BRIAN ENO & ROBERT FRIPP “No pussyfooting”, 2007, Panegyric

Questo è periodo di ristampe. Alcune case discografiche hanno compreso che c’è interesse verso prodotti curati e di qualità e stanno riempiendo gli scaffali di nuove edizioni di vecchi dischi migliorandone la qualità audio, aggiungendo materiali, più o meno inediti, filologicamente legati a quelli già conosciuti, e confezionando il tutto con un apparato iconografico adeguato.
E, come avrete capito, a me queste cose piacciono molto.

No pussyfooting” è un capolavoro assoluto, probabilmente il migliore tra quei tanti lavori realizzati da musicisti di ambito pop (tra gli altri penso a Franco Battiato o a Manuel Gottsching di Ash Ra Tempel) nei quali, sotto l’influenza dei grandi padri minimalisti, si realizzavano dischi che, in qualche modo, ne seguivano le orme muovendosi su territori molto più vicini all’avanguardia che al rock più o meno progressivo, pur rimanendo seriamente influenzati (anche) da quest’ultimo.
Qui, in particolare, si sente forte l’odore di Terry Riley e di quei suoi lavori che, da “A rainbow in curved air” in poi, si sono caratterizzati per l’uso di tastiere dialoganti con se stesse tramite un opportuno uso del delay.
Ma Fripp & Eno non solo sviluppano la cosa in maniera personalissima (le chitarre inevitabilmente rock-oriented di Fripp dialogano con i marchingegni dello stesso Fripp e con quelli di Eno compreso l’indispensabile, le registrazioni risalgono al periodo 1972-73, Revox A77 e l’altrettanto indispensabile VCS3), ma, soprattutto, realizzano due brani di ipnotica bellezza, perfetti per trascinare l’ascoltatore in universi altri e lontanissimi.
Una tra le esperienze musicali più significative della mia gioventù.

Quello che lascia piuttosto sorpresi in questa riedizione è la presenza di 3 bonus tracks delle quali non si riesce a capire se sono una cosa seria o una colossale presa in giro.

In origine il disco era composto da due brani, uno per facciata, di una ventina di minuti l’uno e intitolati rispettivamente “The heavenly music corporation” e “Swastica girls“. Qui vengono aggiunte le versioni reversed e half speed della prima e la sola reversed della seconda.

Avete capito bene.
Con un banalissimo lavoro di pochi minuti di un qualunque editor di file musicali i curatori di questa ristampa (sicuramente tra loro lo stesso Fripp, ma ritengo che Eno comunque condivida queste scelte) hanno rovesciato i due brani (ottenendo così 2 bonus tracks di 20 minuti l’una) e hanno dimezzato la velocità di una delle due (ottenendo una traccia di ben 40 minuti) aumentando notevolmente la quantità di musica presente nel disco (nel frattempo dilatatosi a doppio CD).

La mia prima reazione è stata negativa. Che senso può avere una simile operazione ? A fare così siamo buoni tutti e chiunque potrebbe creare decine di bonus tracks analoghe, sostanzialmente insensate e utili solo ad allungare il brodo.
Però poi il pragmatico che è in me ha deciso di ascoltare queste nuove versioni e di giudicarle esclusivamente da un punto di vista musicale, e, così facendo, ho dovuto ammettere che i 3 nuovi brani sono perlomeno piacevoli. E’ chiaro che nulla aggiungono al progetto, ma bisogna convenire che le due versioni rovesciate sono piacevolissime (e quasi non si nota il fatto che i suoni siano al contrario) mentre quella a mezza velocità ha il pregio di meglio mostrarci ciò che accade e di rendere il brano più (diciamo) leggibile nel suo svolgersi.

Quindi, per quel che mi riguarda, le bonus tracks sono ampiamente promosse anche se non vanno reputate come assolutamente indispensabili.
E allora:
– a tutti coloro che non hanno mai ascoltato questo lavoro dalle mille sfumature e dal fascino a metà strada tra il minimalismo più dolce e il rock più psichedelico consiglio vivamente l’acquisto di questa edizione
– a tutti gli altri può bastare risentirsi ciò che già hanno (che non è poco).

In ogni caso: un masterpiece.

One thought on “BRIAN ENO & ROBERT FRIPP “No pussyfooting”, 2007, Panegyric

  1. […] Brian Eno (di lui ho parlato spessissimo, ad esempio qua e qua, ma anche qua e qua) che con “The Ship” realizza un’opera ambient per molti […]

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