quegli anni. Uno dei must have di tutta la serie.

gessesse

Passiamo ora ad un quadruplo (!) CD contenente 6 LP di Ravi Shankar (cliccate qua per leggere come lo ricordai in occasione della sua morte) relativi ai suoi esordi discografici (parliamo di un periodo che va dal 1956 al 1962). Intitolato semplicemente “Six classic albums” è un gioiellino che spicca per la qualità della musica contenuta, per l’ottimo livello delle registrazioni (incredibile come suonino bene certe incisioni d’epoca, a dispetto di quello che si potrebbe pensare) e per il costo decisamente (per non dire ridicolmente) basso. Tutta roba imperdibile per chi ama la musica classica indiana (e dentro ci trovate pure il maestro delle tabla Allah Rakha). Peccato per il libretto non all’altezza, ma credetemi che non vi pentirete dell’eventuale acquisto

shankar6

Due parole anche su “Lost and found” atto (forse) conclusivo dell’epopea del Buena Vista Social Club (ci andai in fissa anni fa e ve ne parlai ripetutamente in questo e quest’altro post). Realizzato con tagli, ritagli e frattaglie (frammenti live, scarti dalle registrazione dei tanti dischi usciti, session improvvisate, registrazioni di progetti abortiti…) sarebbe potuto essere il punto debole di tutta l’operazione e invece, lo ammetto, con mia sorpresa, risulta essere un disco bellissimo che può del tutto competere in bellezza ed eleganza (e cuore) con tutta la produzione curata dalla World Circuit. Un disco che vi suggerisco di non sottovalutare e che mi sta regalando ottimi momenti.

buenavistalost

Continua l’epopea dei cofanettoni di classica (ve la ricordate ? qui e qui ciò che vi raccontai). Quest’anno mi sono particolarmente dedicato al recupero di materiali della storicissima etichetta Archiv (sub-label della Deutsche Grammophon) che ha raccolto in alcuni cofanetti sue incisioni, soprattutto relative agli anni ’80. Tra queste segnalo, anche per il prezzo che, se si sa cercare in rete, può essere davvero conveniente, quello intitolato “Concertos & orchestral suites” dedicato a Johann Sebastian Bach ed eseguito dall’English Concert diretto da Trevor Pinnock. Al suo interno 8 CD con una serie incredibile di capolavori (dai Concerti Brandeburghesi alle Orchestral suites passando per i Concerti per clavicembalo, quelli per violino e quelli per varie altre strumentazioni) registrati benissimo e suonati divinamente. Vi serve sapere altro ?

bach

Segnalo poi le conferme di artisti quali:

– i Boards of Canada (ve ne parlai qua) che con il loro “Tomorrow’s harvest” realizzano un album particolarmente raffinato e godibile

boardsoftomorrow

Antonella Ruggiero (leggete qua e qua cosa scrissi) che nel suo “L’impossibile è certo” trova modo di arricchire il suo repertorio con canzoni di buon (a volte ottimo) livello, impreziosite dalla sua voce sempre splendida e oramai a livelli interpretativi semplicemente stellari

impossibile

Fabio Orsi (qui l’articolo a lui dedicato) che continua a stupirmi con un altro gioiellino, il triplo (!) “The new year is over“, progetto davvero riuscito con la sua elettronica ambient avvolgente e mai banale

orsinewyear

Arturo Stalteri (anche di lui vi parlai in questo post) che torna con un disco di suoi lavori, intitolato “Préludes“, che si posiziona tra le sue migliori opere di sempre segnando una notevole maturità compositiva

Stalteri_preludes_NP0035_bozza4.indd

Brian Eno (di lui ho parlato spessissimo, ad esempio qua e qua, ma anche qua e qua) che con “The Ship” realizza un’opera ambient per molti versi particolare e particolarmente riuscita (ma lui è una garanzia)

ship

Catherine Christer Hennix, compositrice di culto, ve ne parlai per questa opera spettacolare, che, con il suo progetto Born of six (insieme ad Amelia Cuni e Werner Durand), ha realizzato un bellissimo disco, “Svapiti“, con sonorità un po’ a metà strada tra Prima Materia, i raga indiani e il minimalismo estatico di LaMonte Young e Terry Riley, registrazione che non suona mai scontata e stupisce ed illumina ad ogni ascolto (quando gli artisti centellinano le uscite, fatalmente il livello medio cresce a dismisura)

svapiti

tanto vi dovevo

Buon Anno (ricco, vi auguro, di buona musica)

