2+2=5 “Into the future”, 1984, No-names music

Continuiamo con il recupero/riascolto di oscuri album degli anni ’80 che da giovinetto mi avevano conquistato e accompagnato nella scoperta dell’età adulta.

Ad essere sinceri, pur allora non disprezzandolo, non posso dire che questo lavoro fosse ai vertici dei miei ascolti. Venendo da un grande amore per gruppi dalle strutture musicali imponenti, come il Banco del mutuo soccorso o gli Area, faticavo non poco ad entrare in sintonia con questi gruppi semi-autoprodotti, dalle strumentazioni essenziali, con quelle batterie elettroniche di cui notavo soprattutto la scarsa fantasia.
Oggi invece, riascoltando i 2+2=5, mi appaiono molto più chiari i meriti di questo trio (Cha-cha Hagiwara, Nino La Loggia e Giacomo Spazio) purtroppo caduto nel massimo oblìo .
Questo LP si caratterizza per un buon mix tra i toni new-wave più elettronici e sperimentali (al solito si staglia alta l’influenza dei Tuxedomoon) e quelli più tendenzialmente darkettoni. Sonorità fredde, voci inespressive quanto basta, chitarre elettriche sempre sullo sfondo, batteria regolare, basso essenziale, testi (purtroppo in inglese) a descrivere un futuro/presente senza vie d’uscita.
Punto debole, ma per certi versi anche una delle caratteristiche più tipiche del gruppo, voci non proprio intonatissime ma stranamente efficaci nel descrivere orizzonti perduti e angosce in divenire.
Su tutti i brani si staglia “It’s a good day today“, malinconico hit-mancato che a tutt’oggi mi infonde un’enorme tenerezza col suo inglese zoppicante e la lucida cinica triste visione che lo sostiene unita ad una melodia perfetta e ad un arrangiamento essenziale e ineccepibile con la chitarra leggermente distorta a contrappuntare il gran lavoro delle tastiere. Fa la sua buona figura anche “Meeting Mc. L.“, dal ritmo piuttosto svelto per un gruppo che si muoveva tendenzialmente su tempi medi, se non proprio lenti, e con il finale aperto ad un minimo di improvvisazione tra tastiere semi-kraftwerkiane e chitarre (quasi) aggressive, e spicca pure l’introduttiva “Without words“, breve strumentale con annessa frase in reverse, a dare subito e con precisione le coordinate dell’intero lavoro.

Molto curata la confezione in perfetto stile fai-da-te (ma con grazia) con copertina minimale in bianco e nero unita ad un bel fascicolone interno ciclostilato con testi (ah… le macchine da scrivere di una volta…) e immagini a corredare il disco.


Nella loro scarna discografia oltre a questo disco troviamo altri 2 EP, “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” (che non ho mai sentito, se qualcuno avesse gli mp3 mi farebbe un regalo che sarebbe mooooolto apprezzato) e “Amazing stories” a chiudere, nel 1988, l’esperienza tentando la carta di un approccio un po’ più danzereccio, ma senza significativi risultati (in termini di vendite).

Gli anni ’80 italiani sono stati costellati da tanti gruppi più che dignitosi che non sono riusciti ad emergere veramente nonostante le loro buone doti ed un circuito di distribuzione che, con tutti i suoi limiti, permetteva una accettabile circolazione di questi materiali.

Ed è stato spesso un peccato.

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4 thoughts on “2+2=5 “Into the future”, 1984, No-names music

  1. anonimo ha detto:

    Sono d’accordo. Gli anni 80 italiano potevano riservare sorprese davvero grandi.
    Ne segnalo una, poco tempo fà è stato venduto su e-bay un EP di un gruppo italiano i COLD PHOENIX AAalla modica cifra di 270 dollari……..oh ‘so 200 euro!!! In rete si parla un sacco di ‘sto gruppo. E’ un disco dell’85, ho sentito un paio di pezzi, è un po’ “Tangerindriano” n po’ “bauhasiano” è uno stile tutto loro. Roba buona comunque, vista l’età………..

  2. abulqasim ha detto:

    grazie per la segnalazione :-)seguo giornalmente quel blog dal quale ogni tanto recupero miei vecchi LP/singoli mai convertiti in digitale e che mi va di riascoltare,ovviamente non ho perso l'occasione di ascoltare il disco in questionegrazie ancoraS.

  3. […] Vi ricordate “Into the future“, l’LP dei 2+2=5 di cui vi parlai qualche mese fa ? (cliccate qui per rileggervi il post) […]

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