MEG “Distante”, 2008, Multiformis

Capita abbastanza spesso che, dopo avervi parlato di un determinato disco di un certo artista, io ascolti un altro suo album e lo trovi sostanzialmente analogo al precedente. Ugualmente bello.
Non reputo però utile scrivere un ulteriore articolo per la semplice ragione che dovrei sostanzialmente ripetere i medesimi concetti. Ciò non toglie però che anche questi altri dischi meriterebbero un post e che, anche se non ne parlo, il mio giudizio in merito sia largamente positivo.

E’ il caso, ad esempio, del secondo album solista di Meg, “Psychodelice“, che conferma ampiamente le belle parole spese da me per il suo omonimo esordio.

In questo secondo lavoro spicca la collaborazione, riconoscibilissima, con Stefano Stylophonic Fontana le cui macchine arrotondano alcuni degli spigoli dell’elettronica tipica della cantante e musicista partenopea.
Un esempio è questo ottimo brano impreziosito da un bel video che, come piace a me, ormai lo sapete, ben sviluppa una idea semplice, ma efficace.

Lo dedico ai miei lettori e alle mie lettrici che amano il rosa.

LAVERNA (seconda parte)

Seconda cinquina di album/EP prodotti dalla netlabel electro-friendly Laverna (la prima parte la trovate qua).

cecchinatoPartiamo con “Pulsar evenings“, lavoro di media durata (46 minuti) di Manuel Cecchinato Posadas. Cinque lunghi deliziosi brani che vanno dalle atmosfere quartomondiste di “Pulsar evening 1” (con la tromba di Daniele Goldoni a ricamare, con l’aiuto del pianoforte, sopra una base elettronica dal beat insistito), al Milesi in progressione di “Pulsar evening 2” (basato su una minimale frase di pianoforte intorno alla quale l’elettronica disturba e innerva, con gran classe), fino al minimalismo vagamente alla Palestine di “Pulsar evening 4” (pianoforte rapido e ossessivo che si intreccia benissimo con una elettronica glitch e una ritmica frammentata) in quello che è forse il pezzo più originale del lotto.
Un lavoro interessante e prezioso

stellapolanskyGhost window” di Stella Polansky (5 tracce per una mezzoretta di musica) è un lavoro con forti reminiscenze ambient ma molto aggrappato al nuovo millennio. L’iniziale “Freste klep” si apre con una nebbia e una malinconia molto basinskiana alla quale però si aggiunge una chitarra acustica a portare un po’ di sole. Seguono gli altri brani che si muovono su coordinate analoghe con particolare attenzione per il lungo “Floating boat” caratterizzato da un delicato vento elettronico che sembra esplorare gli spazi intorno a noi (e a lui) dai quali emergono radi suoni concreti (ma nessuna parvenza di vita, salvo la solita chitarra nel finale) e la conclusiva “In winter’s bones” dall’elettronica glaciale e le atmosfere (uniche a presentare anche delle voci umane) degne del miglior Biosphere (e a casa mia questo è un gran complimento).

bingsatellitesHigh fidelity” di Bing Satellites (3 tracce per poco meno di mezzora) si muove su coordinate a metà tra l’ambient-quartomondista e i corrieri cosmici. Si apre con “High fidelity“, un brano che distilla il meglio dei Tangerine dream periodo post-Phaedra con morbide percussioni a dare ritmo a suoni elettronici vagamente space caratterizzati da una interessante ascesa verso l’armonia. Senza una reale interruzione il brano sfocia in “Caterpillar dance” che pare essere una versione più rallentata e atmosferica del brano precedente. Chiude il lavoro “Space between your ears“, il più ambient del lotto, dove spariscono le percussioni tribaloidi e si entra in una dimensione vagamente mistica, piena di good vibrations ed echi di certe cerimonie tibetane. Globalmente un lavoro di sostanza che magari non stupisce con effetti speciali, ma si lascia ascoltare con grande soddisfazione.

haloXVIThe dreaming E.P.” di Halo XVI (anche in questo caso il lavoro si estende per la solita mezzora, per 5 tracce di varia lunghezza) è ambient purissima, solo venata da qualche oscurità, dotata di interessanti sviluppi all’interno dei suoi brani (una sorta di immobilità in divenire tutt’altro che scontata). Lo si avverte nelle note di pianoforte nell’iniziale “A different afternoon“, ben inzuppate in suoni elettronici, nelle tastiere soffuse e nei vocalizzi della deliziosa “Lost evenings” (con echi dei Cluster più morbidi), nella lunga “Night moves” dagli echi west-coastiani (nel senso della scuola ambient cresciuta in California negli anni ’80 intorno alla figura di Steve Roach).