Annunci

RAI Radio 5 Classica

Qualche mese fa, purtroppo, la storica radio libera romana Radio Città Aperta ha deciso di smettere di trasmettere in FM e di limitarsi allo streaming in rete.
Personalmente è stato un grosso dispiacere, è una radio che ho ascoltato da (praticamente) sempre, addirittura da quando si chiamava Radio Proletaria, e, poiché per me il momento migliore (e sostanzialmente l’unico) nel quale ascolto la radio è durante la guida della mia fiammante Agila, ecco che la sua scomparsa dall’etere di fatto mi ha privato dei suoi ascolti (solo parzialmente recuperati grazie ad alcuni podcast).

Radio Città Aperta occupava uno dei 12 canali presettati della mia autoradio e, dovendo sostituirla, da brava Vergine pignolosa, mi sono scaricato la lista di TUTTE le stazioni radio che trasmettono a Roma e, con certosina pazienza, ho cercato di scegliere la migliore radio con la quale occupare lo spazio liberato da RCA.
Non è stato difficile decidere e prontamente ho sintonizzato un canale che fino a quel momento neanche sapevo esistesse: RAI Radio 5 Classica.

Senza sottolineare più di tanto come gli anni non siano passati invano se, al posto di una radio politicamente impegnata e musicalmente alternativa, ho scelto una radio dedicata alla classica, voglio provare a spendere due parole su cosa mi piace di questa stazione e cosa no.

rairadio5

Ascoltare questa radio, a prescindere dalla musica trasmessa, significa fare un salto temporale di decine di anni nel modo di fare radiofonia:

  • niente chiacchiere,
  • niente risate dei conduttori e niente allegria obbligatoria,
  • niente pubblicità,
  • niente GR…
  • insomma, niente (o quasi) oltre la musica.

E’ un ascolto meraviglioso e purificante, privo di tutti gli orpelli che la deriva commerciale delle radio, comprese quelle statali, sembra aver reso obbligatori: vero servizio pubblico.

In sostanza: prima di ogni brano una voce inespressiva ci informa sul titolo del brano che verrà trasmesso, sull’autore dello stesso e sugli esecutori (più eventuali informazioni riguardanti la registrazione in caso di brani registrati dal vivo). Dopo il brano le informazioni vengono ripetute (in maniera tale che se quel certo brano vi ha convinto riuscite immediatamente a sapere di cosa si trattava). E a questo punto si ricomincia con l’annuncio del brano seguente.

Ascoltare questo tipo di radio è come camminare in alta montagna, nel silenzio e respirando ossigeno, paragonato al passeggiare in una metropoli piena di traffico e smog. E fa bene al cuore e allo spirito.

La selezione musicale alterna programmi dedicati ad un certo periodo musicale con monografie dedicate ad un autore o agli autori di un certo paese o a un determinato stile, ma la sostanza è un flusso ininterrotto di musica senza disturbi di alcun tipo: vero servizio pubblico (bis).
La radio è fedele al suo nome e trasmette musica antica, barocca, romantica, sinfonica. da camera, lirica, contemporanea e tutto quello che vi potreste (e dovreste) aspettare.
Un’aspetto ulteriore che ho mooooooolto gradito è che non solo la posso ascoltare in automobile, ma, quando mi capita di essere fuori casa (ma sempre rimanendo in Italia) la posso cercare anche tra i canali del televisore (trasmette anche sulle frequenze del digitale terrestre) di alberghi o case dove mi trovo a passare dei giorni ricavandone compagnia e buone vibrazioni a qualunque ora.

Se proprio vogliamo fare un appunto alla loro programmazione devo dire che manca all’appello di questa radio tutta quella genìa di compositori degli ultimi 50 anni che si è mossa al di fuori dei Conservatori e delle Accademie. I nomi li conoscete.
Pur avendo ogni tanto ascoltato musiche del ‘900, e della seconda parte del ‘900, non mi è capitato di ascoltare né i miei amati minimalisti, né quegli straordinari sperimentatori di cui spesso parlo su queste pagine (Alvin Lucier, Eliane Radigue, David Behrman, Deep listening band, Glenn Branca… l’elenco sarebbe infinito, questi nomi servono solo da esempio) che si sono mossi con grande libertà al di fuori dei circuiti sclerotizzati della solita musica contemporanea.
Se posso fare un appello al direttore artistico della radio (che mi auguro non sia Carlo Conti…) è quello di lasciarsi andare anche alle musiche più interessanti e sfuggenti del periodo che va dai primi ’60 a tutti gli anni ’80 (parliamo infatti di autori ormai pienamente storicizzati, non sto chiedendo attenzione per le nuovissime cose, non sono così pretenzioso).

