MICHAEL NYMAN “Michael Nyman”, 1981, Piano records

L’agire del mercato discografico è alquanto misterioso e ben lontano da qualunque pretesa di razionalità.

Quando esce questo disco Michael Nyman è poco più di uno sconosciuto, aveva già pubblicato un disco all’interno della collana “Obscure” curata da Brian Eno (“Decay music“, 1976, disco non particolarmente rappresentativo di ciò che presto sarebbe diventata la musica del nostro) senza assurgere a troppa fama e, tenendo conto della scarsa notorietà dell’etichetta che gli pubblicò questo suo secondo lavoro, non fu sorprendente il fatto che questo LP fu visto pochissimo sugli scaffali dei negozi di dischi e che presto se ne perderà qualunque traccia.

E fu un peccato perché questo è un disco bellissimo, il primo nel quale Nyman mostra veramente il suo stile e nel quale da un saggio delle sue capacità di compositore abilissimo nell’unire l’insegnamento minimalista con la storia della musica classica, una certa irruenza rock (che presto perderà) ed un gusto per la battuta ostinata che diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica.

Tutto ciò che di buono il pubblico più attento troverà nei suoi dischi seguenti (tutti legati a film di Peter Greenaway e che, proprio grazie al successo del regista inglese, avranno una grande visibilità e un discreto riscontro commerciale) è qui già presente in una veste del tutto soddisfacente e matura.

Logica avrebbe voluto che negli anni seguenti questo LP, sulla spinta della crescente popolarità di Nyman, culminata con la colonna sonora del film “Lezioni di piano“, fosse stato ristampato, se non altro come bieca operazione commerciale alla ricerca di soldi facili. E invece per oltre 30 lunghissimi anni si perdono del tutto le tracce di questi brani rendendo questo disco una specie di araba fenice introvabile.

Io non so perché sia successo questo, so solo che solamente nel 2011 la MN records (etichetta personale di Nyman) ha ristampato (per la prima volta in digitale) questo gioiellino permettendone, finalmente, la fruizione a tutti gli amanti del compositore inglese. E ascoltandolo ora rimane ancora più misteriosa la ragione che ce lo ha tenuto lontano tutti questi anni.

Il disco parte con l’energia intensissima di “Bird anthem“, perfetta sintesi di ciò che sarà negli anni a venire il suono della Michael Nyman band (ritmiche ossessive, frasi melodiche eccellenti, sviluppo sorprendente dei temi, nessuna paura di utilizzare un suono popular), per poi proseguire con un altro manifesto del nyman-pensiero, quella “In re Don Giovanni” che, a partire da una frase mozartiana (il catalogo del “Don Giovanni“, appunto) con un gioco di rifrazioni e ripetizioni trasforma la classicità estrema in minimalismo ispiratissimo (questo brano tornerà spesso, in nuove esecuzioni e parzialmente riscritto, in molte successive produzioni di Nyman, forse proprio per la capacità di raccontare sinteticamente la visione musicale del suo autore).

E’ una partenza bruciante, degna di una gara di Formula 1 (entrambi i 2 brani non superano la durata di 3 minuti e viaggiano a ritmi speditissimi), che viene poi seguita dai tempi lenti di “Initial treat” (piccole frasi melodiche che si accavallano l’una sull’altra in una dolce confusione che non degenera mai in caos ma della quale, invece, si avverte il disegno generale) e “Secondary treat” (più spedita e più vicina ai due brani iniziali, seppure con maggiore delicatezza).

Questi due brani ricordano (ma con un gusto della dissonanza molto superiore) le cose che in quello stesso periodo incideva Wim Mertens, e non credo sia un caso che in quegli anni anche Nyman abbia orbitato intorno a quella Les Disques du Crépuscule che tanta influenza ha avuto in Europa nel disegnare una via all’iteratività musicale tipica del vecchio continente e nello spingere l’acceleratore sulle commistioni tra musicisti di estrazione colta e quelli di provenienza dall’universo pop realizzando decine di dischi a metà strada tra gli universi più impensati.

Suona (alle mie orecchie) anomalo “Waltz” (intro del tutto improvvisata dove una schiera di fiati, tra gli altri Evan Parker e Peter Brotzmann, cinguettano a lungo prima di lasciare il passo ad un valzerino da fine del mondo abbastanza superfluo) anche confrontato alla memorabile “Bird list song” (nuovamente ritmiche implacabili, affidate soprattutto al pianoforte, con la voce di Lucy Skeaping che canta con tono altissimo alcuni nomi di uccelli e il resto della band a suonare pochissime note, ma molto insistite e la chitarra a rockeggiare in contrappunto) proveniente dalla colonna sonora scritta da Nyman per “The falls“, strano finto-documentario di Peter Greenaway (in quegli anni i 2, non ancora famosi, hanno realizzato insieme dei cortometraggi bellissimi che vi consiglio di recuperare).

Il disco si conclude con i 20 minuti abbondanti di “M-Work“, il pezzo più ambizioso dell’LP, che si apre con una serie di accordi solennemente suonati mentre piano piano entrano tutti gli strumenti, per poi improvvisamente, cedere il passo ad una serie di note rapidissime ripetute circolarmente dai flauti (anche qui suoni che ricordano i Soft Verdict). Le due sezioni continuano a ripetersi alternandosi, gli archi sostituiscono i flauti, entra il basso ad appoggiare gli altri strumenti e pian piano il brano prende forma arricchendosi di sonorità, voci angeliche e linee melodiche, definendosi e deliziandoci sempre meglio in quello che è forse il primo brano maturo del Nyman che ci delizierà negli anni seguenti con una serie impressionante di bei dischi (in uno dei quali, “Man with a movie camera“, Nyman recupererà uno dei temi presenti in questo lungo pezzo).

Bella la riedizione fatta dalla MN records, molto curata nella grafica e nelle note, peccato che non abbiano colto l’occasione per aggiungervi tutti quei brani che, in quello stesso periodo, Nyman disseminò su singoletti e compilation varie (tutti brani dalla complicatissima reperibilità e che non avrebbero sfigurato dentro questo CD).

Diamo comunque il bentornato tra noi ad un disco così bello e vitale (e per niente invecchiato nonostante i 30 anni trascorsi).

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