LUCIO LEONI “Le interiora di Filippo”, 2017, Lapidarie incisioni

Ogni tanto, se non altro per dimostrare che non siamo dei vecchi babbioni, su queste pagine puntiamo l’attenzione su materiale musicali un po’ più recenti.
E’ il caso di Lucio Leoni, autore romano dalla personalità spiccatissima.
Il video che vi proponiamo riguarda un singolo dal suo più recente lavoro (“Il lupo cattivo“):
recitarcantando velocissimo e travolgente, testi di livello, giusta commistione di serietà e ironia, ritmica forsennata e poi… il ritornello pop, a spiazzare e riconciliare.

Video ben prodotto e azzeccato, canzone che alla fine, nonostante tutto, acchiappa alla grande.
Qualcosa si muove nella capitale.

 

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SoundScapeS vol.15

Solo un annetto per arrivare a questa (lasciatemelo dire) strepitosa raccolta, come sempre indispensabile appendice del blog.

19 brani per i soliti 80 minuti (scarsi) di ottime canzoni (e non solo) raccolte sotto il titolo “Classics” da intendersi in almeno due modi.

Il primo è un modo elegante per sottolineare che, alla fine della fiera, anche questa antologia è la solita zuppa che vi propongo periodicamente, infatti dentro ci troviamo:

  • materiali della Battiato factory (in assenza del lider maximo che negli ultimi tempi è stato abbastanza latitante)
  • musiche dagli anni ’80 più oscuri (para-industrial e post-wave, in particolare)
  • uno spruzzo di Africa
  • qualcosina di molto vecchio
  • qualcosina di molto recente
  • qualcosa di sudamericano
  • qualcosina di molto romano
  • qualcosa di pop internazionale (dall’Inghilterra, dall’Islanda, dalla Germania)

Ovvero ESATTAMENTE quello che dovreste aspettarvi.

L’altro modo in cui si può intendere il titolo riguarda invece un fenomeno che lentamente ha preso piede in queste raccolte.
Negli ultimi tempi è diventato abbastanza frequente incontrare da queste parti materiale di musica classica. Non certo sinfonie o concerti, cose imponenti, ma magari piccole arie o, come in questo caso, meravigliose ninne nanne.

Questo quindicesimo volume vede addirittura due brani legati alla tradizione colta europea (entrambi mooooooolto datati) di cui mi sono innamorato, e la cosa che mi sorprende è come, inserita in questo contesto, la loro presenza suoni piuttosto naturale, come se davvero non ci sia poi una enorme distanza tra questi gioiellini classici e il meglio della musica pop-rock e dintorni degli ultimi cento anni.

A chi si chiede come mai non realizzo queste antologie utilizzando strumenti come Spotify segnalo che molti dei materiali che vi inserisco sono completamente (e colpevolmente) assenti da queste piattaforme.

Io questa raccolta ve la consiglio (tra l’altro in due brani c’è la magica voce di Tiziana Lo Conte), poi voi fate come volete 🙂


Chi fosse interessato non dovrà fare altro che contattarmi e darmi le coordinate per potergliela spedire tramite WeTransfer (per chi non lo sapesse, trattasi di una piattaforma che permette lo scambio di file fino a 2 gigabyte, è gratuita e non prevede alcuna iscrizione, in pratica io spedisco all’interessato un link, lui lo preme e tramite il suo browser, e seguendo una semplicissima ed essenziale procedura, scarica i file in poco tempo).

5 concerti che ho visto nel 2017

  • Lino Capra Vaccina Roma, 28 gennaio
  • Lyke WakeRoma, 23 novembre
  • Il muro del cantoRoma, 10 agosto
  • KraftwerkPerugia, 7 luglio
  • Juri Camisasca e Rosario Di Bella – Roma, 9 gennaio

 

BIS [2017]

Per il secondo anno vi segnalo alcuni dischi, riprendo paro paro quanto scritto l’anno scorso, “…di artisti, o scene musicali, dei quali ho già parlato in passato. Dischi che non aggiungono nulla di particolare a quanto già scritto, e che quindi non meriterebbero un ulteriore post su queste pagine (sarei costretto a riesprimere gli stessi concetti già espressi in precedenza), ma che, allo stesso tempo, sono lavori davvero belli, lavori che se li avessi conosciuti prima sicuramente sarebbero stati citati nei post in questione.