Ma anche con questo difetto questa stazione è consigliatissima a chiunque abbia a cuore il proprio udito e il proprio cervello, sia per le cose che trasmette, sia per come le trasmette.

Quando la forma nobilita la sostanza.

p.s. A Roma trasmette sulle frequenze 100,30 – potete trovare informazioni e dettagli sia sulla sua pagina Facebook sia sul suo sito web.

MAX RICHTER “Recomposed by Max Richter: Vivaldi – The four seasons”, 2012, Deutsche Grammophon

Da qualche tempo la storica etichetta tedesca specializzata in musica classica Deutsche Grammophon sta realizzando degli strani dischi in cui chiama prestigiosi musicisti provenienti da ambiti non propriamente classici e li invita a rielaborare materiali prodotti dall’etichetta nel tentativo di realizzare ibridi di un qualche interesse. Tra le produzioni arrivate a compimento finora mi ha colpito positivamente questo disco in cui Max Richter (di lui vi ho già parlato in questo post) si è divertito a mettere mano ad una delle composizioni più popolari dell’universo classico (e non solo): “Le quattro stagioni” di Antonio Vivaldi.

A differenza dei suoi predecessori, Richter ha preferito non agire su registrazioni già fatte ma ha preso in mano gli spartiti originali di Vivaldi e li ha rielaborati con vere e proprie operazioni di raffinati copia/incolla (mi perdonino i compositori che dovessero leggere questa espressione così profana).
Gli spartiti così ottenuti sono stati poi suonati dalla Konzerthaus Kammerorchester di Berlino diretta da André de Ridder con Daniel Hope violino solista.

Max-Richter-Vivaldi-The-Four-Seasons
L’intento di Richter era quello di virare in salsa post-minimalista i (riconoscibilissimi) materiali vivaldiani, un’idea non certo originale.
In un lontano passato qualcosa di simile era già stato fatto da Michael Nyman che aveva utilizzato e rielaborato frammenti mozartiani (“In re Don Giovanni” e la colonna sonora del film di Peter GreenawayDrowning by numbers” da noi più noto come “Giochi nell’acqua“) e di Purcell (l’altra colonna sonora, sempre per Greenaway, “The draughtsman’s contract“, per noi italiani “I misteri del giardino di Compton House“), ma qui Richter sposta in alto l’asticella della difficoltà.
Mentre Nyman sceglieva solo alcuni frammenti e su questi costruiva i nuovi pezzi, qui l’idea è di realizzare un intero disco utilizzando esclusivamente frammenti dell’opera originale, anzi, più che di frammenti dovremmo parlare di una vera e propria riscrittura perché, Richter dixit, lui ha costruito la nuova opera prendendo in considerazione circa il 25% dello spartito originale e, con il gioco delle ripetizioni e dei contrappunti, ha realizzato un nuovo lavoro continuamente in bilico tra rispetto e tradimento, rispettandone in profondità perfino la struttura (4 sezioni ognuna divisa in 3 parti, e in ogni parte utilizza solo lo spartito relativo).
Perché il fascino dell’ascolto non viene solo dalla (comunque ottima) qualità del lavoro richteriano (questo disco dovrebbe piacere anche ad un normale appassionato di musica minimalista e post-minimalista che fosse completamente all’oscuro dell’opera vivaldiana e, ça va sans dire, è anche registrato molto bene con gli archi che suonano divinamente), ma dal fatto che a questa si aggiunge il divertimento e il gusto del continuo riconoscere i materiali originali e del sentirli continuamente deviare verso direzioni (apparentemente) sbagliate.
C’è un continuo gioco tra fedeltà all’originale spirito vivaldiano e il deviarlo verso direzioni impensabili per il musicista veneziano che risulta tremendamente sfizioso e piacevole, un continuo rincorrersi di senso tra consuetudine e sorpresa che diverte e convince.

