BOARDS OF CANADA “Geogaddi”, Warp, 2002

Il mondo dei Boards of Canada (al secolo Marcus Eoin e Michael Sandison) è un mondo strano e che, probabilmente, non appartiene a questa terra.
Confuso e amniotico. Colorato e sghembo.
Pieno di inafferabili voci di bambini come di frammenti incomprensibili di voci adulte, di suoni in reverse e di toni delicati (se si potesse abbinare ai timbri sonori una tipologia di colore direi che quelli dei Boards of Canada sono suoni pastello).
Sembra di essere nei sogni di un infante, o magari nella testa di un ubriaco (ma ubriaco di un’ottima grappa).
Al centro della loro musica c’è quello che, per anni, è stato l’incubo degli audiofili. Il cosiddetto “wow & flutter“, ovvero un fenomeno che caratterizzava i giradischi di qualità medio-bassa, incapaci di mantenere perfettamente costante la velocità del piatto, e che produceva quell’effetto onda, col suono che sembra oscillare, che rovinava l’ascolto dei puristi del suono. Qui il fenomeno è praticato sfacciatamente e diventa una vera e propria firma dei due autori. Le armonie sembrano attorcigliarsi su se stesse, i toni lunghi planano circolarmente in una discesa infinita.

L’effetto, che inizialmente può essere disturbante, si rivela invece vincente perché, come sempre accade a chi lavora su ciò che normalmente viene percepito come errore (e quindi scartato), ci svela orizzonti nuovi e libera l’ascolto da vincoli dettati solo da abitudine e consuetudine.
I ritmi blandi, i campionamenti vintage, la fantasia del duo, tutto favorisce un ascolto piacevole, rilassato e molto evocativo.

Questo disco, per molti quello della maturità, alterna brani più strutturati (e più lunghi) a bozzetti appena accennati con poche pennellate di suoni (molto più corti), ma in entrambi i casi i due riescono a colpire nel segno.

Tra le tracce più riuscite segnalo “Sunshine recorder” (finta fisarmonica svociata + rullata annoiata + gocce di luce sintetica + vocine disturbanti), il delicato cortometraggio in super8 “The smallest weird number“, il quasi trip-hop di due-accordi-due (ma perfetti) di “1969” (per molti versi un esempio paradigmatico di come risulti già classico il suono Boards of Canada), la tranquilla galoppata sul lungomare di “The beach at Redpoint“, gli Air sotto THC di “Dawn chorus“.

Conturbanti.

2 thoughts on “BOARDS OF CANADA “Geogaddi”, Warp, 2002

  1. Beatrice scrive:

    ma dove li trovi?

    ahuahauhau

    :-)))

  2. abulqasim scrive:

    Giusto… allora… anni fa la mia fonte preferita era la radio (alcune radio private romane) che spesso mi proponeva cose interessanti. Adesso che per motivi vari la radio l’ascolto solo in macchina (e io la macchina la uso pochissimo) le mie fonti sono la rivista “Blow up” e un mio amico di nome Alessio. In ogni caso io sono uno che ascolta soprattutto cose di superficie, niente di esageratamente esoterico o “strano”, mi creda🙂

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