Partiamo alla grande con il secondo meritorio capitolo degli Embrionic coleslaw, intitolato, con la consueta fantasia, “Tumult infiltrate outbreak” e per il quale valgono grosso modo le cose già dette per il precedente (le trovate in questo post), salvo la mancanza dell’effetto sorpresa e, forse, una vena leggermente meno ispirata (ma è sempre un gran bell’ascoltare).

Taaaaaanto tempo fa vi parlai di un interessante ed economico cofanetto dedicato al tango argentino (in questo post dedicati ai cofanettoni), non posso non segnalarvi un secondo box concettualmente assai simile, intitolato “La yumba – the greatest tango performers“, ben 10 dischi, ognuno dei quali abbastanza tematico intorno a uno o più autori, bello quanto l’altro e sufficientemente diverso nelle tracce da esserne un vero e proprio complemento (e costa talmente poco che non dovreste negarvelo).

Due parole anche su “Gli anni ’90“, seconda, e conclusiva, raccolta di quanto prodotto dai sempre grandi Gronge (della prima vi avevo ben parlato in questo post). In questa raccolta troviamo materiale eccellente, ma lo sapevate già, prelevato dai loro dischi ufficiali insieme a rarità varie.

Ottimo anche il secondo lavoro di Iosonouncane, “Die“, più ricercato e raffinato del precedente “La macarena su Roma” (elogiato in questo post dal sottoscritto), ma forse un pizzico meno coinvolgente.

Vi avevo parlato dei Cluster qui. Nel frattempo mi sono comprato un (ennesimo) cofanettone contenente i loro primi 9 CD (compresi i due con Brian Eno) e sono tutti dischi solidissimi e consigliabilissimi (volete altri superlativi ?). Peccato per il libretto del cofanetto, non del tutto all’altezza della musica ivi contenuta.

A proposito, non c’è anno che non porti con sé qualcosa di buono realizzato proprio da Brian Eno, e quest’anno è toccato all’ottimo “Reflection” (devo dirvi quante volte ho già citato questo artista in questo blog ?), classicamente ambient, ma, purtroppo, il cd non prevede il download del programma che lo ha generato “automaticamente”, sarebbe stato bello farlo girare sui nostri computer.

Grande ritorno per i Roseluxx (qui le mie note sul loro esordio) con “Feritoia“: grande classe, una leggera deriva massimovolumeiana (non che sia un difetto) e ottimi brani (in particolare una superba “Tenebra bianca“).

Concludiamo con un altro ottimo, seppur ennesimo, Wim Mertens: con “Dust of truths“, terza parte di una trilogia intitolata “Cran aux oeufs“, che vi consiglio tutta caldamente. Di lui vi parlai soprattutto qua e qua, e anche questo disco dimostra una vena per nulla inaridita e conferma la capacità di dare alcune zampate di altissimo livello (ferme restande le consuete orribili copertine, ma ormai ci abbiamo fatto l’abitudine).

Questi alcuni ascolti meritevoli di artisti già noti su questo blog, se siete interessati prendete nota 🙂

Buon Anno a tutti

 

LO STRANIERO “Nera”, 2016, La Tempesta

Tuffiamoci nel presente (ogni tanto ci vuole).
I Lo Straniero ci hanno appena regalato il loro omonimo esordio, per la prestigiosa e sempre attenta La Tempesta, e questo è il video del loro singolo “Nera“.

Musicalmente siamo dalle parti del Consorzio Produttori Indipendenti (sempre sia lodato), particolarmente in zona Disciplinatha e Ustmamò, il video invece, in uno scintillante, e mai fuori moda, bianco e nero, ci regala una citazione bergmaniana, magari non originalissima, ma vivaddìo ! (averne).

Solito concetto: quando ci sono le idee non servono effetti speciali e vagoni di soldi.

IOSONOUNCANE “La macarena su Roma”, 2010, Trovarobato

In questo inizio di millennio sono comparsi, in ambito (diciamo così) indipendente una marea di nuovi cantautori. In parte per sopperire all’impossibilità di reperire i fondi per registrazioni più complesse (lavorando da soli si abbattono i costi e le incisioni casalinghe meglio si prestano per questa tipologia di musicisti), in parte perché si è affacciata nel mondo della musica una nuova generazione, sufficientemente lontana dai vecchi e (ormai) storici cantautori da non soffrire il confronto con modelli ormai assurti a vere e proprie icone, capace di rinnovare le modalità con le quali l’approccio cantautorale si manifesta.