Tra i momenti più felici l’iniziale e splendida accoppiata “Spring 0/Spring 1“, una spettacolare spirale ascendente, l’esaltante “Summer 3” che sfrutta al meglio le vertigini presenti nell’originale per poi intubarsi in un finale para-ambient, la divertente “Autumn 1” che danza intorno all’autunno vivaldiano con continui stop&go, il doppio volto, austero prima ed entusiasta dopo, di “Winter 1“, la linea melodica commovente di “Spring 2“, l’allegria solare di “Spring 3“, la forza e l’energia esplosiva, ma positiva, di “Summer 1

Forse ai puristi non piacerà (e quando mai), ma io l’ascolto ve lo consiglio.

Quando il gioco si fa serio.

BRILLIANT CLASSICS

Spesso mi sono lamentato su queste pagine del comportamento delle case discografiche, raramente ho apprezzato al 100% i loro comportamenti, ma ora è venuto il momento di elogiare senza remore il lavoro di una etichetta specializzata in musica classica (laddove, nell’accezione comune e un po’ impropriamente, classica è da intendersi come la musica colta composta dal 1500 ad oggi).

Parlo della Brilliant classics, etichetta olandese che normalmente viene caratterizzata dalla sua politica di dischi venduti a prezzo basso. Ma qui non siamo semplicemente di fronte ad una etichetta che propone incisioni mediocri (o molto datate) a prezzi popolari, qui siamo di fronte ad una visione del mercato della musica classica totalmente innovativa.

Da qualche anno la Brilliant ha puntato moltissimo sulla creazioni di cofanetti dedicati all’opera omnia di autori più o meno celebrati del passato. Hanno capito che, al giorno d’oggi, non ha più molto senso produrre dischi che, nel canonico spazio di una settantina di minuti, contengano 2 o 3 sinfonie di un certo autore (magari sempre le solite, sentite e strasentite) o una selezione più o meno originale di brani. Hanno capito che si potevano concentrare in un numero limitato di dischetti digitali TUTTE le composizioni di autori celebrati (tutte quelle pervenute ai giorni nostri, naturalmente) creando una nuova tipologia di confezionamento della musica classica e, al tempo stesso, sforzandosi di mantenerne il prezzo in termini accettabilissimi.

Per far questo hanno da un lato acquistato i diritti di esecuzioni altrui (sempre cercando buona qualità di registrazione e di esecuzione) e dall’altro hanno realizzato loro stessi delle registrazioni nuove (molto ben fatte) con l’obiettivo di proporre agli appassionati tanta qualità ben registrata e a prezzi modici (magari pescando gli esecutori al di fuori dei soliti celebratissimi nomi dando spazio alle, spesso validissime, seconde linee).

Vi faccio qualche esempio concreto partendo da compositori non esageratamente prolifici specificandovi che questi e gli altri prezzi che mostrerò sono da considerarsi indicativi (variano da negozio a negozio e sono spesso soggetti a sconti od offerte):

  • Antonio Vivaldi (40 CD + 1 CD-rom , 45 euro)
  • Arcangelo Corelli (10 CD, 25 euro)
  • Frederic Chopin (30 CD, 45 euro)
  • Luigi Boccherini (37 CD, 50 euro).

brilliant_vivaldi

Passiamo ora ai cofanetti dedicati all’opera omnia di autori che hanno scritto moltissimo:

  • Wolfgang Amadeus Mozart (170 CD + 1 CD-rom, 115 euro)
  • Johann Sebastian Bach (157 CD + 2 DVD + 1 DVD-rom, 105 euro)
  • Ludwig van Beethoven (85 CD + 1 CD-rom, 90 euro)
  • Pyotr Ilyich Tchaikovsky (60 CD + 1 CD-rom, 85 euro). foto OK

brilliant_bach

Come noterete il rapporto prezzo/quantità è a dir poco eccezionale e, cosa fondamentale, incisioni ed esecuzioni sono assolutamente all’altezza. Noterete pure che in alcuni casi il box è corredato da dei CD-rom nei quali troverete informazioni sul contenuto dei dischi (dai testi cantati a tutte le tipiche informazioni che normalmente corredano un disco, ma inserirle su un cd-rom è molto più economico che stampare il libretto).

