LO STRANIERO “Nera”, 2016, La Tempesta

Tuffiamoci nel presente (ogni tanto ci vuole).
I Lo Straniero ci hanno appena regalato il loro omonimo esordio, per la prestigiosa e sempre attenta La Tempesta, e questo è il video del loro singolo “Nera“.

Musicalmente siamo dalle parti del Consorzio Produttori Indipendenti (sempre sia lodato), particolarmente in zona Disciplinatha e Ustmamò, il video invece, in uno scintillante, e mai fuori moda, bianco e nero, ci regala una citazione bergmaniana, magari non originalissima, ma vivaddìo ! (averne).

Solito concetto: quando ci sono le idee non servono effetti speciali e vagoni di soldi.

IOSONOUNCANE “La macarena su Roma”, 2010, Trovarobato

In questo inizio di millennio sono comparsi, in ambito (diciamo così) indipendente una marea di nuovi cantautori. In parte per sopperire all’impossibilità di reperire i fondi per registrazioni più complesse (lavorando da soli si abbattono i costi e le incisioni casalinghe meglio si prestano per questa tipologia di musicisti), in parte perché si è affacciata nel mondo della musica una nuova generazione, sufficientemente lontana dai vecchi e (ormai) storici cantautori da non soffrire il confronto con modelli ormai assurti a vere e proprie icone, capace di rinnovare le modalità con le quali l’approccio cantautorale si manifesta.

Per quello che mi riguarda, e per quello che ho sentito, il difetto principale di questi artisti sta in una esagerata ombelicalità nei testi cantati (poco coraggio nel raccontare il mondo e troppa attitudine verso piccole storie fatte di quotidianità, a mio parere, di nessun interesse) e in una mancanza di coraggio nel tentare di alzare genericamente il tiro delle proprie opere (da questo punto di vista mi ricordano tanti registi italiani post-morettiani autori di decine di film straordinariamente inutili nel raccontare storie, personaggi e stati d’animo talmente piccoli da apparire infimi).

Tutto questo cappello introduttivo per (invece) segnalarvi questo lavoro di Iosonouncane (pseudonimo scelto da Jacopo Incani senza troppa fantasia, in questi ultimi anni di autonominati cani, nel sottobosco della musica italiana, se ne sono visti parecchi), che credo sia il suo esordio, album che spicca per personalità e coraggio.

macarena

Musicalmente abbiamo una attitudine low-fi sfruttata in maniera molto intelligente, con un largo uso di un elettronica povera, sempre spinta verso distorsioni e insistenze, priva di delicatezza ma molto calda e coinvolgente (ma c’è ancora qualcuno che pensa che i suoni elettronici siano freddi ?).
I brani si caratterizzano per una lunghezza straordinariamente variabile e per una sostanziale indifferenza verso il modulo strofa/ritornello soppiantata da uno streaming attraverso il quale musica e testi piombano addosso all’ascoltatore mettendolo al muro con una energia che (fortunatamente) nulla ha a che vedere con l’idea canonica di cantautorato.
I testi ben si adattano a queste musiche: ironici, caustici, a volte cinici, visionari, costruiti più per accumulazione di senso che per narrazione orizzontale, non si nascondono dietre le tendine della propria cameretta, ma escono all’esterno per provare ad esprimere pezzetti del mondo che attraversiamo tutti i giorni.
L’apertura con “Summer on a spiaggia affollata” 😉 è perfettamente paradigmatica dei pregi di tutto il disco: frase di chitarra, effetti elettronici, cantato compresso e il tutto reso ammaliante da una circolarità ipnotica (con una deliziosa coda psichedelica).
Tra i brani che seguono segnalo il ritratto della pancia del paese in “Il boogie dei piedi“, tutto giocato su sovraincisioni delle voci ricche di fantasia, la (almeno inizialmente) ballata “Il corpo del reato“, testo logorroico dedicato alle miserie della provincia italiana e la musica che sa incattivirsi con delicate rasoiate di organo e una ritmica elettronica capace di sottolineare ottimamente il testo e il modo in cui viene cantato, l’electro-tribalismo di “Grandi magazzini pianura” con un testo ai limiti della (benedetta) invettiva, gli angoscianti ritratti di “Torino pausa pranzo“, con elettronica ripetitiva a sostenere voce e percussioni, e di “Il sesto stato“, più aerea ma non meno coinvolgente, l’elettronica alla Boards of Canada de “Il ciccione“, dall’intrigante testo metaforico, e poi il capolavoro del disco, “La macarena su Roma“, brano monstre, abbondantemente oltre i 9 minuti, cronaca spietata delle ossessioni piccolo borghesi, su una musica circolare e stratificata, con una ritmica angosciante e campionamenti televisivi assortiti.

