GIOVANNI SOLLIMA “Works”, 2005, Sony music

E’ forse grazie ai buoni auspici di Franco Battiato (tra i molti che Sollima ringrazia nel booklet del disco) che una major come la Sony ha deciso di pubblicare questo autentico gioiello (ma quanto lontano dai tristi standard a cui ci ha abituato la multinazionale giapponese…) del compositore e violoncellista palermitano.

12 tracce di media lunghezza (solitamente intorno ai 5 minuti) in cui si susseguono brani provenienti da diversi progetti di Sollima (evidentemente il titolo del cd non è frutto del caso, anzi, nella sua laconicità veste alla perfezione il disco).
Dati i miei gusti musicali non vi sorprenderete nel sentirmi affermare che quello che più mi affascina di questi brani è il modo in cui Sollima rielabora, cita e utilizza stilemi minimalisti e post-minimalisti in un minestrone nel quale (ben) confluiscono molte altre sue passioni musicali (la musica classica, il pop, la world music…) legando il tutto con le proprie indubbie qualità di esecutore e un istinto di compositore davvero molto intrigante.

Si va da brani in cui Sollima circonda il suo violoncello di altri strumenti acustici (il conturbante e classico quartetto d’archi di “Zobeide“, vicino a certe recenti colonne sonore di Philip Glass ai limiti del minimalismo, gli echi griot di “Terra acqua“, “La spera ottava” gentile e delicata come un Wim Mertens fuggito dalle brume fiamminghe per abbronzarsi al sole del Mediterraneo),
ad altri brani (probabilmente i migliori del disco) in cui è poco più che solo (il capolavoro “Terra aria” e “Trio“, degne del miglior Michael Galasso, il Rinascimento distorto e trascinato ai nostri giorni di “Terra danza“, l’insistita, meravigliosa e infinita spirale romantica di “Hell I“).
Interessante e stuzzicante “Byron – the profecy of Dante” in cui si mischiano gli aromi del recitato, un bellissimo testo letto da Sollima stesso, con un violoncello ostinato a reiterare poche cellule melodiche e una straniante beat-box umana fino all’arrivo di tutto l’ensemble (archi, flauti, pianoforte) a portare in Paradiso l’ascoltatore in un mix davvero originale.

Il CD perde qualche colpo quando si esagera con le contaminazioni pop (la ritmica etno-elettronica di “Terra fuoco“, inutilmente chiassosa, o quella rockeggiante di “Hell VI – Conte Ugolino” che umilia archi e flauti altrimenti molto intriganti nel costruire uno scenario composito e iterativo simile a certi lavori di Tibor Szemzo che mischiano voci recitanti con bozzetti minimalisti e musiche tradizionali),

Non si pensi però ad un disco calligrafico che recupera modi e tecniche altrui in maniera banale (Ludovico Einaudi docet…). Su tutto aleggia la personalità di Sollima, uno sguardo sulla musica a 360 gradi di raro equilibrio unito alla dote fuori dal comune di toccare corde alle quali l’animo umano non può restare indifferente.

Applausi.

http://www.giovannisollima.it/

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2 thoughts on “GIOVANNI SOLLIMA “Works”, 2005, Sony music

  1. anonimo ha detto:

    solo una correzione: la voce recitante in “Byron – the profecy of Dante” è di Roberto Sardina e non di Sollima. Grazie

  2. abulqasim ha detto:

    prego 🙂

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