brilliant_mozart

Per quanto la tentazione di acquistare questi concentrati di arte all’ennesima potenza sia forte, per molti può sembrare comunque superfluo comprare tutto Mozart o tutto Bach, ed allora la Brilliant propone anche dei cofanetti che ospitano delle sezioni di questi mega-box. Non si tratta però di banali antologie ma, piuttosto, di sottoinsiemi coerenti di questi universi (ovvero selezioni che raccolgono “tutto” ciò che un certo autore ha scritto in un certo ambito), e così troviamo (sempre a titolo di esempio):

  • tutte le sinfonie di Mozart (11 CD, 27 euri)
  • tutte le composizioni per tastiera di Mozart (14 CD + 1 CD-rom, 27 euro)
  • tutte le sinfonie di Tchaikovsky (7 CD, 18 euri)
  • tutte le 555 sonate per tastiera di Domenico Scarlatti (36 CD+ 1 CD-rom, 50 euro)
  • tutte le sonate per pianoforte di Muzio Clementi (18 CD+ 1 CD-rom, 32 euro)
  • tutte le cantate profane di Bach (8 CD, 32 euri).

brilliant_scarlatti

Naturalmente il catalogo, peraltro in continua crescita, è ampissimo e spazia anche verso autori meno celebrati (c’è un cofanetto dedicato a Thomas Tallis che emoziona al solo guardarlo).

brilliant_open2

Voi capite bene come con questa iniziativa la Brilliant abbia rovesciato il tipico modus operandi dell’acquirente di classica: invece di selezionare (secondo indicazioni spesso altrui) l’opera di un autore ci invita ad una vera e propria full immersion nella sua arte, istigandoci a trovare e riscoprire (Battiato direbbe “goutez et comparez“) tutti quei capolavori che in passato sono stati semi-ignorati (fino a poco tempo fa era impensabile comprarsi tutte le sinfonie di Mozart e quindi si finiva per comprare sempre quelle 4 o 5 ritenute più riuscite, di fatto maltrattando tutte le altre come se fossero figlie di un dio minore). Invitano l’ascoltatore ad avere il coraggio di andare oltre il già noto e ad avventurarsi in mezzo a musiche inaspettate o poco famose ma non necessariamente minori (e meno che mai brutte). Per esperienza personale posso garantirvi che tra il poco noto di grandissimi autori come quelli summenzionati c’è molto (ma molto) meglio di tanto nuovo-nuovo appresso al quale corriamo continuamente.

Per quello che mi risulta la Brilliant con questa coraggiosa scelta commerciale ha ottenuto lusinghieri risultati, anche perché è riuscita a godere di una ottima distribuzione in parecchi paesi del mondo (sicuramente anche qui in Italia). Io capisco i nostalgici della Deutsche Grammophon e delle incisioni di riferimento di quella o quell’altra opera, ma penso che di fronte a questo tipo di offerta (subito, o quasi subito, imitata anche da case più famose, seppur a fatica) sia ragionevole pensare di ascoltare di più anche se magari con un pizzico di qualità in meno.
Divertitevi ad esplorare il loro catalogo e lasciatevi tentare da proposte che non si possono rifiutare.

Da comprare e regalare.

(per altre informazioni sul loro catalogo cliccate qua).

p.s. Questo articolo è stato scritto ascoltando alcuni dei CD del cofanetto dedicato a Corelli di cui ho accennato sopra, e vi assicuro che trattasi di un ascolto delizioso sotto ogni punto di vista.

Ma dov’è questa crisi ?

Come sa chi mi frequenta ho una incredibile voglia di ascoltare musica classica suonata dal vivo in luoghi adatti a questo scopo. Può sembrare strano ma, pur avendo in vita mia assistito a tantissimi concerti, tra i quali parecchi di musica contemporanea, sono abbastanza digiuno di musica sinfonica ascoltata come si deve.

Sono allora andato sul sito dell’istituto romano più prestigioso tra quelli che si occupano di questo tipo di musica per vedere cosa offriva la loro stagione 2012-2013.

Ho così scoperto che loro organizzano due stagioni (una cosiddetta sinfonica, l’altra denominata cameristica) ricchissime di concerti (piuttosto costosi, ma capisco benissimo che un concerto di un’orchestra costi più di quello di un gruppo rock).

Per risparmiare qualcosa sono andato nella sezione abbonamenti e ho trovato 3 possibilità: l’abbonamento a tutta la stagione sinfonica, quello a tutta la stagione da camera e uno misto da 13 concerti.