Per quello che mi riguarda, e per quello che ho sentito, il difetto principale di questi artisti sta in una esagerata ombelicalità nei testi cantati (poco coraggio nel raccontare il mondo e troppa attitudine verso piccole storie fatte di quotidianità, a mio parere, di nessun interesse) e in una mancanza di coraggio nel tentare di alzare genericamente il tiro delle proprie opere (da questo punto di vista mi ricordano tanti registi italiani post-morettiani autori di decine di film straordinariamente inutili nel raccontare storie, personaggi e stati d’animo talmente piccoli da apparire infimi).

Tutto questo cappello introduttivo per (invece) segnalarvi questo lavoro di Iosonouncane (pseudonimo scelto da Jacopo Incani senza troppa fantasia, in questi ultimi anni di autonominati cani, nel sottobosco della musica italiana, se ne sono visti parecchi), che credo sia il suo esordio, album che spicca per personalità e coraggio.

macarena

Musicalmente abbiamo una attitudine low-fi sfruttata in maniera molto intelligente, con un largo uso di un elettronica povera, sempre spinta verso distorsioni e insistenze, priva di delicatezza ma molto calda e coinvolgente (ma c’è ancora qualcuno che pensa che i suoni elettronici siano freddi ?).
I brani si caratterizzano per una lunghezza straordinariamente variabile e per una sostanziale indifferenza verso il modulo strofa/ritornello soppiantata da uno streaming attraverso il quale musica e testi piombano addosso all’ascoltatore mettendolo al muro con una energia che (fortunatamente) nulla ha a che vedere con l’idea canonica di cantautorato.
I testi ben si adattano a queste musiche: ironici, caustici, a volte cinici, visionari, costruiti più per accumulazione di senso che per narrazione orizzontale, non si nascondono dietre le tendine della propria cameretta, ma escono all’esterno per provare ad esprimere pezzetti del mondo che attraversiamo tutti i giorni.
L’apertura con “Summer on a spiaggia affollata” 😉 è perfettamente paradigmatica dei pregi di tutto il disco: frase di chitarra, effetti elettronici, cantato compresso e il tutto reso ammaliante da una circolarità ipnotica (con una deliziosa coda psichedelica).
Tra i brani che seguono segnalo il ritratto della pancia del paese in “Il boogie dei piedi“, tutto giocato su sovraincisioni delle voci ricche di fantasia, la (almeno inizialmente) ballata “Il corpo del reato“, testo logorroico dedicato alle miserie della provincia italiana e la musica che sa incattivirsi con delicate rasoiate di organo e una ritmica elettronica capace di sottolineare ottimamente il testo e il modo in cui viene cantato, l’electro-tribalismo di “Grandi magazzini pianura” con un testo ai limiti della (benedetta) invettiva, gli angoscianti ritratti di “Torino pausa pranzo“, con elettronica ripetitiva a sostenere voce e percussioni, e di “Il sesto stato“, più aerea ma non meno coinvolgente, l’elettronica alla Boards of Canada de “Il ciccione“, dall’intrigante testo metaforico, e poi il capolavoro del disco, “La macarena su Roma“, brano monstre, abbondantemente oltre i 9 minuti, cronaca spietata delle ossessioni piccolo borghesi, su una musica circolare e stratificata, con una ritmica angosciante e campionamenti televisivi assortiti.

Oltre i brani citati vanno segnalati anche alcuni siparietti strumentali e l’interessante teatro radiofonico de “I superstiti“.

Queste sono davvero 12 ottime tracce, di quelle che ci danno ancora speranza per il futuro della canzone italiana (e tutti parlano benissimo del suo secondo lavoro, magari dopo averlo ascoltato torneremo su questo autore).

Il nuovo (millennio) che avanza.

TIC TAC BIANCONIGLIO “Il volto di Lewis”, 2015, Goodfellas

Iniziamo l’anno guardando avanti.
Tra i materiali che mi sono passati nelle mani recentemente, mi ha colpito l’esordio sulla lunga distanza dei Tic Tac Bianconiglio (un giorno apriremo una parentesi sui nomi improbabili che si danno gruppi e solisti negli ultimi anni).
Dal loro primo album, “Il volto di Lewis“, è stato anche realizzato un video (proprio della canzone che da il titolo al disco) dalle atmosfere disturbate e angosciose che ben si sposano con la musica del gruppo (post punk ad alto tasso di distorsione sul quale si appoggia il recitarcantando coinvolgente di Cristina Tirella, metà del gruppo insieme ad Armando Greco).

Per cui godetevi questo bel video e magari andatevi a sentire il disco (aggiungo al volo il mio personale apprezzamento per “Petali di piombo“).

p.s. cliccate qui per andare sul loro sito