Oltre i brani citati vanno segnalati anche alcuni siparietti strumentali e l’interessante teatro radiofonico de “I superstiti“.

Queste sono davvero 12 ottime tracce, di quelle che ci danno ancora speranza per il futuro della canzone italiana (e tutti parlano benissimo del suo secondo lavoro, magari dopo averlo ascoltato torneremo su questo autore).

Il nuovo (millennio) che avanza.

TIC TAC BIANCONIGLIO “Il volto di Lewis”, 2015, Goodfellas

Iniziamo l’anno guardando avanti.
Tra i materiali che mi sono passati nelle mani recentemente, mi ha colpito l’esordio sulla lunga distanza dei Tic Tac Bianconiglio (un giorno apriremo una parentesi sui nomi improbabili che si danno gruppi e solisti negli ultimi anni).
Dal loro primo album, “Il volto di Lewis“, è stato anche realizzato un video (proprio della canzone che da il titolo al disco) dalle atmosfere disturbate e angosciose che ben si sposano con la musica del gruppo (post punk ad alto tasso di distorsione sul quale si appoggia il recitarcantando coinvolgente di Cristina Tirella, metà del gruppo insieme ad Armando Greco).

Per cui godetevi questo bel video e magari andatevi a sentire il disco (aggiungo al volo il mio personale apprezzamento per “Petali di piombo“).

p.s. cliccate qui per andare sul loro sito

ZU “Conflict acceleration”, 2015, Ipecac Recordings

Torniamo a Roma per questo video dei grandi Zu appena sfornato, ancora bello caldo.
Il loro jazz-core non è propriamente nelle mie corde, ma la stima per il gruppo è sempre alta.

Questo video mi ha colpito perché parte da una idea abbastanza semplice per ottenere dei risultati che a me convincono moltissimo. Un plauso quindi alla regista Sara D’Uva per queste atmosfere che mi fanno pensare a certe cose degli Autechre (non che questi ultimi abbiano molto in comune con gli Zu, ma che ci volete fare, i pensieri associativi sono quello che sono)

Se questa musica vi intriga provate ad assaggiare il nuovo album “Cortar todo” del quale si dice un gran bene.

LACALANI “Pois”, 2014, Seamonkeys Records

E a tutti quelli che dicono che sono romanocentrico dedico questo post incentrato su un gruppo che ha il suo centro di gravità permanente nella lontana Genova.
LaCalani è un trio autore di un disco d’esordio, “Jean Genet Gynécologue“, che potete comprare su Itunes o ascoltare su Spotify (fatelo, il disco è validissimo).

Potrei spiegarvi a lungo cosa mi piace e mi entusiasma di questo progetto, ma la verità vera è che uno dei 3 componenti il gruppo è una figura che, musicalmente, trovo incredibilmente vicina al mio ideale di autore di canzoni, e qualunque cosa faccia (più o meno) da parecchi anni a questa parte mi risulta godibile e spesso anche entusiasmante.

Per cui vi lascio alla visione di questo eccellente video (un terzo del gruppo è costituito dal videomaker Alessandro Calza e quindi i videoclip non sono mere appendici del progetto musicale ma una delle sue colonne).

Per i curiosi segnalo:
la loro pagina Facebook
il loro sito (attualmente off-line, speriamo torni presto)
il loro canale YouTube (ricco di altri video)

p.s. gruppo consigliatissimo a coloro che frequentavano il newsgroup it.fan.musica.battiato (e relativa chat) intorno al 2002

 

 

ASSALTI FRONTALI e IL MURO DEL CANTO “Il lago che combatte”, 2014, Autoproduzione

Altro video proveniente da gruppi lontanissimi dal mainstream. “Il lago che combatte” è una classica instant song (ancora non pubblicata) nata a supporto di una lotta popolare a favore di un lago comparso dal nulla nella periferia di Roma (se cercate in rete troverete facilmente tutti i dettagli).

Giustamente il regista ha caratterizzato il video come un vero e proprio documento che mostra i luoghi e il contesto della canzone, oltre ai due gruppi che si sono uniti per raccontare questa storia incredibile (e, incredibilmente, almeno per ora, con un lieto fine).

Di Assalti frontali e de Il muro del canto vi avevo parlato in passato (qui, qui, qui e anche qui), ma questo video, e questa canzone, sono per me particolarmente commoventi perché tutto quanto narrato è successo nel quartiere dove sono cresciuto.

Casa mia.

La lotta continua.