Il primo e il secondo li ho subito scartati perché gran parte della loro stagione è occupata da musiche che mi interessano relativamente poco (ricordatevi che non amo quasi tutta la musica ottocentesca…) e spendere tutti quei soldi per ascoltare cose che non desidero più di tanto è una prospettiva che non mi alletta.

La terza possibilità invece mi intrigava: 13 concerti sono tanti ma diluiti nel periodo settembre-maggio si possono fare, sono andato allora a leggermi tra quali concerti potevo selezionare i miei 13 e, purtroppo, ho dovuto verificare che questa selezione pescava in maniera assai discutibile tra l’intero catalogo e riuscivo solo ad estrarre 6 concerti di assoluto interesse per me.

Ci ho ragionato su e poi ho scritto una mail all’ente dicendogli che io volevo abbonarmi, ma le loro condizioni me lo impedivano e gli facevo una proposta conveniente per entrambi. Ho selezionato altri 7 concerti di mio gusto, li ho aggiunti ai 6 indicati da loro e gli ho chiesto se potevo avere un abbonamento VERAMENTE personalizzato.

Prima di andare avanti è giusto che sappiate che, essendo io una persona tendenzialmente onesta, ho costruito il mio pacchetto di concerti in maniera tale che avesse un valore economico globale INFERIORE a quello inizialmente proposto da loro. Pertanto il mio ragionamento era: io vi pago l’abbonamento per dei concerti più economici di quelli che voi mi avete proposto allo stesso prezzo in maniera tale che voi ci guadagnate (vendete un abbonamento che vale 90 allo stesso prezzo di uno che vale 100), ma io in compenso mi abbono a 13 concerti TUTTI interessanti.

Mi sembrava uno scambio equo e speravo che venisse prontamente accettato.

Invece mi hanno risposto (peraltro con garbo, gentilezza e celerità) dicendo che “non sono in grado” di fare abbonamenti così personalizzati e mi hanno detto che ci penseranno per la prossima stagione.

E allora mi sono davvero arrabbiato, perché per fare l’abbonamento personalizzato bastava dare ad uno degli addetti alla biglietteria l’elenco dei concerti indicato sulla mia mail, fargli preparare i relativi biglietti e specificargli che sarei passato a ritirarli pagando la cifra pattuita.

A me non appariva una cosa complicatissima.

Ma quello che più mi ha dato fastidio è il fatto che in tempi di crisi come questi, loro non solo NON si ingegnano a trovare formule adeguate per accontentare tutti gli appassionati che non possono permettersi di comprare così tanti concerti, ma preferiscano perdere un abbonato (il sottoscritto) piuttosto che, con un minimo sforzo, accontentarlo (economicamente guadagnandoci !).

E’ un atteggiamento che da fastidio perché obiettivo di questi enti dovrebbe essere quello di proporre musica di qualità e RIEMPIRE i teatri. Avere formule di abbonamento ferme all’Ottocento indica una mancanza seria di volontà nell’aprire a tutti certi luoghi preferendo (forse) lasciarli a disposizione di una élite economica che dispone di tempo e soldi da dedicare alla musica.

Tanto per dire:

potrebbero fare dei mini-abbonamenti a 5 concerti (scelti dall’utente) con uno sconto fisso,
oppure potrebbero fare della carte prepagate (ti do i soldi subito) utilizzabili poi per comprare i biglietti per qualunque spettacolo con uno sconto fisso (l’Auditorium Parco della Musica fa questa cosa da anni)…

Di strade, per chi le vuole praticare, ce ne sono tantissime e la tecnologia ormai permette di fare cose impensabili per fidelizzare l’appassionato e spingerlo a moltiplicare le presenze nelle sale da concerto (nell’interesse di tutti).

Ma se non c’è la volontà di diffondere il verbo della buona musica e di allargare la platea anche a coloro che hanno fame di musica, ma non necessariamente il portafogli gonfio, ho paura che certa musica rimarrà chiusa in un ghetto che alla lunga potrebbe soffocarla.
Se non ci si rende conto che in questa epoca di cinghie sempre più strette chi produce cultura deve fare i salti mortali e impegnarsi a fondo per non essere spazzato via, allora certi destini sono già segnati.

Andrò a vedere, a prezzo pieno, solo 2 concerti.
Tanto frutterà a lor signori il loro comportamento.
Ma so già che non se ne renderanno conto.