MIKE OLDFIELD “Incantations – deluxe edition”, 1978, Mercury

Di tutti i lavori di Oldfield che ho ascoltato questo è quello che amo di più e che mi appare come il più maturo e compiuto tra le sue produzione giovanili. Come i suoi lavori precedenti è strutturato per lunghe suite (una per ogni facciata del disco) all’interno delle quali si alternano temi e atmosfere anche molto distanti in un mix molto personale che non è definibile come rock progressivo (pur essendo Oldfield sicuramente interno a questo movimento), ma neanche come musica d’avanguardia (anche se Oldfield non è poi così distante da quei lidi), così come poco gli si adattano parole come rock e pop.

Uno stile unico e inimitato dove confluiscono tantissimi amori musicali del nostro.

Amo questo disco perché è quello più contaminato da certo minimalismo reich-ano, quello dove le orchestrazioni e la presenza degli archi mi sembrano più equilibrate e anche perché ci si possono trovare alcuni temi riuscitissimi.

In origine il disco era un doppio LP con, al solito per Oldfield, 4 brani in cui si divedeva l’opera.

Della prima parte trovo bellissimo l’inizio per voci all’unisono e gli archi minimali ed i flauti che vi si contrappongono, riuscitissime molte delle sezioni che la compongono nelle quali Oldfield suona moltissimi degli strumenti, particolarmente quella (anche conosciuta come “Diana“) che parte a metà del brano con un coro di voci bianche a cantare arcani fonemi su una melodia di quelle che acchiappano all’istante, ma che viene gestita e sviluppata con grandissima intelligenza da Oldfield, appoggiata a funzionali percussioni.

La seconda parte si apre con un più tradizionale tema oldfield-ano per tastiere che poi cede al passo ad ostinati archi che introducono a loro volta la riconoscibilissima chitarra di Oldfield e poi il flauto, per quello che sembra un lungo alap, nel quale torna anche, rallentato, il bel tema della prima parte, a preparare il terreno per il tema principale della seconda parte (conosciuto anche come “Hiawatha“), che ne caratterizza la sezione conclusiva. Aperto da belle percussioni africaneggianti doppiate da ipnotici e minimali vibrafoni sui quali parte una voce femminile a cantare, in inglese, un tema circolare semplicemente delizioso su un tappeto di tastiere angeliche.

Momenti di assoluta meraviglia.

La terza parte inizia freneticamente con una rapida melodia vagamente medioevaleggiante affidata alla chitarra elettrica, melodia che presto cede il posto al cuore del pezzo, un altro tema tipicamente oldfield-ano che, nel ripetersi di una ritmica di percussioni e vibrafoni, vede ancora protagonista la chitarra elettrica che si inerpica liberamente su e giù per il tema con grazia e fantasia, ma è questa, forse, la parte più debole delle quattro.

La quarta è conclusiva sezione inizia con un delicato arpeggio di chitarra con le tastiere da un lato che ne fissano lo sfondo e lo decorano con ghirigori improvvisi e dall’altro il pianoforte che si aggiunge come solista, il tutto presto lascia spazio ancora ai vibrafoni che aumentano il ritmo e definiscono la base sulle quali la chitarra elettrica e loro stessi hanno la possibilità di liberare la propria creatività. A metà parte forse la sezione più rockettara di tutto il CD con le chitarre distorte lanciate in assoli spettacolari in un crescendo esaltante fino a quando, improvvisamente, parte, quieta, la sezione conclusiva con le marimbas che riprendono il tema che già concludeva la seconda parte, ma questa volta il fascino è affidato principalmente alle percussioni e alle tastiere, con le chitarre elettriche e le voci ad aggiungersi sul finale in quella che si rivela una tranquilla apoteosi.

Questa edizione deluxe presenta un secondo cd audio contenente tutta una serie di materiali prodotti nello stesso periodo del disco da Oldfield, ma non pubblicati sui suoi LP o qui presenti in versione remixata nel 2011 dallo stesso Oldfield, oltre ad un dvd contenente le riprese di una intensa esecuzione live di “Incantations” unitamente ad alcuni videoclip d’epoca di un paio di singoli di Oldfield (presenti tra le bonus tracks) e alle versioni in audio 5+1 di alcuni dei brani del secondo cd-audio.

Insomma, un gran disco, una ottima e ricca edizione (con una nuova immagine di copertina finalmente libera dalla presenza del bel Mike 😉 ), a dimostrazione che artisti che (forse) non hanno più molto da dire fanno (e farebbero) benissimo a dedicarsi al recupero e alla valorizzazione del loro passato migliore in una operazione filologico-archeologica che fa bene alla loro musica e a noi ascoltatori.

Musica inafferrabile.

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2 thoughts on “MIKE OLDFIELD “Incantations – deluxe edition”, 1978, Mercury

  1. Francesco ha detto:

    Gran bella recensione, è sempre un piacere leggerti, complimenti 😀

    • AbulQasim ha detto:

      grazie per le belle parole,
      in realtà credo di esserti debitore per l’affermazione secondo la quale chi non ha più molto da dire è meglio che si dedichi a valorizzare il proprio passato
      credo sia un concetto che tu tirasti fuori in Locanda e che subito condivisi 😉

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