roomsdelayedChiudiamo questo secondo post dedicato alla Laverna con “Flickering traces“, lavoro accreditato a Rooms delayed (progetto che fa capo a Vincenzo Nazzaro), che si sviluppa attraverso 5 tracce che compongono (la solita) mezzora di ambient classicissima realizzata a partire da una chitarra elettrica sapientemente trattata. Toni lentissimi a volte profondi, “Somewhere near“, a volte meno, “Every day, early morning“, a volte meravigliosamente oscuri, “Centerlight shade“, a volte piuttosto languidi, “Flowing across“. Inevitabilmente il pensiero va a certe (splendide) cose di Fripp & Eno.

Al solito il consiglio, oltre a dargli e darmi fiducia, è di assaggiarli utilizzando i link che trovate qui sotto.

Manuel Cecchinato Posadas
Stella Polansky
Bing Satellites
Halo XVI
Rooms delayed

Alla prossima 🙂

PLAID “Itsu”, 2003, Warp

La musica dei Plaid si è spesso integrata con video di buona o ottima fattura, in un caso addirittura un loro album, “Greedy baby“, uscì con allegato un dvd contenente un videoclip per ognuno dei brani presenti nel cd.

Ovvio che la mancanza dei testi aumenti la possibilità di costruire su queste musiche quello che si vuole, ed è quindi relativamente facile avere una buona idea e (ben) realizzarla abbinandola a questi suoni elettronici, ma molto caldi.

Tra i loro video più riusciti c’è questo “Itsu” (un brano minore del gruppo, proveniente da una specie di maxi-singolo di complicata reperibilità).

Lo dedico ai miei amici vegetariani.

STEPHAN MATHIEU, “Radioland”, 2009, Die Schachtel

Per parlare di questo disco partiamo dalle (scarnissime) note di copertina. Dice l’autore, riguardo la genesi e la realizzazione di questo lavoro: “Radioland is exclusively based on realtime processed shortwave radio signals, received, transformed and recorded on various locations“.
E in effetti dice più o meno tutto quello che c’è da dire.

333Ce lo immaginiamo di notte, in campagne poco frequentate, magari non lontano da un caminetto, ricevere questi segnali sulle onde corte e processarli secondo il suo gusto musicale e la sua sensibilità. Ed il risultato è una musica molto intrigante, lenta e mutevole come nelle più classiche realizzazioni ambient, con però una tendenza al microdisturbo, allo sfrigolare, che rende i suoni un pizzico meno digeribili del solito, e, seppure ci avvolgono in spirali ipnotiche, ridestano continuamente la nostra attenzione.

Il disco si apre con i dieci minuti di “Raphael” e ci accoglie con questi suoni che potrebbero davvero provenire da qualche paradiso popolato da arcangeli, suoni elettronici ma molto vivi, mai freddi, casomai potremmo definirli alteri, evocanti certa lenta levitazione di immaginarie macchine futuribili che spesso incontriamo nei film di fantascienza.
Seguono altri due arcangeli: “Gabriel” (immobile, sembra guardarsi attorno, con la musica che lentamente si diffonde tutto intorno a noi, come litri di olio versati in uno spazio tridimensionale) e “Michael” (anch’esso immobile, ma più oscuro, con un sottofondo molto particolare di suoni lontani ed energia elettrica che frigge ostinatamente).

Tre brani da gustare con attenzione, passione e soddisfazione.

A questi brani più lunghi seguono altri brani un pochino più brevi tra i quali spiccano la serena passeggiata sotto le (radio)stelle di “Promenade” (pulsare und quasare), il sussurrare nascosto di “Licht und finsternis zum auge” con le sue frequenze che si inseguono sopra la nostra testa come insetti attirati dalla luce di una lampada aumentando continuamente di numero, e la conclusiva (?), e bellissima, “Prolog in himmel” che parte più violenta degli altri pezzi, ma poi disvela presenze vocali paradisiache (ma sempre in uno strano limbo tra l’essere e il non essere), fantasmi di voci colte chissà come che elargiscono sonorità davvero celesti (sempre sopra un sottofondo eternamente sfrigolante e senza pace).
Tra le cose migliori ascoltate in questi ambiti negli ultimi anni (e mi fa piacere che sia stato pubblicato dalla nostrana Die Schachtel).

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Elektronenklange aus dem Radioland. 😉

p.s. Esiste anche una versione dal vivo intitolata “Radioland (Panorámica)” ugualmente interessante ma, a mio parere, meno riuscita rispetto a questa edizione.

LAVERNA (prima parte)

Come ho già avuto modo di scrivere non sono un esperto di net-label e non mi sforzo più di tanto di esplorare il web alla ricerca di realtà discografiche che mettono a disposizione di tutti il frutto delle loro fatiche. Ma nel mio girovagare in rete una di queste etichette su tutte mi ha veramente impressionato per l’ottima qualità media dei suoi lavori, la Laverna.

Specializzata in musica elettronica e muovendosi attraverso universi che vanno da quella più ritmata (ma con giudizio) a quella più immobile, questa net-label ha portato alla luce numerosissimi lavori meritevoli di attenzione (incorniciati in un sito molto pratico da navigare, elegante da vedere ed assai efficiente nel fornire i suoi servizi).
Quella che segue è una prima tranche di lavori assolutamente meritevoli di attenzione. Vi ricordo che l’avevamo già incontrata su queste pagine quando vi avevo parlato dei Sentimental machine.

Lav38Rilassamento binaurale” di Massimo Liverani, un signor lavoro, un’ora di ambient terapeutica, come da titolo, di altissima qualità e dal ricco apparato iconografico, cosa che lo rende, tra l’altro, decisamente superiore a tanti file venduti legalmente e ai quali non si accompagna mai nulla, né immagini, né crediti, né introduzioni/note all’opera, le major nel loro pressapochismo non pensano che chi compra uno o più mp3 abbisogni anche di altro ad accompagnare il puro e semplice file audio… ma sono bravissimi a chiederci soldi per un prodotto zoppo…

Lav46Insanity” di Giorgio Ricci è un altro lavoro molto interessante. Battuta bassa, atmosfere dark-ambient (vagamente esoteriche) per una mezzoretta nella quale distorsioni, frequenze e suoni campionati danno vita a fascinosi brani strumentali con la quarta traccia (“TXC 18.5“) che sconfina coraggiosamente in territori alvanotiani.

Lav49Domestic tapes vol.II” di Leastupperbound (che poi è un pezzo dei Sentimental machine, vedi sopra) contiene oltre quaranta minuti di ambient quasi isolazionista, piena di vuoti e dove accade pochissimo, e quel poco che accade di norma porta con sé un mood a metà tra l’angoscia e la depressione. Nessuna luce, ma solo qualche nota di pianoforte o qualche distorsione di chitarra, unitamente a qualche spolverata glitch, per ammobiliare questi spazi elettronici molto affascinanti nella loro introversione.

Lav47Weigthless” di Fabio Anile, lavoro piano-centrico dove le sparse note prodotte dai tasti bianchi e neri si incontrano con un armamentario glitch a frammentarle e disturbarle sopra tappeti elettronici statici. Musica che gira intorno a sé stessa, senza l’ambizione di fare ma cercando di trasformarsi in pura essenza.

Lav45Impossible feelings of silent giants” di William Capizzi, un lavoro superbo. Sei tracce per 36 minuti di musica dove tastiere ed elettronica si uniscono per realizzare una musica da colonna sonora di film immaginari a volte piu tesi (il sound autorevole di “Patience’s tear (water tower)” che si appoggia su una elettronica balbettante), a volte più inquietanti (l’immobile elettronica krauta, vagamente Cluster, di “The weariness of the filtered words (cellular repeaters)” e di “From father to son (power lines)“, quest’ultima con la presenza di corde, forse di pianoforte, ad addolcirla leggermente), a volte più classicamente ambient (“The cold sun goes down in the square” o la pulsazione infinita di “Smell my hair from your sky (chimney tired)“). Tutto il disco si muove su coordinate post-ambient con una sensibilità per il suono fuori dal comune. Da sottolineare anche in questo caso l’ottima qualità e la cura del libretto (virtuale) del disco, con foto e testi dell’autore a corredare la musica (tra l’altro ottimamente registrata).

Torneremo a parlare di questa etichetta e delle sue produzioni, intanto eccovi i link alle pagine dove potete ascoltare/scaricare/approfondire i dischi di cui sopra (e quindi anche verificare se scrivo fesserie).

Massimo Liverani
Giorgio Ricci
Leastupperbound
Fabio Anile
William Capizzi

To be continued…